fidanzati uccisi lecce

Tra gli elementi che stanno contribuendo a costruire il quadro psicologico di Antonio De Marco, l’assassino dei due fidanzati di Lecce Eleonora Manta e Daniele De Santis, c’è anche un diario.

Si tratterebbe nello specifico degli scritti che De Marco avrebbe tenuto in carcere e nel quale avrebbe più volte riversato i suoi problemi ed i suoi pensieri più intimi, soprattutto riguardo l’omicidio.

Antonio De Marco appare lucido, nelle righe scritte nel suo diario, mentre descrive ciò che ha fatto: ovvero irrompere nell’appartamento di De Santis e Manta, lottare con il ragazzo e uccidere con più di 70 coltellate i due ragazzi, per poi andarsene via dal palazzo.

Difficile è l’analisi del suo quadro psicologico, persino per gli addetti ai lavori, che stanno ancora esaminando il caso con attenzione e parlano di “caso psicotico complesso”. Se da una parte De Marco appare pentito, dall’altra non nasconde la “soddisfazione” provata nel compiere il massacro: “Questo omicidio poi è la cosa che più mi spezza: una parte di me prova dispiacere (ma solo quello), l’altra è contenta… sì. E’ felice di avere dato 60 coltellate, poi c’è un’altra parte che avrebbe voluto fare una strage, come se fosse stata una partita di Gta (videogioco d’azione a sfondo violento e malavitoso, ndr)”.

Assenza di dispiacere: “Ad una parte di me piace”

C’è dispiacere, dunque, ma anche la consapevolezza che il dispiacere sia poca cosa se paragonato al dolore immenso delle vittime e delle loro famiglie. Addirittura, in alcune pagine De Marco considera se stesso come una persona pericolosa e sembra essere grato della sua condizione di costrizione: “Certe volte sento di essere un vero e proprio mostro e la cosa peggiore è che sento che ad una parte di me piace questa idea (…) se fossi all’esterno il mio impulso di uccidere sarebbe ritornato, sarei scoppiato a piangere, mi sarei arrabbiato, avrei fantasticato su come uccidere qualcuno e poi sarei andato all’ Eurospin a comprare patatine e schifezze varie”.

Nei reperti scritti e successivamente sequestrati, De Marco parla di una “facilità” nell’uccidere, non da un punto di vista pratico quanto da un punto di vista emotivo.

Non si conosce l’intento di De Marco rispetto alla stesura di questo “diario”: si suppone che sperasse che non venisse letto, in quanto avrebbe cestinato lui stesso i fogli scritti, che sono stati trovati durante una perquisizione.

La difesa vuole una perizia psichiatrica

L’avvocato Andrea Starace, legale di De Marco, ha dichiarato a La Presse che a prescindere da ciò che è stato trovato, è intenzione della difesa chiedere una perizia psichiatrica, puntando dunque all’ottenimento di un’attenuante di tipo psichiatrico.

A dicembre i legali avevano già avanzato tale richiesta, che però era stata rigettata.

A chiarire ulteriormente il quadro arriva anche la consulenza dei periti di parte, che hanno sottoposto ad analisi il ragazzo e scrivono -come riportato da Fanpage: “L’esaminando non è in grado di accedervi. Egli è ancora avvolto nel suo mondo psicotico, all’interno del quale continua a mantenere autisticamente distante il contatto con l’ambiente esterno“.

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