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Un rapporto in crisi quello tra Aurelia Laurenti e Giuseppe Forciniti, talmente in crisi da essere finito nel modo peggiore. Nella notte tra il 25 e il 26 novembre, infatti, lui l’ha uccisa con 8 coltellate alla testa e al collo per poi presentarsi in Questura con le mani ancora sporche di sangue. Una vicenda terribile, un femminicidio, l’ennesimo, che si aggiunge ad una lunga lista che ha segnato il 2020.

Ogni giorno gli inquirenti aggiungono un tassello ad un puzzle intricato, dal racconto del papà di Aurelia, Giuseppe Laurenti, che ha parlato della scoperta di lei dei tradimenti di lui guardando il cellulare, alla mossa del legale di Giuseppe, Ernesto De Toni che si è detto pronto a dimostrare che il coltello in camera non lo aveva portato Giuseppe.

C’è poi la domanda fra le domande, la cui risposta potrebbe aiutare gli inquirenti a sbroglire le dinamiche: Forciniti ha portato i bambini dal cognato prima o dopo l’omicidio? Nella camera della coppia è stata trovata una letterina del figlio maggiore, che chiedeva ai genitori di smettere di litigare.

Alla difficile indagine si aggiungono poi le parole della madre di Giuseppe, Giovanna Ferrante, che hanno fatto scalpore scatenando la bufera.

Le parole della madre di Giuseppe Forciniti

Giovanna Ferrante e Antonio Forciniti, genitori di Giuseppe, sono arrivati in Friuli Venezia-Giulia dopo un lungo viaggio fatto in tutta fretta da Rossano (Calabria). Il loro unico desiderio e principale preoccupazione, come loro stessi hanno raccontato era solo per i nipotini di 8 e 3 anni che ora sono con i nonni materni. Al Gazzettino, la madre di Giuseppe ha parlato di suo figlio e del rapporto con la compagna Aurelia.

È una persona meravigliosa, intelligente” racconta la donna, “Lavorava come odontecnico a Sacil, ma voleva più tempo per dedicarsi alla famiglia e con tanti sacrifici nel 2012 si è laureato” spiegando che il bimbo più grande era già nato. Secondo Giovanna Ferrante, suo figlio faceva i salti mortali per provvedere alla famiglia ma Aurelia non sembrava apprezzare.

Il rapporto tra Aurelia e Giuseppe

Aurelia era pazza di Giuseppe. Lo amava” racconta ancora la donna, aggiungendo però che ultimamente le cose erano cambiate e che lei, che non riusciva mai a stargli lontano, l’aveva allontanato a suo parere perché “Lui la riprendeva perché stava sul telefonino, non accudiva la casa, non si interessava più della famiglia”, la stessa Aurelia descritta da tutti come una donna dedita alla famiglia.

La signora Giovanna continua, raccontando inoltre che “Giuseppe tornava dal lavoro e doveva pulire, cucinare, lavarsi, aiutare il bambino nei compiti (…) doveva fare tutto lui”. Un uomo stanco che non voleva ribellarsi alla situazione per il bene dei bambini, ha detto.

Secondo la madre di Giuseppe, Aurelia Laurenti, uccisa con 8 coltellate da Giuseppe, era diventata una sorta di despota: “Stava dalla mattina alla sera al telefonino.

Era la sua pazzia. (…) Giuseppe dove fare quello che voleva lei”. Dopo la telefonata con il legale di Ernesto De Toni, Giovanna Ferrante ha aggiunto: “Ultimamente mi diceva che era trattato come un cane, ma io non ho dato peso”.

Le parole delle amiche di Aurelia

Se la mamma di Giuseppe descrive il figlio come un uomo buono che si trovava a fronteggiare una situazione domestica difficile, sempre al Gazzettino le vicine e amiche di Aurelia hanno raccontato un’altra verità, che si avvicina molto alle dinamiche che hanno portato a quella drammatica notte.

Soprattutto gli ultimi mesi per la giovane vittima sono stati i più difficili, è vero, aveva scoperto un tradimento, era andata a vivere con i genitori per poi tornare da lui ma, spiegano, la paura di perdere i figli era troppa. “Temeva che alla fine la colpa potesse ricadere su di lei in un eventuale iter di separazione”.

Il rapporto di coppia non era idilliaco come i social facevano credere: “Giuseppe era troppo geloso. La controllava anche costringendola a fare video chiamate per confermare ciò che lei gli diceva. Non le permetteva di avere un profilo suo sui social.

Le diceva che doveva dimagrire, che doveva andare dall’estetista. Piccole cose ma continue”. Sono stati i vicini a raccontare di aver sentito delle grida provenire dalla villetta intorno alle 23.30 di quella sera, l’inizio dell’ennesimo litigio tra tanti che i vicini conoscevano bene.

La lettera del figlio della coppia

Nella camera da letto della coppia, luogo dell’omicidio, gli inquirenti hanno trovato una lettera scritta dal figlio più grande. Poche righe nelle quali il bambino chiedeva al padre di non litigare e pensare alle cose importanti come il lavoro. Pare, gli inquirenti dovrebbero aver avuto conferma con un’audizione privata con il piccolo, che i bambini fossero ancora in casa al momento del delitto e solo dopo Forciniti li ha portati dal cognato.

Dopo la prima udienza con il gip Giorgio Cozzarini e il pm Facchin, Forciniti si trova ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato. L’infermiere si è avvalso della facoltà di non rispondere al momento, come spiegato dal legale perché ancora in stato di shock, ma che intende collaborare in futuro.

Al momento i bambini sono con i nonni materni, ma la nonna paterna si è detta pronta a prendersene cura in toto, in Calabria, fino alle scuole superiori, spiegando anche che suo figlio non voleva che fossero affidati a loro in quanto: “Persone buonissime ma non davano regole”.

Quello di Pordenone è l’ennesimo caso di femminicidio che porta con sé più di una vittima, non solo Aurelia Laurenti ma anche i suoi bambini innocenti che, forse, hanno assistito impotenti alla scena.

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