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Raffaella Carrà icona LGBT, una vita contro i pregiudizi: “Il mondo non è fatto di gay e di etero, ma di creature”

Raffaella Carrà simbolo di libertà e icona per tutto il mondo Lgbt: la storia l'ha resa stella intramontabile nella lotta per i diritti degli omosessuali
Raffaella Carrà icona gay lgbt

Nel corso della sua carriera, Raffaella Carrà si è guadagnata il titolo di icona gay, volto amato dalla comunità LGBT con il suo sorriso aperto sul mondo e sull’amore. La sua storia artistica e umana si intreccia con la battaglia contro i pregiudizi, a formare un tessuto di aneddoti, affetti, ricordi e grandi emozioni che oggi, dopo la sua morte, suonano come colonna sonora di un’esistenza che non solo ha saputo brillare come poche, ma che si è anche rivelata pronta ad ascoltare e accogliere, portavoce inconsapevole del sogno di libertà di milioni persone in tutto il pianeta. Nel 2017 aveva ricevuto anche un premio speciale, sigillo di una storia che va oltre le luci dello spettacolo.

Raffaella Carrà simbolo LGBT: il premio icona gay mondiale a Madrid

La morte di Raffaella Carrà ha scosso l’intero panorama dello spettacolo e non solo. Messaggi di cordoglio e commozione anche dalla comunità LGBT, per cui l’artista era diventata un vero e proprio simbolo nel corso della sua carriera.

La sua canzone Luca è stata la prima in cui si affrontava il tema dell’omosessualità in chiave ironica e leggera, i suoi look e la sua energia il sintomo di un’apertura a ogni forma d’amore.

La verità è che morirò senza saperlo. Sulla tomba lascerò scritto: ‘Perché sono piaciuta tanto ai gay?’“, così diceva la Carrà al Corriere della Sera in risposta alla domanda sul motivo del titolo di “icona gay mondiale” che, nel 2017, le è valso persino un premio al World Pride di Madrid, di cui è stata madrina.

Occasione speciale per cui, nel riceverlo, aveva lanciato un messaggio che è il leitmotiv di un sogno di libertà mai spento: “Vivete questa settimana in allegria, ma le lotte non sono finite.

C’è ancora ‘mucho camino’ da compiere per abbattere i pregiudizi… Ci riusciremo. La mia frase preferita recita: ‘Puoi togliere tutti i fiori, ma non puoi togliere la primavera’“.

Raffaella Carrà, il movimento LGBT in lutto

Con Raffaella Carrà scompare una grandissima italiana famosa nel mondo, icona gay internazionale tra le più grandi”. Così il segretario nazionale di GayLib, Daniele Priori, in una nota dell’associazione esprime il cordoglio per la scomparsa dell’artista, morta a 78 anni dopo aver combattuto contro una malattia di cui nulla di preciso è emerso.

Le bandiere rainbow di tutto il mondo – prosegue – dovranno essere listate a lutto per una stella che si spegne sulla terra ma si accenderà nel paradiso degli artisti a brevissima distanza da altri miti italiani nel mondo quali Milva, Franco Battiato e Carla Fracci”.

Anche Vladimir Luxuria ha ricordato l’artista via Twitter: “La morte di Raffaella Carrà mi coglie impreparata, sbigottita, addolorata. La colonna sonora delle nostre feste e dei nostri Pride, i suoi look imitati da mille drag queen in tutto il mondo, il suo sorriso… farai ballare gli angeli…“.

Raffaella Carra se ne va, troppo presto – ha scritto in un tweet Monica Cirinnà.

Ricordo suo impegno civile, generoso, per i diritti, che l’ha resa icona della LGBT+ e per tante di noi, ragazze degli anni 70 che si avvicinavano al femminismo. Mancherà, ma noi continueremo a sorridere e a ballare, libere, come lei è stata“.

La morte di Raffaella Carrà – stella intramontabile celebrata anche dalla Treccani grazie al suo neologismo “carrambata” – è avvenuta in un momento storico nevralgico per la battaglia contro ogni pregiudizio, odio, discriminazione e violenza anche per il mondo Lgbt, nell’attesa dell’approvazione del Ddl Zan. Così la ricorda Alessandro Zan: “La scomparsa di Raffaella Carrà mi lascia attonito.

Per oltre cinquant’anni con la sua arte e la sua musica ha combattuto contro stereotipi e discriminazioni. Ha parlato al mondo di libertà e gioia. Finisce un’era, c’era ancora bisogno di lei“. “Per me il mondo non è fatto di gay e di etero, ma di creature“, aveva detto lei al Corriere. E sì, c’era ancora bisogno di lei, del suo caschetto biondo e della sua ironia, di tutto quell’amore che non è mai troppo.

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