Franca Valeri verso i 100 anni ricorda l'orrore di Mussolini e delle leggi razziali

Il prossimo 31 luglio Franca Valeri spegnerà 100 candeline. La grande artista rappresenta un pezzo vivente di Storia d’Italia. E quella Storia, attraverso tanto l’arte quanto la guerra, la racconta come chi solo l’ha vissuta tutta sulla propria pelle può fare. Così il giornalista Aldo Cazzullo è andato a trovarla e intervistarla per il Corriere della Sera. Insieme, ripercorrono una vita intera, lastricata di grandi successi teatrali e cinematografici, ma anche di ferite sociali e familiari, come le leggi razziali che fecero piangere suo padre. Per questo, afferma Franca Valeri ricordando quel dolore, quando vide Mussolini in Piazzale Loreto “non provai pena per lui”.

Da ebrea aveva sofferto troppo, e certe ferite bruciano per sempre.

Le origini dell’attrice Franca Valeri

La lunga intervista fra il giornalista del Corriere e l’attrice prende avvio proprio dalla fortunata carriera di Franca Valeri. Insieme, imboccano il viale dei ricordi, dove ci si imbatte nelle icone più grandi del cinema e del teatro italiano. Da Sophia Loren, al fianco della quale nel 1955 recitò ne Il sogno di Venere, ad Alberto Sordi, nei panni di suo marito ne Il vedovo (1959).

E poi Vittorio De Sica, considerato “l’amico più caro, Totò, Giorgio Strehler, Maria Callas, e Federico Fellini, che rideva tantissimo per il suo personaggio della coreografa ungherese. Con sincero affetto e stima, ricorda divertita tanti aneddoti su questi giganti della nostra Storia artistica, che per lei erano anche amici e colleghi. Come quella volta che non riconobbe Lucio Dalla, a Bologna, e chiese chi fosse “quel tizio in pigiama”.

Ricordi dolorosi del ventennio fascista

100 anni di vita, però, non sono composti solo da memorie felici.

A maggior ragione se durante l’adolescenza vivi sotto dittatura, il tuo Paese entra in guerra e la tua famiglia subisce l’orrore delle leggi razziali. Mentre parla, appesa al collo ha una stella di David. Le sta accanto tutto il tempo la figlia adottiva e cantante lirica Stefania Bonfadelli. Anche perché dopo una caduta di 3 anni fa, Franca Valeri è finita sulla sedia a rotelle. La mente è tuttavia lucida e ricorda tutto. Come “il momento più brutto della mia vita. Quando mio padre, ebreo, lesse sul giornale la notizia delle leggi razziali e pianse”.

Il padre dovette fuggire in Svizzera, assieme al figlio Giulio, mentre lei rimase in Italia con la madre, della quale prese il cognome, Pernetta. Ma i nazisti arrivarono comunque, e portarono via amici e sconosciuti con cui aveva condiviso un rifugio a Milano.

“Nessuna pietà per Mussolini”

Poi la guerra finì. Aveva solo 25 anni quando vide il cadavere di Benito Mussolini in Piazzale Loreto, sfregiato e legato a testa in giù. “Non provai nessuna pietà per lui. Ora è comodo giudicare a distanza. Bisogna averle vissute le cose. Avevamo sofferto troppo”, dichiara. Da quel momento iniziò, in ritardo, la sua giovinezza, Poco tempo dopo suo padre e suo fratello Giulio ritornarono dalla Svizzera.

Si trasferì a Roma per diventare un’attrice, anche contro il parere paterno, per questo cambiò ancora cognome. Divenne così Franca Valeri, come il poeta francese. Negli anni corona il suo sogno, diventa pure scrittrice, sceneggiatrice, regista, perfino icona gay. Stringe amicizie, si sposa e raggiunge il successo, combattendo così l’incubo dal quale l’Italia era uscita martoriata. Oggi, sulla soglia dei 100 anni, con un sorriso e una lacrima, guarda ancora avanti, all’ultimo grande passo della vita: “Voglio vedere cosa c’è dall’altra parte”.