primo piano giuseppe conte

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus abbiamo visto un duro braccio di ferro tra governo e Regioni sulle misure da adottare e sui rischi da correre. Questa crisi ha messo a dura prova il Titolo V della Costituzione, una legge imperfetta che ha visto dispiegarsi tutte le sue criticità.

Lo scontro nella fase 2 delle riaperture sembra aver visto trionfare i governatori regionali, che hanno spinto per un “liberi tutti” contro cui si era schierato il premier Conte. E mentre si pensa a una riforma di revisione dei rapporti costituzionali tra Stato e Regioni passata l’emergenza COVID, i governatori regionali scaricano gli oneri sul governo volendo tenersi stretti gli onori.

Riaperture, su cosa litigano governo e Regioni

Un conflitto allucinante in una situazione disperata. La tensione tra governo e Regioni non è una novità: dall’inizio della pandemia di coronavirus i governatori hanno giocato la carta dell’autonomia contro la volontà di misure omogenee su tutto il territorio nazionale dell’esecutivo Conte.

Da inizio maggio abbiamo assistito a un’escalation dei toni, con tanto di ordinanze territoriali impugnate dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia. E mentre la curva dei contagi scende, le pretese di riaperture senza vincoli aumentano.

L’ultimo atto si è giocato tra venerdì notte e questa mattina, portando il tiro alla fune su un nuovo piano politico.

La questione del Dpcm e le linee guida mancanti

Più riaperture e più autonomia sono state le richieste delle Regioni per questa fase 2 e in particolare dal 18 maggio. Venerdì sarebbe stato raggiunto l’accordo tra tutte le Regioni su un protocollo comune, che dava ampio margine di manovra agli enti locali. Il decreto legge che regola il periodo dal 18 maggio al 31 luglio, però, mancava di quello che i governatori si aspettavano.

Soprattutto per quanto riguarda chi dovesse avere la responsabilità dei protocolli di sicurezza, con le Regioni che hanno temuto un depotenziamento delle loro prerogative.

L’accordo è stato raggiunto nella notte di sabato, con un incontro andato avanti fino alle 3 del mattino, ma con discussioni che sarebbero continuate fino all’alba. Si attende ora il nuovo Dpcm, nonostante le resistenze di alcuni ministri. Il presidente Conte, lasciando mano libera alle Regioni, potrebbe avergli servito un boccone avvelenato, scaricando di fatto le responsabilità di un eventuale ritorno dei contagi di coronavirus su di loro.

Una prospettiva su cui il governo si riserva di intervenire, predisponendo chiusure in caso di rialzo della curva epidemiologica.

⭕️ RESPONSABILITÀ, AUTONOMIA E RISPETTO DELLA SICUREZZA SANITARIA È l’imperativo di questa nuova fase: responsabilità…

Pubblicato da Francesco Boccia su Sabato 16 maggio 2020

Le parole di Conte sulla riforma dei rapporti Stato-Regioni

Il premier Conte ha messo in chiaro durante la conferenza stampa alcune cose in merito alle Regioni, parole che avrebbero innescato la miccia dello scontro. Gli enti locali “dovranno assumersi le loro responsabilità“, ha dichiarato il premier, e impegnarsi per far “rispettare tutte le misure di sicurezza“.

Dobbiamo intenderci con i presidenti delle Regioni: qui non c’è nessuno scarico di responsabilità, qui non si gioca con l’emergenza“, ha continuato Conte.

Il premier ha poi lanciato l’affondo: “Quello dello Stato-Regioni è un grande tema. Sicuramente quando usciremo dall’emergenza dovremo fare una riflessione, perché è chiaro che un assetto ordinamentale come questo denuncia delle farraginosità. Immaginate se non ci fosse una leale collaborazione, se non ci fosse stata la disponibilità di andare oltre le polemiche. È chiaro che è un assetto che deve registrare qualche correzione“.

I governatori sul piede di guerra

L’accordo nella notte è stato raggiunto grazie alla mediazione del presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna.

Al lavoro in cabina di regia istituzionale con #Governo #Regioni #Anci #Upi.

Pubblicato da Stefano Bonaccini su Sabato 16 maggio 2020

I vari presidenti hanno però lanciato una campagna contro l’esecutivo Conte per i ritardi e l’implicita minaccia di scavalcarne il ruolo, a cominciare da Giovanni Toti, governatore della Liguria: “Bisogna rivedere i poteri tra Stato e Regioni? Certo, caro Presidente Conte, bisogna dare molti più poteri alle Regioni! Primo, perché se fosse per questo Governo lunedì non apriremmo quasi nulla, sono state le Regioni a ottenere il via libera per la nostra economia“, ha scritto su Facebook.

Se lunedì avremo regole applicabili è solo grazie alle Regioni. Se oggi il Covid è sotto controllo e quotidianamente monitorato lo si deve allo sforzo della sanità delle Regioni, non certo a un Governo ondivago che si è accorto più tardi dei territori che si doveva chiudere…“, continua Toti, “E più tardi che si deve riaprire.

Aggiungo, un Governo non votato da nessuno, mentre nelle Regioni i cittadini hanno votato i propri governatori“.

Bisogna rivedere i poteri tra Stato e Regioni? Certo, caro Presidente Conte, bisogna dare molti più poteri alle Regioni!…

Pubblicato da Giovanni Toti su Sabato 16 maggio 2020

Critiche sulle riaperture del 18 maggio

Le accuse sono state rilanciate da altri governatori, come il lombardo Attilio Fontana: “Stiamo aspettando che arrivi il decreto del Presidente del Consiglio senza il quale non mi è consentito pubblicare l’ordinanza valida per la nostra regione.

Per ora è arrivata una bozza senza gli allegati, dove dovrebbero essere contenute le linee guida per la sicurezza, settore per settore, elaborate dalla Conferenza delle Regioni. Proprio quelle che tutti attendono per sapere come ripartire lunedì, tra poco più di un giorno…“.

Stiamo aspettando che arrivi il decreto del Presidente del Consiglio senza il quale non mi è consentito pubblicare l'…

Pubblicato da Attilio Fontana su Sabato 16 maggio 2020

Non sono solo i governatori di centrodestra a puntare i piedi contro il governo, anche Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, è critico: “Provo imbarazzo e chiedo scusa a molte persone, imprenditori, lavoratori, rappresentanti di categoria e amministratori, per non avere ancora potuto comunicare l’ordinanza per le riaperture in Toscana. È da stamani che siamo pronti, ma io non posso firmare nulla senza il dpcm del governo che ci ha convocato per le 19,45 di stasera.

I ritardi stanno determinando una situazione di incertezza e rischiano di creare problemi nella organizzazione della vita quotidiana di tanti cittadini“. Una battaglia che si gioca sulla salute dei cittadini, sempre più confusi sui rischi di contagio del coronavirus e sulle regole da seguire per le riaperture.

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