spostamenti covid

Fra poco meno di una settimana, il decreto legge che vieta gli spostamenti fra le varie regioni d’Italia scadrà. Il governo si dovrà quindi occupare di trovare nuove soluzioni di rinnovo o modifica rispetto alle attuali norme in vigore. Nel frattempo, però, preoccupa l’individuazione di alcuni focolai di varianti straniere in Centro Italia. Alcune misure potrebbero subire un inasprimento.

Decreto in scadenza: chi si occupa del rinnovo?

Lunedì 15 febbraio il decreto legge che regola gli spostamenti sul territorio italiano scadrà e non è ancora noto chi dovrà occuparsi di proporre nuove misure anti-Covid.

Attualmente infatti il Governo si trova in una situazione di stallo, con il premier uscente Giuseppe Conte da un lato e il neo-incaricato Mario Draghi dall’altro.

La squadra del Governo uscente risulta ancora operativa per gli affari correnti, ma il compito potrebbe ricadere già sull’Esecutivo di Draghi, che dovrebbe giurare nel fine settimana. In questo secondo caso, il nuovo premier assumerebbe appieno l’incarico, giusto in tempo per mettere mano al dl. Le regole sugli spostamenti fra Regioni non cambierebbero quindi prima dell’inizio della prossima settimana.

Come riporta la sezione Faq del sito del Governo “dal 16 febbraio al 5 marzo gli spostamenti tornano ad essere consentiti da e per tutte le regioni ubicate in area gialla”.

Tuttavia, non è da escludere l’introduzione di nuove limitazioni.

Da lunedì 15 febbraio è infine prevista la riapertura degli impianti sciistici.

Riaperture e abolizione del coprifuoco: si guarda a marzo

Sembra esserci maggior tempo per ragionare sul Dpcm che sostituirà quello attualmente in vigore, valido fino al 5 marzo. Entro questa data dovranno essere valutate le attuali norme di chiusura e di limitazione oraria degli spostamenti.

Al vaglio quindi la conferma o l’abolizione del coprifuoco e l’eventuale modifica degli orari di apertura delle attività e dei ristoranti, ma non solo.

Potrebbero giungere anche le tanto attese direttive di riapertura in sicurezza per i titolari di piscine e palestre e i gestori di cinema e teatri.

Nelle zone gialle, i proprietari di bar e ristoranti chiedono da tempo di poter riaprire anche per cena, rispettando l’orario del coprifuoco previsto per le 22. La proposta è mossa dalla speranza di riuscire a risollevarsi dai pesanti crolli di fatturato di questi mesi. Molte le soluzioni pensate per realizzare questo obiettivo: dal divieto di servizio al banco all’obbligo di mascherina dentro i locali, dal distanziamento fra i tavoli al massimo di 4 commensali non conviventi.

Allarme varianti: possibile prolungamento della quarantena

Negli ultimi giorni, le regioni del Centro Italia hanno registrato un numero preoccupante di casi delle varianti estere del Coronavirus. In alcune province di Marche e Abruzzo ben il 50% dei contagi è stata causata dal ceppo inglese, presente anche nel 30% dei casi individuati in Emilia Romagna. In Umbria è invece emerso un focolaio della variante brasiliana esteso a Chiusi.

Il ministero e l’Istituto superiore di sanità hanno intenzione di effettuare un approfondimento sulla situazione e di rivedere le regole sull’isolamento.

Una prima proposta sottoposta al Comitato Tecnico Scientifico potrebbe portare al prolungamento del periodo di quarantena.

Nelle aree in cui circolano le varianti, 21 giorni dopo aver effettuato un tampone con esisto positivo potrebbe non essere più possibile interrompere autonomamente l’isolamento in assenza di sintomi. Per avere certezza della totale guarigione infatti si richiede l’introduzione dell’obbligo di effettuare un test negativo, utile a scongiurare la possibile diffusione del virus.

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