giuseppe conte

Passate le Feste, l’anno nuovo e la Befana sembrano portare sul tavolo prima del Governo e poi degli italiani un nuovo Dpcm. Doveroso alla luce della scadenza di quello attualmente in vigore, valido fino al 6 gennaio, ma che potrebbe fugare in toto l’ipotesi di riaperture dopo le Festività che hanno preoccupato e minacciato la critica situazione italiana legata all’emergenza sanitaria per il Coronavirus.

Di fronte a Conte sembrano esserci due sole rette parallele: una proroga delle attuali restrizioni o un nuovo Dpcm, leggermente più blando, che farebbe così venire meno le “zone rosse” in favore di sole “zone arancioni” e “gialle”.

Si fa largo nel mentre la “zona bianca”, una sorta di zona verde che nelle prossime settimane potrebbe essere assegnata alle zone meno colpite dall’emergenza e che comporterebbe la ripresa di numerose attività finora del tutto in standby. La curva in crescita dei contagi registrata in questi giorni però, frena le buone intenzioni sulla ripresa.

La prima ipotesi: festivi “rossi” e feriali “arancioni”

La curva dei contagi non è stabile nel suo decrescere e sono numerosi i presidenti di Regione che attendono i dati prima di porre la propria firma sulla riapertura delle scuole.

Diviene ora difficile inquadrare la situazione emergenziale italiana a Feste ultimate e ancor più importanti diventano le decisioni da prendere sul da farsi dal 7 gennaio in poi. Con lo scadere del precedente Dpcm che ha imposto giorni “rossi”; “arancioni” e “gialli” in concomitanza con i giorni “più critici” dal punto di vista delle Festività appena trascorse, il Governo si riunisce in vista di emanare nuove restrizioni al momento non poco variabili.

Riaperture o zone rosse: cosa accadrà dopo il 7 gennaio

La seconda ipotesi: 7 e 8 “gialli” e festivi “arancioni”, ma niente spostamenti

Sul tavolo del Governo sembrano esserci per ora due sole ipotesi: prorogare l’attuale Dpcm in vigore ben oltre il 6 gennaio, termine di scadenza, fino almeno al 15 gennaio, facendo dunque alternare un’Italia tra giorni “arancioni”, quelli feriali, e giorni “rossi”, sabato e domenica.

La seconda via, meno quotata, potrebbe invece essere meno stringente con le regioni che potrebbero tornare opportunamente “gialle” nei giorni giorni 7 e 8 gennaio, arancioni 9 e 10 e poi cambiare di settimana in settimana alla luce dei dati in arrivo.

Al momento, fonti governative fanno sapere che l’ipotesi più caldeggiata sarebbe la prima, dunque la proroga delle attuali misure. Ancora una grande incognita dunque il futuro dell’Italia e di numerose attività con il settore della ristorazione ancora in bilico mentre, sugli spostamenti, sembrano non esserci dubbi sul fatto che verranno ancora vietati salvo casi di necessità o motivi di lavoro.

Dilemma scuole: Azzolina per il ritorno in classe ma il Veneto chiude fino al 31 gennaio

Ancora in corso invece le decisioni sul da farsi per migliaia di ragazzi che il 7 potranno o non potranno tornare a scuola in presenza.

Dal Governo arrivano le parole della Azzolina che a Il Fatto Quotidiano ha rimarcato le intenzioni volte ad una riapertura in presenza: “Posso confermare la volontà del governo di riaprire. Avremmo voluto farlo a dicembre ma abbiamo rimandato su richiesta delle Regioni. Poi avremmo voluto tornare al 75% e invece abbiamo accolto il suggerimento del 50%“. Parole che però si fermano al confine con il Veneto dove il governatore Zaia ha annunciato una nuova ordinanza, estesa fino al prossimo 31 gennaio, che sancisce la chiusura delle scuole superiori.

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La “zona bianca”: il quarto livello che riapre cinema e palestre

Inizia intanto a circolare la dicitura “zone bianche”, sinora mai contemplate alla luce delle già note “rosse”; “gialle” e “verdi”. Si inserisce dunque nel quadro della gestione dell’emergenza un quarto livello che potrebbe entrare in gioco dal 15 gennaio in poi quando si pensa avrà luogo una nuova ripartizione dell’Italia per zone in relazione all’indice di contagio. Si tratterebbe di un’area di “ripartenza” che potrebbe comportare importanti nuove riaperture con la ripresa di attività ferme ormai da mesi come i bar, i ristoranti ma anche i cinema, i teatri, i musei, le palestre e le piscine.

Una proposta arrivata dal ministro dei Beni Culturali e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini in sostegno di tutte le attività del suo settore, in assoluto le più colpite dalle restrizioni anticontagio.

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