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Con l’orizzonte delle elezioni amministrative a vista, è questione di una manciata di mesi, la politica torna in subbuglio e neanche il grembo che raccoglie tutti i maggiori partiti del panorama politico italiano, il governo Draghi, dà sicurezza ai leader politici. PD, centro-destra, Movimento 5 Stelle, sembrano combattere una battaglia contro i mulini a vento, quella dei numeri dei sondaggi e dei calcoli per conquistare l’elettorato.

Ma fuori dai Palazzi si agita una ben più reale battaglia, quella della povertà in aumento, come certifica l’Istat, quella della crisi sociale, a cui il presidente Mario Draghi è chiamato a rispondere, quella del Next Generation Eu, ultimo treno per l’economia italiana delegato a un’ennesima task force.

La politica che non fa politica ma matematica, rincorrendo le città capoluogo e non lo spaesamento di un’Italia in crisi.

Il centro-destra: l’opportunità e la sopravvivenza

La strana alchimia del centro-destra vive di continui mutamenti. Uniti nelle liste ma non nel governo, con Giorgia Meloni che non ha seguito Matteo Salvini e Silvio Berlusconi nella maggioranza. Antagonisti nei numeri, con Fratelli d’Italia che vede premiato il passaggio all’opposizione arrivando a un soffio dalla Lega secondo gli ultimi sondaggi, mentre è certificato il disgregamento di Forza Italia, che non arriva al 10%.

In ballo c’è la sopravvivenza, non solo l’egemonia sul campo di centro-destra. Con il taglio dei parlamentari sono a rischio posti in Parlamento e degli attuali onorevoli e senatori un terzo sarebbe automaticamente fuori. Silvio Berlusconi, per salvare qualche posto nelle liste, propone allora una fusione, un’unione simbiontica per drenare seggi dalla sua parte.

Berlusconi: “Costruire il partito unico di centro-destra”

Il leader di Forza Italia punta al blocco unico.

Per il 2023, dichiara alla convention di partito a Bergamo, “Il nostro compito è quello di costruire un ‘partito repubblicano‘ sul modello americano, nel quale il centro-destra e la destra democratica si trovino insieme per governare stabilmente il Paese“.

Un appello a Salvini e Meloni per un partito unico: “Non può essere una fusione a freddo o per incorporazione m abbiamo fino al voto del 2023 per costruirlo dal basso“. Resistenze si registrano però da parte specialmente della leader di Fratelli d’Italia, che cavalca l’ondata di consensi e parla di “rischi” nell’omologazione di tutto il campo.

Il tweet di Silvio Berlusconi
Il tweet di Silvio Berlusconi

Salvini punta sulla battaglia contro la magistratura

Anche Matteo Salvini rimane scettico e parla invece di federazione per il centro-destra, con lui e la Lega come forza trainante. Il segretario leghista rispolvera una battaglia berlusconiana per riaccalappiare consensi, sentendo il fiato della Meloni sul collo, a insidiare la sua posizione di forza.

Ecco quindi i banchetti per il referendum con il Partito Radicale per la riforma della Giustizia. Riforma del CSM, responsabilità diretta dei magistrati: proposte che mettono nel mirino la magistratura, e che hanno sollevato lo scontro con il presidente dell’Anm Giuseppa Santalucia.

Niente di meglio di un nemico verso cui puntare il dito, d’altronde. Salvini vuole cambiare pelle alla Lega, tingendola di azzurro, come mostra la manifestazione oggi in piazza a Roma, “Prima l’Italia! Bella, libera, giusta“, per festeggiare una ripartenza estiva e cestinare le mascherine. Un’iniezione di ottimismo per gli elettori, e un ritrovato protagonismo del leader della Lega, animale da palcoscenico.

Il tweet di Matteo Salvini
Il tweet di Matteo Salvini

Il PD allo sbando: le primarie sono l’ultima speranza di Letta

Nemmeno Enrico Letta, deus ex machina richiamato da Parigi, sembra in grado di arginare la balcanizzazione del Partito Democratico, subissato dalle correnti interne, in calo nei sondaggi che gli danno un terzo posto a distanza dal 20%.

A pesare sembra essere la mancanza di un contatto con la realtà, a meno che non si parli dei centri delle grandi città.

Letta punta sulle primarie per ricompattare il popolo, ma la settimana scorsa Torino ha mostrato che il cerotto non regge la ferita. Nel capoluogo piemontese sono andati a votare circa 12mila persone, un quinto rispetto all’era Fassino, crollando nelle periferie dove l’ordine dei votanti era delle centinaia.

Il PD ripiega su Roma e Bologna

A questo punto per salvare l’onore si punta tutto su Roma e Bologna, al voto oggi. Se anche nei due capoluoghi i gazebo falliranno, Letta avrà una bella gatta da pelare e una crisi di leadership da evitare. È vero che nel PD morto un segretario se ne fa un altro, ma stavolta in ballo c’è una credibilità già persa da un po’. La campagna spasmodica per Roberto Gualtieri come sindaco di Roma ne è una dimostrazione. E se prima si parlava di far posto a donne e giovani, ora i fatti mostrano un quadro diverso: piccolo esempio, a Monica Cirinnà è stato chiesto di farsi da parte dalle primarie per non inficiare il successo di Gualtieri.

Il tweet di Enrico Letta
Il tweet di Enrico Letta

L’ex ministro però rischia di arrivare alla corsa vera spompato, senza l’investitura popolare che Letta e i dem speravano e su cui hanno investito tutto. A Bologna lo scontro è una resa dei conti tra il PD, che vede candidato Matteo Lepore, e Italia Viva, che presenta la candidata Isabella Conti. Più che di buon governo si tratta di vendetta. “Vinciamo qui e poi torniamo al governo“, ha dichiarato Letta su Bologna, scambiando il locale con il nazionale, dove al governo ci sono già da un po’.

L’Italia sempre più povera e la politica sempre meno presente

Mentre dunque nel campo politico si giocano guerre di soldatini di latta, nel Paese reale la situazione è in fiamme. L’Istat certifica l’aumento della povertà assoluta, che riguarda 5,6 milioni di persone, il livello più elevato dal 2005. Una slavina per i consumi frenata solo dalle misure assistenziali eccezionali messe in campo dal governo per la pandemia, come il reddito di emergenza e gli altri sussidi. Ma con la fine del blocco dei licenziamenti in vista, a fine mese, come evolverà la situazione sociale?

Se la politica si guarda l’ombelico, molto più attento all’orizzonte che si prospetta è Mario Draghi, che martedì vedrà Ursula von der Leyen, in arrivo in Italia per discutere del Next Generation Eu. Il presidente del Consiglio deve invertire la rotta di un Paese che non cresce da 20 anni, e il Piano nazionale ripresa e resilienza da oltre 200 miliardi è l’ultima chance. Draghi nomina task force e consulenti per indirizzare la politica economica, nel segno del liberismo, con lo stato d’emergenza ancora attivo che permette di schivare un dibattito parlamentare sul futuro economico del Paese. I parlamentari d’altronde, come abbiamo visto, sono in altre faccende affaccendati, con partiti da scalare, seggi da mantenere e bandierine da piantare.