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Si ricompone gradualmente, pezzo dopo pezzo, il puzzle del duplice omicidio di Lecce: gli inquirenti avrebbero trovato un altro biglietto a casa di Antonio De Marco, il 21enne arrestato con l’accusa di aver ucciso Daniele De Santis ed Eleonora Manta, i fidanzati massacrati nell’appartamento in cui avevano appena avviato una convivenza.

Omicidio Lecce: in un biglietto la durata del massacro

Antonio De Marco, studente di Scienze infermieristiche di 21 anni, è l’uomo a cui gli inquirenti davano la caccia dopo il duplice delitto dell’arbitro Daniele De Santis, 33 anni, e della fidanzata 30enne Eleonora Manta.

Reo confesso, avrebbe detto di aver agito spinto dalla rabbia che avrebbe covato davanti alla felice esistenza della coppia. Il vero movente del massacro di Lecce, però, non sarebbe ancora stato messo a fuoco nel corso delle indagini, che procedono alla ricostruzione del dramma tra interrogatori e perquisizioni.

L’ultima, secondo quanto riportato dall’Ansa, nell’abitazione che il 21enne condivideva con altri due studenti avrebbe portato alla luce un altro biglietto in cui De Marco avrebbe annotato il cronoprogramma del delitto. Un piano, nero su bianco, in cui il ragazzo avrebbe predisposto la durata del massacro, compresi i tempi necessari per raggiungere la scena del crimine – la casa delle vittime – e per restarvi fino a conclusione del disegno di morte.

Stando alle informazioni trapelate su questo nuovo ritrovamento, che andrebbe a irrobustire il quadro di elementi a carico del 21enne, il progetto di sangue doveva durare 90 minuti. Un’ora e mezza in cui l’assassino avrebbe contato di aggredire e torturare i fidanzati, prima di ucciderli e ripulire i luoghi da tracce compromettenti.

Antonio De Marco, reo confesso per il delitto di Daniele ed Eleonora

Mentre l’attività investigativa procede con l’architettura di necessari sopralluoghi e interrogatori, la confessione dello studente 21enne avrebbe aggiunto riflessi inquietanti a un caso ancora da chiarire nel suo complesso.

Dal carcere dove è rinchiuso da alcuni giorni, il 21enne avrebbe dichiarato di aver fatto “una cavolata. “So di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia“, avrebbe detto agli inquirenti impegnati nel tortuoso percorso alla ricerca della verità.

Ancora Ansa riporta che il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, Paolo Dembech, avrebbe escluso un movente strettamente passionale.

Volevo ucciderli, farli a pezzi e bollirli, erano felici“: con questo agghiacciante resoconto, secondo il Nuovo Quotidiano di Puglia, il 21enne avrebbe sintetizzato il suo piano davanti ai magistrati della Procura di Lecce.

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