strage funivia stresa, eitan è cosciente e parla

Eitan, il bambino unico sopravvissuto della strage della funivia di Stresa-Mottarone, è cosciente. Dall’ospedale in cui è ricoverato, arrivano notizie positive sulle sue condizioni di salute. Sul fronte giudiziario invece proseguono le indagini sui 3 arrestati, che hanno ammesso di aver deliberatamente disattivato il freno di emergenza che avrebbe evitato la morte di 13 persone. Dal decreto di fermo, per la procura ci sarebbe pericolo di fuga.

Eitan parla con la zia: le condizioni dell’unico sopravvissuto alla strage di Stresa

Dopo i primi segnali arrivati dalla giornata di ieri, prosegue il delicato recupero di Eitan, bimbo unico sopravvissuto all’incidente della funivia di Stresa.

Secondo quanto viene riportato da Ansa, dall’ospedale infantile Regina Margherita di Torino è stato emesso un bollettino di speranza: “Il bambino è adesso sveglio e cosciente nel reparto di Rianimazione“. Non solo, sembra infatti che Eitan, in prognosi riservata per un trauma toracico e addominale e la rottura degli arti, abbia iniziato a guardarsi intorno e a parlare con la zia Aya.

Sarà lei, ora, ad occuparsi del bambino, che nella strage della funivia di Stresa ha perso i genitori, il fratello e i nonni.

Oggi si sono tenuti i funerali dei genitori e del bimbo di 2 anni, Tom, in Israele. Spetterà ai familiari capire cosa dire ad Eitan, attualmente affiancato da una psicologa e che nei prossimi giorni lascerà la Rianimazione per un reparto di degenza.

Strage della funivia di Stresa: “sconsiderata condotta” dei 3 arrestati

Le buone notizie che arrivano da Torino riguardo Eitan non possono tuttavia alleviare il dolore per la morte dei 13 passeggeri della funivia, che domenica 23 maggio è precipitata al suolo poco prima dell’arrivo alla stazione del Mottarone. Una fine tragica, con la cabina numero 3 che è scesa a folle velocità verso la valle a causa della rottura del cavo e della contemporanea disattivazione del freno d’emergenza sul cavo portante.

La Procura di Verbania ha sancito il fermo dei 3 arrestati, che hanno confessato di aver lasciato inserito il forchettone per aggirare problematiche ben note, confidando non sarebbe successo niente. Si tratta dell’amministratore delle Ferrovie del Mottarone Luigi Nerini, dell’ingegnere e consulente Enrico Pericchio e del caposervizio responsabile dell’impianto Gabriele Tadini.

La loro è stata una “sconsiderata condotta” che ha portato alla “morte di quattordici persone e lesioni gravissime a un minore di cinque anni“, secondo le parole della Procura.

La stessa nel decreto di fermo ha sottolineato che “sussiste il pericolo concreto e prevedibilmente prossimo della volontà degli indagati di sottrarsi alle conseguenze processuali e giudiziarie delle condotte contestate, allontanandosi dai rispettivi domicili e rendendosi irreperibili“. Sul fronte giudiziario, inoltre, l’azienda Leitner produttrice dell’impianto ha dichiarato di volersi costituire parte civile.

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