Selvaggia Lucarelli e Paolo Borzacchiello

Una delle cose più complicate, quando si vuole fare l’analisi linguistica di certe dichiarazioni, è astrarsi dal contenuto delle affermazioni stesse. Mi è capitato più volte di dover ribadire questo concetto: affermare che alcuni brani del discorso di Conte alla nazione, dal punto di vista linguistico, sono pessimi, non significa criticare le intenzioni o le scelte politiche dell’ex Premier: significa solo dire che ha parlato male. Allo stesso modo, prendersela con l’italiano rocambolesco di Di Maio non significa parlare male del suo operato, così come dire che Trump ha inanellato, a suo tempo, una serie di strategie comunicative assolutamente degne di attenzione non significa sposarne la causa o le idee, e così via.

Altre volte, è difficile astrarsi dal contenuto e mantenere la lucidità di pensiero necessaria per una rigorosa analisi linguistica perché il contenuto stesso è molto interessante e, in qualche modo, ci rapisce, come succede quando leggiamo un racconto che ci piace o un romanzo che ci fa sognare. 

Selvaggia Lucarelli e la coerenza che fa comodo

Niente di meglio, dunque, che sfruttare, ai soli fini didattici, dichiarazioni di persone che non ci facciano correre questo rischio.

Prendiamo ad esempio Selvaggia Lucarelli che, anche in questi giorni, è protagonista di vicende che, per l’appunto, tralasciamo dal punto di vista contenutistico (non ci occupiamo, qui, né di gossip né di pettegolezzi) ma che offrono lo spunto per alcune considerazioni a mio avviso interessanti. Soprattutto per quanto riguarda, naturalmente, un uso del linguaggio che, seppur in apparenza perfettamente corretto, vìola però uno dei principi sacri quando si tratta di comunicazione: quello della coerenza rispetto al dato linguistico, che non può essere usato a proprio uso e consumo secondo i propri comodi o in funzione di followers e like.

Dichiarazioni importanti ma poco coerenti

Partiamo subito con una dichiarazione della blogger e scrittrice, una dichiarazione di qualche anno fa, in tutto e per tutto condivisibile: “le donne sul web sono le prime vittime, ma è anche vero che molte donne hanno assorbito la mentalità più becera, ripugnante e maschilista e sono loro stesse a vessare, umiliare, tormentare le altre donne”. Parole importanti, da sottoscrivere. Parole alle quali Selvaggia Lucarelli dovrebbe prestare attenzione. 

Io sono Giorgia!

Detto questo, passiamo a Giorgia Meloni (alle cui idee sulla famiglia ho dedicato più di un pensiero) la quale, oltre a essere spesso vittima di bullismo virtuale (gli insulti che riceve sono letteralmente incalcolabili), ora è protagonista della scena con il suo nuovo libro, “Io sono Giorgia, le mie radici, le mie idee”.


Titolo che, dal punto di vista linguistico, è un capolavoro: da un lato “Io sono Giorgia” richiama il tormentone che ha impazzato sui social e che a sua volta richiamava un discorso in cui Meloni dichiarava con tutto il fiato che aveva in corpo “io sono Giorgia, io sono mamma” e così via, come immagino ricorderete.

Lakoff sorriderebbe: negare un frame lo rinforza, sostiene l’esperto di linguistica cognitiva e in effetti il tormentone “Io sono Giorgia” era stato creato per sbeffeggiarla.

Lei però ne ha tratto una incredibile popolarità, come anche scrive poi nel suo libro, un perfetto mix di propaganda (e ci mancherebbe, ognuno scriva quello che gli pare) e di stile comunicativo perfetto per il mondo dei social in cui Meloni si muove molto agevolmente: tantissime frasi strappalacrime, tantissime frasi che stanno benissimo in un post da pubblicare su Instagram, tantissime strizzate d’occhi al suo popolo di followers.


C’è poi la parola “radici”, che si collega, attraverso le misteriose vie delle catene semantiche, a tutta la tradizione politica che lei incarna. Insomma, commercialmente parlando un gran buon prodotto, con buona pace di qualche fanatico censore che non lo vuole vendere e pare dimenticarsi che un sistema democratico prevede che ognuno possa dire la sua, anche se non ti piace quello che dice. Ma tant’è. 

Antibullismo a corrente alternata

Detto anche questo, comunque, torniamo a Selvaggia Lucarelli che, forse preoccupata che Giorgia Meloni le soffi il mestiere da influencer (è una mia personale opinione e sono sarcastico, lo scrivo prima che Selvaggia mi quereli come ha fatto con Corona, reo di aver detto “secondo me Selvaggia Lucarelli mi desidera e ce l’ha con me perché non mi può avere”, come se esistessero ancora i reati di opinione), decide di attaccare Giorgia Meloni medesima su un tema assai delicato, quello dell’aborto. Ma prima, stavo quasi per dimenticarmi, ancora due parole sul bullismo, fenomeno verso il quale Selvaggia Lucarelli è fortemente (e giustamente) schierata, sempre ovviamente che non si tratti di Giorgia Meloni.

Meloni, infatti, fra le tonnellate di insulti che riceve, è stata pesantemente attaccata anche dal professor Giovanni Gozzini, il quale, con delicatezza suprema, le ha detto: “Questa pesciaiola – mi dispiace d’offendere questi negozianti ma io non posso vedere in Parlamento gente simile, cioè di un’ignoranza di tale livello. Che non ha mai letto un libro in vita sua. E che questa gente possa rivolgersi da pari a pari a Mario Draghi. Datemi dei termini: una rana dalla bocca larga, una vacca, una scrofa. Peracottara?”. Vacca. Scrofa. Pare esserci materiale per parlare di sessismo e di bullismo, due temi che per l’appunto contraddistinguono spesso i post di Lucarelli.

Cosa dice invece la scrittrice? “Non esprimerò alcuna solidarietà a Giorgia Meloni. E non la esprimerò nonostante- come ovvio- mi faccia orrore il linguaggio del professore Giovanni Gozzini. Perché l’insulto è odio, ma il linguaggio più subdolamente aggressivo è quello utilizzato per far leva sulle emozioni, sulle paure, sull’ignoranza e sull’identificazione del nemico in chi è fragile e diverso”. 

Insulti, sessismo e bullismo a volte si può, parola di Lucarelli

Che in italiano vuol dire, giusto perché qui ci occupiamo di parole, che nei confronti di qualcuno sessismo e bullismo sono accettabili. Gli insulti le fanno orrore ma a Giorgia Meloni si possono dire. Alla faccia. Da un punto di vista rigorosamente linguistico, le frasi di Selvaggia Lucarelli aprono la porta a una serie di considerazioni che davvero non andrebbero nemmeno evocate: se, infatti, accettiamo l’idea che insulti, sessismo e bullismo siano in alcuni casi tollerabili, entriamo in un girone infernale che ha ripercussioni intellettualmente e moralmente oscene.

Chi decide, cara Lucarelli, chi è degno o no di essere difeso contro gli insulti altrui? Chi decide chi può essere bullizzato e chi no?
Applicando alla lettera il ragionamento proposto, allora potremmo tollerare che carcerati che si sono macchiati di crimini violenti possano essere picchiati e torturati. Dopo tutto, lo hanno fatto anche loro. Stiamo parlando della legge del taglione? Giorgia Meloni incita subdolamente all’odio, quindi va bene insultarla? Per carità.

Io capisco che quando mancano idee e contenuti ci si debba ingegnare per creare polemica e generale tassi di ingaggio alti, ma a certe cose qualcuno dovrebbe porre un freno, altrimenti la deriva è certa. Ci sono frasi che hanno il potere di dichiarare il vuoto interiore di chi le pronuncia, e questa è una di quelle: sentenziare, come fa Lucarelli quando alza le sue palette con il voto durante Ballando sotto le stelle, chi può essere bullizzato e chi no è esattamente il comportamento di chi lei disprezza in praticamente in ogni suo post.

Aborto, battaglia in corso

Torniamo, finalmente e purtroppo, al tema aborto, altro tema di portata estremamente delicata e che avrebbe richiesto un minimo di coerenza da parte della scrittrice che, anche in questo caso, dice bene e poi razzola malissimo. Giorgia Meloni, nel suo libro, racconta che non sarebbe mai dovuta nascere, perché sua madre, quando rimase incinta di lei, pensò seriamente di abortire, cambiando idea all’ultimo per poi portare avanti la gravidanza. Selvaggia parte da questo episodio per lanciarsi all’attacco, sostenendo che a quei tempi non c’era la legge sull’aborto e che quindi si sarebbe trattato di qualcosa di illegale.

A parte il fatto che il processo alle intenzioni, salvo che in romanzi in cui si parla di orrende dittature fasciste come 1984, non si fa (del resto, ha querelato Corona, fra le altre cose, per una sua personale opinione, magari del tutto sbagliata, ma pur sempre una opinione), la sua critica è affascinante e dimostra, un’altra volta, la totale incoerenza delle frasi di Selvaggia che, stando all’analisi linguistica delle sue affermazioni, pare utilizzare il pretesto del femminismo per attirare consensi e creare polemiche, visto che poi ne stigmatizza i principi quando le fa comodo.

La battaglia sull’aborto, infatti, è una delle battaglie che più rappresentano l’ideologia femminista. Ancora oggi se ne parla, a proposito della pillola RU486, a testimonianza del fatto che tale battaglia non solo non è esaurita ma continua a dividere l’opinione pubblica.

L’avvocato di Giorgia Meloni, date alla mano, dice che Selvaggia Lucarelli sbaglia di grosso, ma non è questo il punto. Selvaggia Lucarelli avrebbe comunque dovuto plaudire al racconto di Giorgia Meloni, farne un esempio da citare a riprova del fatto che la mancanza di una normativa chiara ha penalizzato tante donne o che una legge sull’aborto era ed è proprio necessaria: insomma, avrebbe potuto fare moltissime cose, tranne che attaccarsi a un punto che lei stessa avrebbe dovuto come minimo sostenere. 

Selvaggia Lucarelli e le sue battaglie universali, a patto di non esserle antipatico

Quindi, Selvaggia Lucarelli conduce battaglie, anche molto aspre, a favore di bullismo e di femminismo e a favore, in generale, delle donne. A parte quelle che le stanno antipatiche, perché per loro i valori universali di rispetto, uguaglianza e libertà paiono non valere. In tal caso, prevale la logica del suo gusto personale, e naturalmente quella dei like.