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Un giorno molto importante oggi per l’Italia: 4 maggio, la data di una nuova ripartenza a distanza di almeno un metro. Con oggi ha avuto inizio la “Fase 2” della gestione dell’epidemia di Coronavirus, un giro di prova per tutti i cittadini che dopo aver dovuto affrontare sine conditio le restrizioni per l’epidemia, oggi giocano un ruolo chiave nella sfida più difficile: la convivenza. Convivere con il Covid-19, riaccendere i motori delle aziende, tornare ad una mobilità sostenuta significa, al principio della Fase 2, essere cauti 2 volte.

A riguardo, profonda speranza la nutre una Maria Rita Gismondo dell’Ospedale Sacco di Milano, uno dei primi in Italia a confrontarsi con la minaccia del Covid-19.

Un auspicio che viaggia di pari passo alla preoccupazione che le vicissitudini quotidiane possano sopraffare i cittadini facendo così diminuire l’attenzione nei riguardi delle regole che non ci possiamo permettere, ora meno che mai, di continuare ad osservare.

Coronavirus, via alla fase 2 ma il rischio nuovi contagi è alto

Nessun affollamento sugli autobus, mascherine obbligatorie, file di centinaia di metri fuori dagli esercizi: non è più un banco di prova, questa deve essere la nostra nuova quotidianità ora che con il virus dobbiamo imparare a convivere.

La fase 2 della gestione dell’emergenza ha portato in strada 4 milioni circa di lavoratori prima bloccati dal lockdown del governo, decisione quanto mai necessaria per impedire la proliferazione incontrollata del virus. Quattro milioni di persone in più, luoghi di lavoro che tornano lentamente ad essere vissuti ma l’emergenza non è finita, ha solamente mutato il suo volto. Come spiegato dalla dottoressa Gismondo all’AdnKronos, credere di esserci lasciati la pandemia alle spalle non sarebbe altro che un madornale errore di valutazione.

La preoccupazione: mezzi di trasporto nel mirino

Il rischio che con la graduale riapertura delle attività la curva dei contagi possa rialzarsi è quanto mai concreto e abbassare la guardia – in termini di misure di sicurezza – non potrebbe tradursi diversamente dal mettere di nuovo a repentaglio la capacità delle terapie intensive di rispondere al problema sanitario. “Sento che le aziende che stanno ripartendo sono molto attente – ha dichiarato la Gismondo – tutti hanno capito che non attenersi alle misure di sicurezza significa farsi del male“.

Ma c’è un però: “Non credo che la gente possa osservare sui trasporti la misura consigliata di almeno un metro di distanza dagli altri. E’ vero che si è sviluppata più consapevolezza e che la responsabilità personale è maturata però ci sarà anche la paura di non arrivare in tempo al lavoro, il timore di perderlo, e la preoccupazione è che tra dubbi vari le persone finiscano per derogare alle misure di sicurezza e che in troppi si ritrovino l’uno accanto all’altro“, ha proferito la direttrice di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze del Sacco di Milano.

A destare preoccupazione, su tutto, sembrano essere infatti i mezzi pubblici, i trasporti che torneranno nuovamente ad essere “affollati” per tutti coloro che per comprovate esigenze da oggi, 4 maggio, torneranno a spostarsi per la città. “È probabile che ci sia un’inversione di rottaaggiunge di fronte alla paventata ipotesi di un rischio nuovi positivi – Ma intervenendo tempestivamente non ritorneremo al punto zero“.

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