violenza donne

25 novembre 2020: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. No, non è andato tutto bene. I fenomeni di violenza di genere e stalking sulle donne nel periodo del primo lockdown per l’emergenza Coronavirus, come già era stato negativamente previsto, sono aumentati, più che raddoppiati. La quarantena e l’isolamento domiciliare che ha forzatamente chiuso in casa milioni di donne e uomini al fianco di un coniuge o un convivente violento hanno contribuito a far lievitare le chiamate, le richieste d’aiuto e purtroppo, sua conseguenza, gli episodi di violenza.

Lo si evince dall’analisi dell’Istat sulla base dei dati raccolti dal 1522, il numero verde di emergenza messo a disposizione dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri disponibile, 24 ore su 24, per tutte le vittime di violenza di genere e stalking.

Un numero la cui esistenza e importanza è stata rimarcata molto nei mesi di lockdown, tra lo scorso marzo e giugno, di fronte ad isolamento sociale e quarantena forzata, silenziatori complici della violenza.

Violenza di genere: raddoppiate le chiamate al 1522

I dati analizzati sono stati raccolti nel corso delle telefonate arrivate nell’arco dei 3 mesi di lockdown, registrati su piattaforme informatiche che permettono, ad oggi, di fare una valutazione oggettiva sull’andamento e l’evoluzione di un fenomeno purtroppo reale, tangibile e concretamente in aumento.

Uno spaccato su una realtà che soffre in silenzio le cui dinamiche, a giudicare dalla lettura dei numeri, sono ricorrenti, chiare.

15.280 chiamate valide, 4.897 sono state richieste d’aiuto delle vittime

I dati, raccolti nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020, rapportati a quelli raccolti nel medesimo periodo nel 2019, mostrano un risultato netto: sono state 20.334 le chiamate totali arrivate nel 2020 a fronte delle 13.289 rilevate, nello stesso arco di tempo, nel 2019.

All’interno di questo numero sono state 15.280 le chiamate e le richieste d’aiuto via chat giudicate “valide”, che dunque sono provenute da interlocutori che chiamano per avere informazioni o chiedere supporto per sé stessi, per altre persone facenti parte della propria rete amicale e/o parentale. Numero pari al 119,6% in più rispetto alle 6.956 registrate, nello stesso periodo, nel 2019. Un numero totale che comprende altre 5.054 chiamate giudicate invece “non valide”, fatte per errore, scherzo o arrivate da molestatori.

Quarantena complice del silenzio

Dall’analisi si nota poi come, nel periodo di lockdown, sia aumentato sensibilmente il numero delle richieste d’aiuto via chat: 2.666 i messaggi arrivati a fronte dei 417 giunti nel 2019. Un’ipotizzabile sintomo dell’impossibilità di chiedere aiuto oralmente, probabilmente perché costante la presenza del violento al proprio fianco durante la quarantena. Delle 15.280 chiamate valide, 6.494 sono state segnalazioni di una comprovata violenza e 4.897 sono state richieste d’aiuto da parte di vittime che l’hanno subita: un numero che così alto non è mai stato registrato, nello stesso periodo, nell’arco degli ultimi 7 anni, molto vicino a quello registrato invece nel 2013 quando i casi furono 3.882.

6.494 comprovate violenze, in 6.254 casi la vittima era una donna

Partendo sempre dall’assordante numero delle chiamate valide, 15.280, 13.338 sono state effettuate da donne, 14.122 delle persone che hanno chiesto aiuto erano italiane e 253 hanno dichiarato di essere affette da una disabilità. Nel pieno del lockdown generalizzato, tra il 23 marzo e il 2 giugno, le chiamate quotidiane al numero d’emergenza non sono mai state inferiori a 100 con picchi di 201 chiamate il 6 aprile e 219 il 14 aprile.

Delle 6.494 chiamate arrivate a segnalazione di una violenza, in 6.254 casi la vittima è stata una donna; in 1.438 casi di età compresa tra i 35 e i 44 anni (il 22%). Il 40% delle segnalazioni sono giunte da persone sposate (2.582 casi), 2.277 da persone celibi/nubili (il 35%) e 581 da persone separate (9%). Il 46% di queste chiamate ha denunciato una violenza fisica (3.004), il 35% una violenza psicologica (2.285). Per il 65% dei casi si trattava di una violenza lunga di anni, solo il 2% ha segnalato un episodio unico.

Il 77% delle violenze segnalate sono state commesse tra le mura domestiche.

Nell’85% dei casi, il violento è un uomo

Dei 6.494 casi di violenza comprovata, in 4.738 casi non è seguita una denuncia a fronte di 695 casi in cui la denuncia c’è stata mentre, per altri 164 casi la denuncia è stata fatta e poi ritirata. Tra i motivi esposti da chi non ha voluto denunciare, in vetta la paura di compromettere la serenità familiare seguita dalla paura per il violento e il timore per non sapere dove andare. In 3.801 casi, la violenza ha riguardato persone con figli e in 1.923 li stessi hanno assistito all’abuso, 354 l’hanno subito.

In 2.263 hanno dichiarato che, a commettere la violenza, è stato il marito/moglie e per l’85% dei casi, l’abusante era di sesso maschile.

ATTENZIONESE SEI VITTIMA DI VIOLENZA: Numero Nazionale Antiviolenza Donna 1522, attivo tutti i giorni, tutto il giorno, accessibile da tutta Italia in modo gratuito, da rete fissa e mobile (disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo).

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