donna con mascherina aspetta il tram

L’Oms non esclude la trasmissione aerea del Coronavirus: è quanto emerge dallo scientific brief che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha pubblicato il 9 luglio scorso. Pochi giorni prima, una lettera a firma di 239 esperti di malattie infettive – anticipata dal New York Times e pubblicata il 6 luglio scorso sulla rivista Clinical Infectious Diseases (della Oxford University Press) – richiamava a una rimodulazione delle linee guida centrando l’attenzione proprio sulle presunte evidenze della diffusione per aerosol.

Trasmissione aerea del Coronavirus: cosa dice l’Oms

L’Oms apre all’ipotesi che il Coronavirus si possa trasmettere per via aerea, sebbene siano auspicati nuovi studi sulla questione.

Come riporta Ansa, l’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe rilevato quanto segue: “Una trasmissione via aerosol, in particolare in luoghi chiusi affollati e inadeguatamente ventilati dove molte persone passano molto tempo con altre, non può essere esclusa“.

Sul New York Times, il 4 luglio scorso, le parole di Benedetta Allegranzi, responsabile per il controllo delle infezioni dell’Oms: “Soprattutto negli ultimi due mesi, abbiamo affermato diverse volte che consideriamo la trasmissione aerea possibile, ma certamente non supportata da prove solide o addirittura chiare.

C’è un forte dibattito su questo“.

Nel più recente aggiornamento delle linee guida, datato 29 giugno 2020, l’Oms aveva dichiarato che questa modalità di trasmissione è possibile solo dopo trattamenti medici che producono un aerosol di goccioline e particelle.

La lettera di 239 scienziati: “Rivedere linee guida

Il 6 luglio scorso, con una lettera aperta rivolta all’Oms e pubblicata sulla rivista Clinical Infectious Diseases, 239 scienziati di 32 Paesi hanno esposto prove secondo cui il Sars-CoV-2 potrebbe essere trasmesso anche per via aerea.

Gli esperti hanno chiesto all’Organizzazione mondiale della sanità di rivedere le linee guida sulle modalità di trasmissione e protezione individuale.

Nei mesi scorsi, l’Oms ha sempre parlato di trasmissione via droplet, le goccioline emesse con tosse e starnuti. Queste, veicolo di particelle piuttosto grandi che cadono a terra in pochi secondi per il loro peso, sono alla base della necessità di indossare mascherine e prestare attenzione al distanziamento interpersonale.

Ma le evidenze che muoverebbero i 239 firmatari della missiva supporterebbero l’ipotesi che apre a uno scenario di maggiori rischi: la trasmissione non avverrebbe solo via droplet ma anche con particelle più piccole attraverso la respirazione, particelle che resterebbero così sospese per un periodo di tempo maggiore nell’aria.

Per Oms, che oggi non esclude questa possibilità, occorre però investigare a fondo tramite nuovi studi per comprenderne le concrete implicazioni. Quindi, sarebbe ancora una pista tutta da calibrare e vagliare sotto la lente della scienza: “Sono necessari ulteriori studi per determinare se è possibile rilevare Sars-CoV-2 vitale nei campioni di aria senza procedure che producono aerosol e quale ruolo potrebbero svolgere gli aerosol nella trasmissione“.

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