a sinistra il premier conte e a destra le opposizioni con salvini, meloni, tajani

Dopo il voto al Senato il governo Conte bis mantiene la maggioranza relativa a Palazzo Madama, ma non può bastare per governare il Paese in un momento così critico. Per questo il governo lavora per allargare l’appoggio, nonostante i problemi nella ricerca dei “responsabili” e qualche tensione all’interno dei partiti della coalizione giallo-rossa. L’indebolimento di Conte è certificato dal possibile argomento del Cdm di stasera, in cui si discuterà della rinuncia del premier alla delega dei servizi segreti, un argomento su cui ha molto insistito lo stesso Renzi.

Intanto, i leader del centrodestra, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, salgono al Colle per incontrare Mattarella ed esporre i loro dubbi sulla governabilità, spingendo per nuove elezioni.

Il centrodestra al Colle: “Situazione politica grave”

Ci fidiamo solo degli italiani, meglio investire 2 mesi di tempo dando la parola agli italiani e poi lavorare tranquilli per i prossimi 5 anni. Non si possono rivedere le scene che gli italiani hanno visto al Senato in queste settimane“, ha dichiarato il leader della Lega Matteo Salvini a margine del colloquio con il capo dello Stato. La compagine del centrodestra ha avuto un incontro al Quirinale, manifestando preoccupazione per la tenuta del governo dopo l’uscita dalla maggioranza di Matteo Renzi.

La questione, afferma compatta l’opposizione, è politica: tante le scelte che il governo sarà chiamato a fare per contrastare la pandemia di coronavirus e assicurare la tenuta economica del Paese in un momento di grave crisi. “Il centrodestra ha manifestato al presidente della Repubblica la sua preoccupazione per la gravità della situazione politica“, ha spiegato Giorgia Meloni in un video, “Il voto di martedì ha dimostrato che il governo non ha più una maggioranza compatta.

La nostra convinzione è che il problema non sia semplicemente il governo, ma questo Parlamento che non può risolvere i problemi della nazione“.

Messaggio echeggiato anche da Antonio Tajani: “La maggioranza non ha i numeri per governare e risolvere le grandi questioni che ci troviamo di fronte“.

Le difficoltà di Conte nel trovare una nuova maggioranza

Nel frattempo la ricerca di aiuti da nuovi gruppi al governo procede a rilento. In vista del voto di mercoledì 27 sulla relazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede gli animi si scaldano. I numeri al Senato sono fermi a 156, ma con Italia Viva pronta al no contro la riforma della giustizia targata 5 Stelle, la maggioranza rischia di andare sotto.

Non si può contare sulla presenza costante dei senatori a vita, fondamentali per il voto sulla fiducia al governo, e l’asticella è stata fissata ad almeno 170 senatori da Dario Franceschini. Nuovi sostenitori che per il momento non sono emersi.

Avviso di garanzia a Lorenzo Cesa

Il caso poi è esploso con le dimissioni di Lorenzo Cesa dalla segreteria dell’Udc, una delle formazioni a cui l’esecutivo guardava per raccogliere appoggi. L’ex segretario dell’Unione di Centro è stato raggiunto da un avviso di garanzia per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso.

L’inchiesta della Procura di Catanzaro riguarda un giro di appalti in cambio di voti e soldi, con 48 arresti di persone collegate alla ‘ndrangheta, tra cui diversi politici e imprenditori.

Dopo la perquisizione della sua casa, Cesa ha deciso per il passo indietro: “Mi ritengo totalmente estraneo, chiederò attraverso i miei legali di essere ascoltato quanto prima dalla procura competente. Come sempre ho piena e totale fiducia nell’operato della magistratura. E data la particolare fase in cui vive il nostro Paese rassegno le mie dimissioni da segretario nazionale come effetto immediato“, ha reso noto in un comunicato.

Il Movimento 5 Stelle alza le barricate

Immediate le reazioni dal mondo pentastellato: “Con la stessa forza con cui abbiamo preso decisioni forti in passato, ora mi sento di dire che mai il M5S potrà aprire un dialogo con soggetti condannati o indagati per mafia o reati gravi“, ha scritto Luigi Di Maio su Facebook, “È evidente che questo consolidamento del governo non potrà dunque avvenire a scapito della questione morale, dei valori che abbiamo sempre difeso e che sono fondanti del progetto 5 Stelle“.

Il post del ministro Luigi Di Maio
Il post del ministro Luigi Di Maio

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Tensioni all’interno del PD

Anche l’alleato dem registra qualche preoccupazione, mentre si fa sentire la spinta interna per un nuovo esecutivo senza Conte, che spacca il Partito Democratico. Sono in particolare gli amministratori a spingere verso una strada alternativa all’attuale premier: “Serve un programma di legislatura, anche nuovo e rafforzato, e a mio parere anche una nuova squadra di governo“, ha dichiarato a Mattino5 il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

Un pensiero espresso anche dal sindaco di Firenze Dario Nardella: “Non possiamo fare gli avvocati del premier“, ha dichiarato a La Repubblica, chiedendo a Zingaretti di chiamare “forze sociali e sindaci per costruire l’agenda da portare a Conte“. La priorità dei vertici dem resta però l’allargamento della maggioranza, come specificato da Andrea Orlando, per cui “Conte rimane il punto di riferimento per la coalizione. Senza non c’è la coalizione“.

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