Patrick George Zaky

C’è forte preoccupazione per Patrick Zaki, lo studente dell’università di Bologna originario di Mansoura (Egitto), in carcere dallo scorso febbraio. Patrick era appena atterrato in Egitto, dove era tornato per passare alcuni giorni di vacanza con la sua famiglia, quando è stato arrestato. Da pochi mesi si trova nel carcere duro di Tora (destinato ai prigionieri politici), accusato di propaganda sovversiva, pubblicazione di notizie false e incitazione alla protesta, a seguito della sua attività nella ong che lavora a sostegno dei diritti umani EIPR.

Le condizioni di Patrick non migliorano e la preoccupazione resta alta.

Ad alimentare i timori di famigliari, amici e organizzazioni che seguono la sua storia da vicino, sono due lettere scritte dallo stesso Zaki, le prime parole pronunciate dopo la sentenza del scorso 7 dicembre.

Le lettere di Patrick Zaki

Sono due le lettere scritte dallo studente, una datata 22 novembre (scritta a seguito di una visita dei famigliari) e l’altra 12 dicembre, a seguito della nuova sentenza. Entrambe sono state condivise asulla pagina dedicata al supporto della causa: Patrick Libero. La famiglia, si legge nel post pubblicato su Facebook: “Esprime grave preoccupazione in merito alla salute mentale e fisica di Patrick”.

Chiediamo l’immediato rilascio per mancanza di legittime giustificazioni alla sua detenzione e per l’aumentare dell’impatto negativo che il regime carcerario sta avendo su di lui”.

Il post continua con un’analisi delle condizioni del giovane stando a quanto traspare dalle lettere: “È chiaro -si legge sempre sul post- che lo stato mentale di Patrick non è dei migliori, è estremamente deluso e stressato, soffre d’insonnia. In più il suo dolore alla schiena si sta facendo preoccupante.

Chiediamo l’immediato rilascio di Patrick prima che il suo stato mentale e fisico si deteriori ulteriormente”.

La lettera di Patrick del 12 dicembre

La lettera scritta dopo la sentenza che ha condannato Patrick ad altri 45 giorni di carcere inizia con un saluto alla famiglia e la speranza che stiano tutti bene. “Le recenti decisioni son state deludenti come sempre e senza una ragione comprensibile” ha scritto. Lo studente ha poi descritto il peggiorare dei suoi problemi alla schiena: “Ho bisogno di forti antidolorifici ed erbe per aiutarmi a dormire meglio.

Il mio stato mentale non è dei migliori dopo l’ultima sentenza”.

Continuo a pensare all’università e all’anno che ho perso senza capire davvero il perché dietro tutto questo. Voglio mandare tutto il mio affetto ai mie compagni di corso e amici di Bologna. Mi manca la mia casa lì, le strade e l’università. Speravo di passare le vacanze con la mia famiglia ma non succederà, per la seconda volta, a causa della detenzione”.

La lettera del 22 novembre

Anche la lettera di 20 giorni prima segue più o meno la stessa linea, Patrick inizia aguruandusi che tutti stiano bene.

È troppo tempo ormai che sono qui e si fa sempre più dura ogni giorno di più, ma ce la sto mettendo tutta” ha scritto. Anche qui, il secondo pensiero è andato agli studi, pre lui importantissimi: “Ho perso la possibilità di sostenere gli esami del secondo semestre… e onestamente, questa è la cosa che più mi preoccupa. (…) Spero di poter tornare il prima possibile alla mia università, ai miei compagni di corso, a casa mia”.

Le lettere di Patrick Zaki pubblicata dalla pagina Patrick Libero

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