angela chianello in primo piano

Da 0 a 180mila, e no, non è il ritornello del nuovo singolo di Baby K. Questo è il numero di seguaci virtuali che vanta ad oggi Angela Chianello meglio conosciuta come “la Signora di Mondello” o, ancor più semplicemente, come la declamatrice di quello che è diventato inavvertitamente un tormentone destinato a rimanere intrappolato, senza merito né diritto, tra le pagine di uno dei capitoli più bui per l’Italia dell’ultimo secolo, l’epidemia di Coronavirus. Suo il non-merito di quel “Non ce n’è Coviddi” pronunciato ai microfoni di Barbara d’Urso e sua ora la triste e inconsapevole ascesa verso l’appannaggio di una fama illusoria.

Ma Angela Chianello altro non è che una delle vittime della spettacolarizzazione corrente che non conosce confini né morale, l’agnello sacrificale di una televisione-circo che caccia le proprie prede tra l’ignoranza e la superficialità.

Angela Chianello, la “Signora di Mondello”

In un momento storico e politico in cui ogni cittadino italiano e del mondo ha dovuto fare i conti con la riscoperta della propria responsabilità civile in nome della tutela della salute propria e altrui, Angela Chianello ha scalato la vetta del successo, si può dire, per demerito: vittima di sé stessa e di chi, sulla sua pelle, ha voluto guadagnarci.

Casualità e inconsapevolezza dietro a quella parvente ascesa di Angela, abbaglio mediatico di una reale e profondissima catabasi nell’inferno della spettacolarizzazione. Lo ricorderemo tutti quel servizio sull’epidemia di Coronavirus mandato in onda a Pomeriggio Cinque, l’anno zero della “Signora di Mondello”: una perfetta sconosciuta data in pasto, senza alcuna istruzione, a milioni di telespettatori. Inconsapevole lei, di quel “dire televisivo” incancellabile una volta mandato in onda; perfettamente consapevoli invece tutti gli altri che proprio quel guizzo d’ignoranza, tra condanna e apparente misericordia, avrebbe potuto contare qualcosa in più in termini di share.

Coviddi non ce n’è, furbizia sì

Quando dalla sua bocca uscì quel “Non ce n’è Coviddi, Angela Chianello non era stata informata su ciò che avrebbe vissuto il giorno dopo, su quali effetti collaterali quella frase avrebbe potuto generare e né, soprattutto, sullo tsunami che le si sarebbe riversato contro una volta partito il REC.

Ma chi ha mandato in onda il servizio, che ben conosce le dinamiche della televisione, probabilmente sì e ha deciso, nonostante tutto, di farlo lo stesso.

E così è stato, il copione che regge lo show di un televisione così trash da diventare kitsch, si è ripetuto: mentre quel “Non ce n’è Coviddi” diventava via via sempre più un tormentone, ripreso dai giornali e dagli spettatori con il volto di Angela ben in vista ormai a tutti gli effetti, e in pochissimi secondi, personaggio televisivo; dall’altra parte si rincorrevano gli insulti e le minacce, le ingiurie e le prese in giro da parte di chi grazie all’inconsapevole Angela, si è sentito migliore di lei per un istante.

Perché la “Signora di Mondello”, senza averlo deciso, ci ha fatto il favore di farci sentire tutti più intelligenti, più colti e lo ha fatto gratuitamente, pagando lei stessa il prezzo.

Stop making stupid people famous

Stop making stupid people famous: uno slogan ma anche un appello che arriva da Riccardo Pirrone, conosciuto ai più come il social media manager dell’agenzia funebre Taffo Funeral Services. Chiacchierando al telefono con Riccardo gli abbiamo chiesto di spiegarci il meccanismo che si cela dietro ad un fenomeno come quello di Angela e il valore che hanno avuto i social nella sua rapida e ossimorica consacrazione denigrante.

Un ruolo potenzialmente dannoso, ci spiega, e che espone la Chianello ad enormi rischi, li stessi che Pirrone paventa nella petizione che ha deciso di lanciare contro qualsiasi brand decida di affacciarsi alla finestra della Signora di Mondello.

L’apologia di Angela Chianello

Attenzione a non tradurre in maniera letterale perché il senso da cogliere, dietro quello stupid, ha sfumature puramente americane. Dietro la petizione lanciata sul web da Pirrone, Adesioni alla Shitstorm per il primo brand che sponsorizzerà la signora di Mondello, si agita non la sua condanna ma la sua riabilitazione, l’apologia di Angela ora sempre più a rischio di quello che potrebbe essere un vero e proprio sfruttamento della sua immagine.

Quella di Riccardo, che di logiche e strategie web è esperto conoscitore, è una vera e propria difesa della Chianello, travolta suo malgrado da una notorietà che non la valorizza e che sui suoi limiti si rafforza. “Tutto ciò, che sembra popolarità, secondo me non è altro che sfruttamento – spiega Pirrone – Impersonificazione con un oggetto. Lei viene usata a tutti gli effetti prima dalla tv e poi dai social e poi, in ultimo, usata come bersaglio da tutti quelli che la seguono perché la maggior parte delle persone che lo fanno sono persone che la prendono in giro, che la seguono per sentirsi un po’ più intelligenti di lei“.

angela chianello instagram
Il profilo Instagram di Angela Chianello, preso di mira in poche ore dai follower. Fonte: Instagram

Sfruttamento e ridicolizzazione: le logiche di una televisione-circo

Dietro quel “Non ce n’è Coviddi“, diventato ormai un triste e generalizzato mantra negazionista di un’emergenza sanitaria che non è finita, usato per stemperare l’ansia del contagio in un momento in cui si era in dovere morale e civile di avere paura, si cela un fenomeno molto più svilente di quello che si può credere.

Niente di diverso, come spiega Pirrone, da ciò che accadeva e che è sempre accaduto nei tendoni del circo con donne cannone, zoppi, nani: la sterile derisione tramutata in intrattenimento, la ridicolizzazione del fenotipo, esattamente come sta accadendo sotto i silenti occhi di tutti con Angela Chianello “che è considerata l’ignoranza fatta a persona, molto modesta e che non ha altre o tante qualità se non quella di dire ‘Buongiorno da Mondello‘”.

La petizione di Riccardo Pirrone

Se vogliamo vederla da un altro punto di vista – spiega Pirrone – La petizione, per quanto esagerata possa sembrare, è un modo per tutelare la signora da quelli che ad oggi sembrano portarla al successo e che in realtà la stanno solamente sfruttando e prendendo in giro, partendo da Barbara d’Urso“.

Osservando con occhio critico le varie trasmissione in cui la signora Chianello è intervenuta, da Pomeriggio Cinque a Live – Non è la d’Urso: “Si vede lontano un miglio che la d’Urso la usa, la prende in giro in tacito accordo con lei. Hanno dichiarato proprio in tv che dietro le ospitate della signora non c’è un compenso e forse questo la d’Urso glielo ha fatto dichiarare proprio per prendere le distanze ma dal dirlo a farlo, nessuno può sapere… anche se per convincere Angela ad andare in televisione gratis non ci vuole proprio un genio“.

Da qui, il senso ultimo della petizione: opporsi contro chi, sull’ignoranza, ci vuole guadagnare. “Le aziende non dovrebbero supportare questo circo di gente che sono un modello sbagliato per tutto e tutti – scrive Riccardo nella petizione – e che ogni tanto dall’altro della loro popolarità se ne escono qualche frase OMOFOBA – RAZZISTA – VIOLENTA – NEGAZIONISTA – SCEMA. Ad azione corrisponde azione, non ho mai avuto paura di schierarmi quindi brand avvertito mezzo salvato“.

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