Il premier Conte chiede la fiducia alla Camera

Va in archivio la prima lunga giornata che deciderà il finale di questa crisi di Governo. In giornata, le parole del premier Conte su quanto accaduto nei giorni scorsi con Matteo Renzi, che dopo aver fatto sfilare le sue Ministre dal Governo ha causato un terremoto nella tenuta della maggioranza. Da qui, la necessità per Conte di fare la conta in Aula: oggi alla Camera, domani al Senato. Il voto di oggi è andato come previsto.

Conte alla Camera: “Crisi senza fondamento

Molti gli scenari che si sono aperti nei giorni scorsi: dalle dimissioni, alla formazione di un nuovo Governo con i cosiddetti Responsabili o Costruttori.

Una caccia a uomo per tenere saldo il Conte bis, quasi ter, col premier che in Aula oggi ha ribadito quanto detto nei giorni scorsi: “È una crisi che avviene in una fase cruciale del nostro Paese […] non avviso nessun plausibile fondamento“.

Il premier, senza mai nominarlo, si è scagliato contro la decisione di un Matteo Renzi mattatore della scena politica, che prima ritira le Ministre e si dice pronto a passare all’opposizione, poi sembra aprire di nuovo spiragli per stare in maggioranza. “C’era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase?” gli ha domandato indirettamente Conte.

Lo stesso, poi, ha chiuso la porta: “Non si può cancellare quel che è accadutonon si può pensare di recuperare quel clima di fiducia, condizione imprescindibile per lavorare“.

Leggi di più: Crisi di Governo, il discorso di Giuseppe Conte alla Camera

Giorgia Meloni invoca il voto

Se domani sarà la volta del doppio scontro con i due Matteo, Salvini e Renzi, a risaltare oggi è stato soprattutto la replica di Giorgia Meloni, la deputata leader di Fratelli d’Italia. Che non si è risparmiata nel suo discorso: “Avvocato Conte, stamattina mi sono vergognata per lei, non solo per quell’aiutateci che tradiva la sua disperazione, ma per il mercimonio che ha inscenato in quest’Aula, nel tentativo di dare una profondità a quella supplica“.

Nel suo discorso, la Meloni ha accusato Conte di “far ampiamente rimpiangere” la Prima Repubblica, “perché c’erano sempre gli stessi partiti e cambiavano i presidenti del Consiglio. Adesso si vorrebbe addirittura che ci fosse sempre lo stesso presidente del Consiglio e cambiano continuamente quelli che lo sostengono“. Invoca poi il voto, basando la sua certezza sul fatto che Mattarella non concederà a Conte una maggioranza fatta di numeri incerti e non assoluti, come fu per il centrodestra nel 2018.

Fiducia a Conte, l’esito del voto alla Camera

Dopo il discorso di Conte e il batti e ribatti con l’Aula, si è arrivati al fatidico momento: la conta dei voti per dare fiducia al Governo Conte. La partita alla Camera era già preannunciata facile: qui il premier dovrebbe avere numeri solidi per incassare la fiducia. E così è stato: 321 sì a 259 no, 27 astenuti. Si tratta, quindi, di maggioranza assoluta.

Più complicata e quindi attesa la partita al Senato: il quorum per la maggioranza assoluta è lontano un pugno di voti; secondo quanto riportato da Adnkronos, Conte potrebbe contare sul sostegno di 155-156 Senatori, contro i 161 necessari per la maggioranza assoluta.

Grande attesa quindi per la giornata di domani, che poteva essere quella della discussione del Recovery Plan da 222 miliardi, e invece è diventata cruciale per la tenuta del Governo.

Approfondisci

TUTTO sul premier Conte

Crisi di governo: Renzi “occupa” le tv prima della fiducia tra strategie e fantasie