andrea catizone avvocato

L’allarme era stato lanciato dal Telefono Rosa già all’inizio di aprile quando, dopo circa un mese dall’inizio della quarantena per l’emergenza Coronavirus, si era potuto osservare un allarmante calo delle denunce da parte di donne vittime di violenza. Un forte decremento registrato tra i mesi di gennaio e febbraio e che aveva fatto particolarmente allarmare i centri antiviolenza e le associazioni.

Come non è finita l’emergenza, così non è finita la guerra che silenziosamente migliaia di donne continuano a combattere tra le mura domestiche senza la possibilità di allontanarsi o denunciare le violenze subite.

Al numero gratuito e attivo 24h su 24h 1522, si coniuga anche la campagna Mascherina 1522, promossa dall’avvocato Andrea Catizone, avvocato familiarista e minori, intervistata da The Social Post. Uno strumento che, come chiarisce l’avvocato, ha l’obiettivo di allargare le maglie dell’informazione.

Pandemia e violenza domestica: il protocollo d’intesa con le farmacie

Risale allo scorso 2 aprile la firma di Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, sul protocollo d’intesa con la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), Federfarma a Assofarm. Un documento con il quale si è proposta e siglata la massima collaborazione al fine di tutelare donne che, nel pieno della quarantena per il Coronavirus, si sono trovate forzatamente intrappolate in una prigione e non in una casa.

Laddove le mura domestiche hanno saputo proteggere dalla pandemia ma non dalla violenza, si è deciso di attivare il 1522, il numero verde antiviolenza che 24h su 24h permette di chiedere aiuto e ricevere informazioni.

Un protocollo d’intesa fortemente voluto proprio con le farmacie di tutta Italia che, nel pieno del lockdown, risultavano essere uno dei pochissimi luoghi di presidio ed esercizi aperti dove potersi recare in libertà: “In farmacia veniamo a conoscenza di situazioni di forte disagio e grazie al dialogo che instauriamo quotidianamente con empatia e riservatezza possiamo assistere queste donne, fornendo loro tutte le informazioni utili per prendere coscienza della propria condizione e incoraggiarle ad autotutelarsi“, le parole di Marco Cossolo, presidente di Federfarma.

Mascherina 1522, la campagna delle donne di Staffetta Democratica

Restare a casa, lo avevamo già spiegato chiedendolo al Telefono Rosa e all’avvocato Enrica Balletta, non è per tutti una soluzione e #andràtuttobene non è un hashtag in cui tutti le donne possono purtroppo identificarsi.

Quando la casa è una prigione e la convivenza forzata una condanna, ogni donna deve sentirsi nella possibilità di poter denunciare anche quando i margini per farlo diventano stringenti.

In questo contesto si inserisce la campagna nata dall’idea dell’avvocato Andrea Catizone con l’obiettivo di fornire uno strumento, a fine informativo, in più alle donne vittime di violenza: “All’inizio di questa pandemia si è costituito un gruppo spontaneo di donne che si chiama Staffetta Democratica. Questo gruppo di donne è un gruppo di professioniste di vario tipo.

Ci siamo rese conto che con la pandemia la condizione della donna iniziava a subire un deterioramento rispetto a banali parametri di vita normali di una donna, soprattutto sul piano lavorativo“.

Uno strumento in più per le donne vittime di violenza

Sempre l’avvocato Andrea Catizone a The Social Post: “Ci siamo rese conto guardando i dati che il numero delle denunce era pesantemente diminuito nel corso della pandemia e abbiamo iniziato a pensare che questi dati di fondo non corrispondessero ad una reale diminuzione della violenza dentro le case ma anzi, che il lockdown rendeva ancora più difficile per le donne la denuncia di questi reati domestici che si perpetravano dentro le abitazioni“.

Al numero 1522 e al protocollo d’intesa, le donne di Staffetta Democratica con l’avvocato Catizone hanno così di aggiungere la campagna Mascherina1522 che non si tratta però affatto di un “messaggio in codice”. “Abbiamo iniziato a sostenere la campagna di diffusione di conoscenza del numero 1522 e abbiamo sostenuto la necessità di rafforzare la conoscenza di questo numero per dare anche un segnale molto forte nei confronti delle donne – chiarisce Catizone – uno strumento che potesse dimostrare come anche in situazione di pandemia il tema della violenza non fosse stato declassato dall’agenda del governo e delle istituzioni ma che restavano attivi tutti i presidi utilizzabili per la lotta contro la violenza“.

Mascarilla19, 1522 e Mascherina1522

Come si evince dal nome stesso della campagna promossa, la genesi del nome si rintraccia dalla coniugazione di due differenti temi: mascherina, come quelle che si vendono in farmacia ma anche il richiamo a Mascarilla19; e 1522 esattamente come il numero verde antiviolenza. “Le farmacie – spiega l’avvocato – erano l’unico presidio aperto e il 1522 era la campagna di conoscenza del numero verde quindi potevano quindi ben coniugarsi le due cose.

Io e Livia Turco abbiamo promosso questa campagna contattando per primo il presidente dell’Ordine dei Farmacisti il quale si è reso subito disponibile a voler dare un aiuto alle donne, nel senso di dare informazioni“.

Mascherina1522 non è un codice: “È grave per questo io ho fatto la smentita

Di fronte a numerose notizie circolate in rete si è reso necessario l’intervento dell’avvocato Catizone per allontanare notizie mendaci su Mascherina1522 che non è una parola “in codice”. Numerose testate hanno dipinto il nome della campagna come messaggio cifrato che, se pronunciato da una donna vittima di violenza al farmacista, avrebbe permesso loro, attraverso il farmacista, di far partire immediatamente la denuncia ma la realtà non è questa.

Una puntualizzazione doverosa e più che necessaria sul ruolo delle farmacie e dei farmacisti nei confronti delle donne vittime di violenza.

L’avvocato Catizone: “Circolano in rete delle informazioni sbagliate rispetto al ruolo che le farmacie possano assumere. Girano delle notizie che dicono “nome in codice Mascherina 1522”. Non esiste nessun nome in codice, questa è una campagna che ha portato a questo accordo tra le farmacie e il Ministero per le Pari Opportunità per consentire alle farmacie di diventare anche luoghi di informazione per le donne che subiscono violenza, per consigliare loro l’esistenza del numero 1522, che non tutti conoscono, e dotarsi di numeri di centri antiviolenza che ci sono sui territori.

Come si può pensare che un farmacista possa raccogliere una denuncia? Quando una donna va in ospedale e si fa refertare dal medico, il medico non assume lui la denuncia ma esistono le autorità di pubblica sicurezza dentro il Pronto Soccorso che prendono le denunce. Le denunce non possono essere prese dai farmacisti“.

Le denunce non possono essere prese dai farmacisti

È veramente inaccettabile questa cosa che è successa perché una campagna positiva invece di creare un ausilio crea confusione.

Il farmacista è un medico, un medico non può assumere una denuncia. È grave, io sono preoccupata e per questo ho fatto la smentita. Mascherina1522 non significa quello“, in chiusura l’avvocato Catizone intervenuta per fare chiarezza sulla natura della campagna da lei promossa.

Approfondisci

TUTTO SUL CORONAVIRUS

#Iorestoacasa, #Andràtuttobene: quando la violenza è fra le mura domestiche

Coronavirus e violenza domestica: cosa fare se si è vittime in casa propria