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Mentre l’Italia prova faticosamente a tornare alla normalità dopo l’emergenza Coronavirus, convivendo con il virus, si cerca di capirne di più sull’origine e la sua diffusione. Partito dalla Cina, il virus Sars-Cov-2 sarebbe stato presente in Europa ben prima dei primi casi italiani, del lockdown e dei mesi della grande paura. Uno studio ha infatti trovato tracce già a dicembre 2019.

Ricerche simili in Francia e Spagna

Il contenimento e la prevenzione del Coronavirus in Italia passano anche dalla piena consapevolezza di come sia arrivato nel nostro paese. La narrativa della pandemia ci ha consegnato il paziente 1 di Codogno, un possibile contagio da un manager di rientro dalla Cina (poi escluso) e in definitiva un inizio di emergenza coerente con i tempi che abbiamo vissuto in prima persona.

L’emergenza Coronavirus in Italia è esplosa a partire dal 20 febbraio 2020, ma la realtà sarebbe diversa.

L’ISS ha infatti in corso di pubblicazione uno studio che mostrerebbe una realtà e una tempistica ben diversa. Simili analisi le hanno fatte anche in Francia e in Spagna, dove sono emersi medesimi risultati: il Coronavirus in Europa è arrivato molto prima di quanto si pensi.

Tracce nell’acqua di scarico di fine 2019

Come comunicato dall’ISS, sono state analizzate le acque di scarico a Milano, Torino e Bologna. I campioni sono stati raccolti in precedenza e i test avrebbero evidenziato che il Sars-Cov-2 era in Italia già a dicembre 2019. Gli esperti lo hanno individuato grazie all’RNA specifico del virus, individuato nei campioni.

Tale test è stato effettuato proprio per cercare di definire meglio quando (e in caso come) il virus sia arrivato fino a noi, partendo dalla Cina.

Ha preso in esame 40 campioni di acqua reflua raccolti da ottobre 2019 a febbraio 2020“, ha comunicato Giuseppina La Rosa, del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute del Dipartimento di Ambiente e Salute. Non in tutti, tuttavia, era presente il virus.

Nessuna traccia nei mesi precedenti

Il tracciamento del virus ha permesso infatti di determinare con più precisione la circolazione del virus in Italia. Come riportato, nelle città prese in esame sono state trovate tracce da dicembre 2019 in poi, e niente nei mesi precedenti.

Un dato importante, ma l’ISS specifica che “non implica automaticamente che le catene di trasmissione principali che hanno portato poi allo sviluppo dell’epidemia nel nostro paese si siano originate proprio da questi primi casi, ma, in prospettiva, una rete di sorveglianza sul territorio può rivelarsi preziosa per controllare l’epidemia“.

Tale rete, si legge nel comunicato dell’ISS, è l’obiettivo di tale studio: monitorare le acque di scarico, i reflui, permetterà di perfezionare i sistemi di tracciamento e garantire “sorveglianza sull’intero territorio nazionale nei periodi potenzialmente più critici del prossimo autunno“.

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