Desirée Mariottini: le condanne per l'omicidio

Oltre 2 anni e mezzo dopo la morte di Desirée Mariottini arriva la condanna: emessa la sentenza nel processo per l’omicidio della 16enne, originaria di Cisterna di Latina, trovata senza vita nel 2018 in uno stabile abbandonato di via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo a Roma. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo per i 4 imputati Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe, cittadini africani accusati a vario titolo di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori. L’ultimo atto dell’iter processuale nell’aula bunker di Rebibbia.

Desirée Mariottini: la sentenza per la morte della 16enne di Cisterna di Latina

Arrivata la sentenza nel processo per l’omicidio di Desirée Mariottini, trovata senza vita il 19 ottobre 2018 in uno stabile abbandonato a San Lorenzo, quartiere di Roma.

I giudici della Terza Corte d’Assise di Roma erano chiamati a decidere sulla richiesta di 4 ergastoli avanzata dalla Procura nei confronti di altrettanti imputati, finiti a processo con le accuse di avere violentato e ucciso, con un mix di droghe, la 16enne di Cisterna di Latina. Alla sbarra Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe.

I pm Maria Monteleone e Stefano Pizza avevano sollecitato il carcere a vita, con isolamento diurno per un anno, per tutti gli imputati e, riporta Ansa, avevano chiesto l’assoluzione per uno di loro, Mamadou Gara, soltanto relativamente alle accuse di cessione di stupefacenti e induzione alla prostituzione.

Desirée Mariottini: le condanne nel processo per l’omicidio

Ergastolo per Yussef Salia e Mamadou Gara, 27 anni per Alinno Chima e 24 anni e 6 mesi di reclusione per Brian Minthe il quale, però, torna libero per scadenza dei termini di custodia cautelare. È la decisione dei giudici della Terza Corte d’Assise di Roma con una sentenza di primo grado arrivata dopo una lunga camera di consiglio.

Mi attendevo 4 ergastoli, non sono soddisfatta di questa sentenza soprattutto perché uno degli imputati torna libero e questo non doveva succedere. Non ho avuto giustizia“: sono le parole della madre della 16enne, Barbara Mariottini, a margine della sentenza.

Le indagini, secondo quanto emerso, avrebbero evidenziato un elemento: gli imputati avrebbero assicurato alla minorenne che quel mix di sostanze, che si sarebbe poi rivelato mortale, non fosse altro che metadone. In realtà, riferisce ancora l’agenzia, si sarebbe trattato di una miscela che avrebbero determinato la perdita “della capacità di reazione” della vittima, consentendo ai suoi aggressori di mettere in atto le violenze.

Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il gip avrebbe affermato che il branco avrebbe agito “con pervicacia, crudeltà e disinvoltura“, con “elevatissima pericolosità e non avendo avuto alcuna remora” nel condurre lo stupro e l’azione omicidiaria. 

Morte di Desirée Mariottini: la ricostruzione dell’omicidio

Il corpo senza vita di Desirée Mariottini fu ritrovato, abbandonato su un lettino, all’interno di uno stabile abbandonato di via dei Lucani.

Pochi giorni dopo, la polizia aveva fermato 2 senegalesi che sarebbero risultati irregolari: Mamadou Gara e Brian Minteh, 27 e 43 anni, ritenuti responsabili, in concorso con altre 2 persone, all’epoca ricercate, di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e omicidio volontario.

Nelle ore successive altri 2 arresti: in manette Alinno Chima, 47 anni, e Yusif Salia, 34 anni. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la 16enne sarebbe rimasta in agonia per diverse ore, dopo aver subito abusi mentre era in uno stato di incoscienza, prima che subentrasse il decesso.

Gli esami disposti dalla Procura avrebbero confermato la presenza di tracce di Dna del gruppo sotto le unghie e sugli abiti della vittima.