La sua morte in diretta Facebook come protesta per il negato diritto di morire dignitosamente, dopo il rifiuto di Macron a concedere l’eutanasia

Alain Cocq, 57 anni, morirà in diretta Facebook, come forma di protesta. O almeno quella è l’intenzione. Il governo francese gli ha negato l’eutanasia, così il 57enne ha deciso di lanciare un messaggio forte e chiaro per difendere il diritto negato ad una morte dignitosa. Ma oltre al veto del presidente della Repubblica Macron, anche il social network sta facendo di tutto per impedirglielo. La lotta per il fine vita in Francia, di cui è stato simbolo Vincent Lambert, prosegue.

La decisione dopo il no di Macron

57 anni e una rarissima malattia degenerativa incurabile con cui convive da 34 anni: il triste destino che ha colpito Alain Cocq ha riempito in queste ore i giornali internazionali, per la coraggiosa scelta del francese.

È costretto a letto, e soffre di dolori incredibili che son peggiorati col tempo. Così ha annunciato la sua intenzione di trasmettere in diretta Facebook, davanti a oltre 22mila followers, i suoi ultimi momenti di vita.

Il gesto vuole essere un atto simbolico e di forte protesta, dopo che gli è stata negata la possibilità di morire dignitosamente.

Cocq ha infatti scritto una lettera al presidente Emmanuel Macron, chiedendo di autorizzare un medico a prescrivere al paziente un barbiturico che lo avrebbe sedato profondamente, permettendogli di morire nel sonno. Ma Alain Cocq si è visto sbattere la porta in faccia dal governo francese. Tuttavia, ha deciso di non gettare la spugna.

Facebook ha bloccato la diretta di Alain

La legge francese sul fine vita, approvata nel 2005 e modificata nel 2016, nota come legge Claeys-Leonetti, non consente la sedazione profonda se non poche ore prima di una morte certa.

Per mostrare ai francesi l’agonia obbligata dalla legge Leonetti”, Alain Cocq ha iniziato venerdì 4 settembre una diretta Facebook, davanti a migliaia di persone, dopo aver smesso di idratarsi e alimentarsi. Facebook ha però bloccato il video la mattina seguente. La questione sta interessando anche le condizioni d’utilizzo del social network. Per il quotidiano francese Le Figaro la situazione è molto delicata. Le regole di Facebook sarebbero concepite per proteggere i propri utenti ed evitare possibili incitamenti al suicidio. Ma il caso di Alain Cocq rappresenta evidentemente una vicenda più complessa.

Cocq invita tutti alla protesta: “Libertà diritto imprescindibile”

Cocq ha commentato invitando tutti ad alimentare la sua protesta. “Fate sapere a Facebook cosa pensate dei suoi metodi discriminatori, iniqui, che intralciano la libertà d’espressione, diritto imprescindibile di ogni cittadino francese ed europeo. Appellatevi ai deputati, ai senatori, ai governi e alla presidenza della Repubblica affinché questa violazione cessi immediatamente”. Cocq aveva implorato il capo di Stato di intervenire, ma la risposta dall’Eliseo è stata implacabile: “Non posso mettermi al di sopra della legge, perciò non posso accogliere la vostra richiesta”, ha scritto Macron.

L’influenza della religione in uno Stato laico

Philippe Lohéac, delegato generale dell’Associazione per il diritto a morire in dignità (ADMD), ha duramente accusato l’inerzia dei dirigenti politici francesi.

Inoltre, ha sottolineato le responsabilità della religione in questo colpevole ritardo legislativo, che lascia “come unica scappatoia a chi è in fin di vita la possibilità di morire di fame e sete. Eppure, siamo una repubblica laica”, ha ricordato Lohéac a France24.

Parole, gesti, vicende che riflettono un tema dibattuto da tempo anche in Italia, dopo grazie al coraggio e alla sofferenza di persone come Piergiorgio Welby, Eluana e Beppino Englaro, Dj Fabo e Marco Cappato.