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Fausto Gresini non è riuscito a vincere la durissima lotta contro il Covid, per lui durata molto a lungo. Dopo una prima notizia trapelata ieri sera sul suo decesso (poi smentita nel giro di pochi minuti), questa mattina fonti ufficiali hanno confermato che Gresini non era sopravvissuto al virus ed alle settimane in cui era stato ricoverato, nel tentativo disperato di salvarlo.

Oggi sulle pagine social della Gresini Racing e dei familiari dell’ex pilota sono comparsi numerosissimi messaggi di commiato, tra cui quello di Paolo Vezzani, fan di Gresini e personaggio piuttosto noto per la sua battaglia contro un tumore.

 

Fausto Gresini e Marco Simoncelli

“Ciao Fausto che ca**o di scherzo fai te ne vai senza salutare….. questa me la paghi …. salutami il sic!”: con queste parole e con una foto che lo ritrae insieme a Gresini e alla moglie Nadia Padovani, Vezzani ha voluto salutare l’uomo per l’ultima volta, condividendo il messaggio sulla pagina Facebook della Padovani e di Lorenzo Gresini. Molti sono rimasti commossi dal pensiero per Marco Simoncelli, morto nel 2011 in un incidente sul circuito di Sepang.

Fausto Gresini era molto affezionato a Simoncelli, al punto che il suo incidente lo aveva portato a considerare il ritiro.

“Ho imparato tante cose da lui” aveva detto Gresini all’epoca, “perché Marco era speciale. Per il suo modo di affrontare la vita e le corse”. Gresini e Sic erano enormemente legati, proprio come risulta dalla foto che in molti stanno pubblicando in queste ore e che mostra Gresini che cinge il collo del Sic con le braccia, in segno di affetto e amicizia.

Chi è Paolo Vezzani

Paolo Vezzani ha vissuto momenti di grandissimo dolore, ed è stata la moto a permettergli di ritrovare se stesso, in quei momenti. Nel 2015, come ha raccontato lui stesso a Urban Post, una caduta dal letto lo ha portato a fare alcuni esami medici che lo hanno dirottato verso la peggiore delle diagnosi: tumore maligno.

Poco tempo dopo ha dovuto dire addio a mezzo bacino (ricostruito) ed alla gamba destra (asportata). Qualche tempo dopo ha deciso di scommettere sulla sua malattia, con un’impresa titanica che dimostrasse che la sua vita non era finita: un viaggio di 500 chilometro su una carrozzina “motorizzata”. Da quell’impresa è nato il libro Sempre avanti, mai indietro.

A Urbanpost, ha dichiarato: “Il messaggio che voglio lasciare è questo: far ritrovare una carica di energia andata perduta per un dramma recentemente vissuto.

Il mio viaggio spero che diventi spunto per nuove imprese. Ci tengo anche a far conoscere il mondo martoriato della disabilità. Far capire l’importanza della ricerca. Se sono ancora qui lo devo ai medici e ai progressi fatti dalla scienza“.