Paolo Borzacchiello La Parola Magica

Poiché di recente ho dedicato alcuni articoli a esponenti del Governo provenienti da PD e da M5S, mi sono messo a curiosare su Twitter il profilo di Giorgia Meloni (visto che a Matteo Salvini ho già dedicato un pezzo, proprio da queste colonne). Il motivo è semplice: benché io mi consideri un analista del linguaggio senza casacca, qualcuno ha commentato che me la prendo sempre con i soliti, come se questo implicasse mie preferenze e non il fatto che le persone del cui linguaggio mi occupo sono, semplicemente, le persone che hanno in questo momento un maggior peso specifico sulla nostra vita.

Se, ad esempio, il ministero dell’Istruzione fosse retto dalla Meloni e non dalla Azzolina, avrei già dedicato (probabilmente) più articoli alla prima che alla seconda.

Mi preoccupano meno, da cittadino, le “romanate” della Meloni rispetto alle brutture semantiche e sintattiche della Azzolina, visto che purtroppo, dice la scienza, a una scarsa capacità di vocabolario e di espressione spesso corrisponde una altrettanto limitata capacità di elaborare ragionamenti di ampio spessore. Tante parole tanti pensieri, insomma. E viceversa: poche parole, pochi pensieri.

Per questo, da cittadino, imprenditore e genitore, sono più preoccupato per una mancanza di un ministro incaricato di legiferare rispetto che per una mancanza di un ministro che, al di là di qualche strepito, al momento non ha potere decisionale che riguarda la mia vita.

 

Un giro di Twitter

Scorrendo la produzione di tweet da parte di Giorgia Meloni (e del suo brillante e sagace responsabile social media manager, Tommaso Longobardi), si evince uno schema che val la pena di analizzare, sia per comprendere quello che Giorgia Meloni fa quando interagisce con chi la segue o ne legge le gesta su Twitter, sia per trarre insegnamento dalle sue strategie e applicarle, nel caso ci possano servire, alla nostra vita privata e professionale.

Partiamo dai numeri, per dire che la strategia funziona: dal mero punto di vista dell’ingaggio, della diffusione e delle interazioni con il pubblico, il profilo della Meloni va alla grande (in nessun modo sto parlando, sia chiaro, dei contenuti che lei propone: parlo di metriche che sono comunque un indicatore di quanto un messaggio produca risultato dal punto di vista mediatico. Di Maio, per fare un esempio, ingaggia e coinvolge circa la metà) e per questo noi, privi di qualsiasi pregiudizio, possiamo di certo imparare qualcosa.

L’elemento più significativo è la perfetta alternanza fra post di tipo politico e post di tipo “life”, ovvero i post che io definisco “ossitocinici” (sui quali insiste spesso anche Salvini) per la loro natura quasi romantica, volti a distrarre il focus del lettore dalla politica (che, comunque, alla lunga annoia oltre che per i contenuti di cui pochi capiscono anche per il linguaggio burocratese che piace solo – forse – a chi lo usa). Quindi, ad esempio e con riferimento all’ultimo periodo, abbiamo:

29/11/20: 101 anni, ha sconfitto per ben 3 volte il Covid in 9 mesi, che forza della natura nonna Maria!

29/11/20: Ecco la loro risposta alla crisi, il loro regalo di Natale agli italiani: un furto sui conti correnti. Questi nemici dei cittadini vanno fermati il prima possibile.

29/11/20: Solidarietà ai cittadini di Bitti e di tutta la Sardegna colpiti da un’alluvione. Sono profondamente addolorata per le vittime.

29/11/20: Se ci sono le condizioni per poter lavorare in sicurezza perché continuare a massacrare così un intero settore produttivo?

28/11/20: Quelle notizie meravigliose che ci danno gioia e speranza, soprattutto nei momenti più difficili. Un augurio speciale alle piccoline Giorgia e Camilla e alle loro mamme.

28/11/20: L’obiettivo della maggioranza, per coprire una loro drammatica debolezza, è stato sempre e solo dividere il centrodestra per indebolirlo. Hanno fallito anche questa volta.

27/11/20: “Fare nascere Gesù Bambino due ore prima non è un’eresia” (Ministro Boccia). Già che ci siamo perché non festeggiare Capodanno spostando le lancette dell’orologio avanti come in un film di Fantozzi? Governo sempre più imbarazzante!

Cambiare argomento, cambiare ormoni

Come si può notare, c’è una ritmica perfetta fra post belligeranti che parlano delle malefatte del Governo in carica e dei presunti errori e post che parlano di quotidianità (le sorelle che partoriscono) o di argomenti di pura pancia (la messa di Natale di quest’anno).

Questo continuo alternarsi fra tematiche così diverse e senza un criterio in apparenza razionale (che c’entrano, con una figura politica come la sua e in piena pandemia, le due mamme che scodellano due sorelline o nonna Maria che a 101 anni sconfigge il Covid?) serve al cervello di chi legge per cambiare schema, restare vigile e, soprattutto, sperimentare una miscela chimica differente, un continuo rinnovarsi di cockatil chimici diversi che hanno il potere di tenere per l’appunto alta la soglia di attenzione del lettore e di farlo emozionare.

Tenete presente che è facilissimo, scorrendo le bacheche dei social, “incantarsi” e perdersi nella noia: ci sembra di essere svegli e in realtà spesso ci rendiamo conto di aver scorso pagine e pagine senza averle lette davvero, come quando a scuola arrivavamo al termine del capitolo senza esserci resi conto di come ci eravamo arrivati.

Alternare i discorsi è molto utile, cambiare argomento di tanto in tanto serve a produrre una mini scarica di adrenalina, necessaria al mantenimento dell’attenzione alta.

Come si coniuga questo principio nella nostra vita e nel nostro business? Evitate discorsi noiosi, che parlano di una cosa sola: inframmezzate le vostre conversazioni con parentesi divertenti o curiose, raccontate aneddoti e di tanto in tanto spezzate la tensione narrativa con un momento di pausa e respiro. Vale quando si fa un discorso serio a un figlio, vale quando si fa una presentazione di vendita. 

Cambiare anche le metafore

A questa variazione costante di contenuto corrisponde una variazione simmetrica di metafore e linguaggio.

Parlando di azioni del Governo, abbiamo evocazione di frames come “drammatico”, “indebolimento”, “fallimento”, “mettere in ginocchio”, “crisi”, “furto”, “nemici”, “massacrare”. Parlando di altre cose, ecco invece un fiorire di idee come: “occasione speciale”, “forza della natura”, “nonna Maria” (guarda caso “nonna Maria”, il nome di nonna per antonomasia), “solidarietà”, “notizia meravigliosa”, “gioia”.

Nel primo caso, il cervello reagisce con un senso di allerta: cortisolo, ormoni dello stress, preparazione dell’organismo al combattimento o alla fuga.

Nel secondo caso, reagisce con endorfine e ossitocina, ormoni del benessere e della felicità. Saper giocare con queste sostanze chimiche è fondamentale, quando si vuol mettere in campo (mi si passi la metafora berlusconiana, sarà il priming che ho avuto scrivendo della Meloni…) una comunicazione che coinvolga ed emozioni chi legge.

Se ci astraiamo dal personaggio e dalle idee politiche che rappresenta (questa è la parte più difficile, me ne rendo conto), il pattern funziona. (E chi, fra i lettori, non ha molto in simpatia la Meloni, faccia lo sforzo di astrarsi da questo sentimento anti empatico così poco utile per la crescita personale e l’apprendimento di strategie e si immagini che gli stessi post li abbia scritti Renzi o Speranza o chi desidera. Vedrà che l’effetto sarà diverso).

Non funzionano allo stesso modo i discorsi di altri politici. Se ci leggiamo, ad esempio, i tweet di Zingaretti (un nome a caso), l’asse diastratico del linguaggio è spostato verso l’alto (linguaggio meno comprensibile, più tecnico) e l’asse diafasico verso il basso (meno confidenza al lettore, tenore più istituzionale). Inoltre, a parte una parentesi su Maradona e un cenno alla giornata contro la violenza sulle donne, la ripetizione dei contenuti è palese: sicurezza, assembramenti, covid, sicurezza, covid, assembramenti, sicurezza, ospedale. Che se da un lato si può capire, in considerazione del ruolo istituzionale del ministro, d’altro lato va sempre ricordato che la politica è spesso un fatto di pancia, e la pancia si conquista con la narrazione, con le storie.

Nessun commento, sebbene molti di voi me lo abbiano sollecitato, sui tweet di Di Maio: dovrei parlare malissimo anche di quelli, oltre che del suo italiano, e quindi preferisco (per ora) glissare. 

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