Paolo Borzacchiello La Parola Magica

Una delle frasi più celebri di Jean Jacques Rousseau, il filosofo il cui cognome i pentastellati hanno utilizzato per nominare la loro piattaforma, è: “Le persone che sanno poco solitamente sono dei gran parlatori, mentre gli uomini che sanno molto dicono poco”. Lapalissiano. Chissà che cosa penserebbe, il filosofo, di uomini (e donne) che parlano molto, male e utilizzano il suo cognome come marchio di fabbrica. 

Governo Draghi: ho avuto paura

Dopo il mio ultimo pezzo sulle peripezie linguistiche di Toninelli, Di Maio e dello staff di quest’ultimo e dopo aver evidenziato come le oggettive mancanze dal punto di vista linguistico dei suddetti personaggi (e di loro alcuni compagni d’avventura), confesso di aver tremato.

Ho avuto paura che l’avvento di Draghi e dei suoi congiuntivi potesse spazzar via in un solo colpo le brutture del Toninelli, i congiuntivi perennemente sbagliati del Di Maio e le incomprensibili perifrasi della Azzolina che – lo vogliamo ricordare a perenne monito – ha descritto la sua strategie di rientro a scuola in modo talmente astruso che il Lino Banfi della celeberrima bi-zona sarebbe impallidito. Ho temuto. È vero che Salvini con i suoi amici pelosi è sempre un ottimo spunto di riflessione e che in extremis si può sempre andare a ripescare un Civati d’annata, ma i cinquestelle sono un paniere inesauribile di preziose sorprese che, per chi fa il mestiere, sono la manna dal cielo.

M5S: chiediamo a Rousseau

Nel bailamme politico, ecco che sulla piattaforma compare un quesito. 

«Sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?».

Fate un bel respiro.

Che cosa vuol dire questa domanda? Qui chiamo in causa Kant (è giornata di filosofi, a quanto pare), il quale soleva dire: “Prima di valutare se una risposta è esatta si deve valutare se la domanda è corretta.”

Che tipo di risposta si può ottenere da una domanda del genere?

Analizziamo insieme il bizzarro quesito. Un governo tecnico – politico, di preciso, che cosa significa? 10 tecnici e 1 politico? 10 politici e 1 tecnico? È la stessa cosa, per loro? Probabilmente sì, quindi andiamo al super Ministero e soprattutto portiamo attenzione alla “e” presente nella frase.

Se io scrivo: “sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento”, sto paralizzando la scelta di chi deve rispondere.

O meglio sto ponendo una domanda che potrebbe essere inutile, salvo il caso che il super Ministero esista E che difenda i principi del movimento. Il che vuol dire che se ci fosse un governo che difendesse i principi del movimento ma non avesse il super Ministero, la risposta al quesito perderebbe i suoi effetti.

Quella piccola ma potente “e” dice che devono verificarsi entrambe le condizioni: super ministero + difesa dei principi.

Tecnicamente, avere un governo che semplicemente appoggi le idee del moVimento non andrebbe appoggiato, poiché per l’appunto privo del super Ministero.

Che domanda, cari lettori. I casi sono due: o si tratta di una domanda congegnata per trarre in inganno chi legge (in tal caso, applauso all’autore) o, come direbbe questa volta Occam, autore del celebre rasoio, si tratta di una delle tante scivolate di un gruppo di persone che ci ha abituato nel corso del tempo a un livello di capacità di esprimersi pari alla temperatura invernale che si registra in Svezia quando fa molto freddo.

 

Meno male che ci pensa Davide Casaleggio

A complicare ulteriormente le cose su questo dannato quesito ci pensa Davide Casaleggio che, quasi a rispondere alle raffazzonate analogie di Grillo su bocche e dentisti e carie di varia natura (ha perso lo smalto, il comico genovese), espresse peraltro in affanno e senza la verve consueta, dichiara: “se vince il sì, è sì. Se vince il no, decideremo se voto negativo o astensione”. Cioè: se vince il no, chi ha votato non saprà che cosa fare, perché dovrà attendere un’altra votazione (si spera puramente metaforica) per capire che cosa significa quella risposta. Fra astenersi e votare no, con tutto il rispetto, c’è una differenza enorme, anche se magari il risultato finale è lo stesso.

Si tratta di due frames concettualmente molto diversi che implicano atteggiamenti che vanno dal pusillanime al cuor di leone, dal non prendo posizione al mi schiero. Insomma, una differenza importante. Come può un elettore o un simpatizzante del movimento rispondere a una domanda ignorando quali sono gli effetti della sua risposta? Se vince il sì, è chiaro. Se vince il no, invece che cosa succede?

Movimento 5 Stelle: grazie di esistere

Che confusione, che pasticcio, che comunicazione assolutamente imbarazzante (anche se non sorprendente). Domande ingannevoli a cui si chiede di dare una risposta anticipando che comunque la risposta potrebbe non essere risolutiva e potrebbero volerci altri quesiti per capire che cosa, insomma, questi cinquestelle devono fare. 

Una volta ho scritto che, dati scientifici alla mano, alla incapacità linguistica corrisponde una incapacità di generare pensieri di qualità rispetto a situazioni complesse. Ecco, intendevo anche questo. Ma grazie di esistere: il mio lavoro, finché ci saranno personaggi poltici che parlano in questo modo, è assicurato. 

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