Patrick George Zaki

Continua la prigionia di Patrick Zaki, lo studente di Bologna in carcere dallo scorso febbraio in Egitto, con l’accusa di essere un sovversivo. Poche settimane fa è stato prolungato ancora il suo arresto, come fatto negli ultimi e lunghi mesi. Pochi giorni fa, Zaki ha potuto incontrare sua madre, la quale ha riferito di una situazione psico-fisica ai limiti.

Patrick Zaki in carcere da quasi un anno

Manca poco, poi Patrick Zaki avrà passato un intero anno di detenzione. Una vicenda, la sua, che non cessa di suscitare forti proteste e richieste di intervento da parte di Amnesty International.

Zaki è stato arrestato per propaganda sovversiva, pubblicazione di notizie false e incitazione alle proteste, e nella sua detenzione sarebbe anche stato torturato con l’elettroshock.

Poche settimane fa, subito dopo la notizia di altri 45 giorni nel carcere di Tora, Patrick Zaki ha scritto una lettera: “Ho bisogno di forti antidolorifici ed erbe per aiutarmi a dormire meglio. Il mio stato mentale non è dei migliori dopo l’ultima sentenza“.

La madre di Zaki: “Ci ha spezzato il cuore

Pochi giorni fa, Zaki ha ricevuto la visita della madre proprio nel carcere per prigionieri politici.

Dopo l’incontro, la famiglia ha rilasciato una dichiarazione diffusa poi dalle pagine che sostengono la lotta per la liberazione dello studente e attivista dell’EIPR. “Durante la visita, Patrick non era affatto se stesso – si legge – era diverso rispetto a qualsiasi altra visita e ci ha letteralmente spezzato il cuore“. La madre ha riportato poi le esatte parole del figlio: “Sono fisicamente e mentalmente esausto, non ne posso più di stare qui e mi deprimo ad ogni tappa importante dell’anno accademico mentre sono qui invece che con i miei amici a Bologna“.

Paura per Zaki, depresso in carcere

Tra i passaggi più duri del comunicato, proprio quello sulle condizioni psico-fisiche del giovane. Si legge: “Ci ha sconvolto sapere che è diventato talmente depresso da dire: ‘Raramente esco dalla mia cella durante il giorno, perché non riesco a capire perché sono qui e non voglio affrontare la realtà per cui posso andare a camminare su e giù nel raggio di pochi metri, per poi essere rinchiuso di nuovo in una cella ancora più piccola’”.

La famiglia chiude il messaggio con amarezza: “Il suo futuro è completamente incerto; non sappiamo quando sarà in grado di continuare gli studi, di lavorare e persino di tornare alla sua vita sociale“. Infine, un appello: “Chiediamo a ogni persona responsabile e a chi prende le decisioni di rilasciare immediatamente Patrick. Restituiteci nostro figlio e restituiteci tutte le nostre vite“.

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