Patrick George Zaki, lo studente egiziano arrestato

La Camera ha approvato all’unanimità la mozione per conferire la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente di origini egiziane che stava frequentando un master all’Alma Mater di Bologna da quasi due anni rinchiuso in carcere a Mansoura, Egitto.

La storia di Patrick Zaki ha coinvolto molto l’Italia, che si sta muovendo affinché lo studente possa essere rilasciato il prima possibile. Da un anno e quasi mezzo a questa parte, ogni 15 e 45 giorni si tiene un’udienza per decidere se scarcerare o meno Zaki, ma ogni volta viene confermato il carcere.

Cittadinanza italiana a Zaki, approvata la mozione

La Camera ha approvato all’unanimità la mozione che chiede al governo di conferire la cittadinanza italiana allo studente di origini egiziane Patrick Zaki, in carcere dal 7 febbraio 2020.

Le accuse del governo di Al Sisi contro Zaki sono quelle di propaganda sovversiva seguite alla condivisione di alcuni post sui social e il suo attivismo per i diritti umani.

Come sta Patrick Zaki

Le condizioni di Patrick Zaki peggiorano sempre più, oltre ai gravi problemi fisici dei quali già soffriva e peggiorati anche a causa dell’inospitalità della cella del carcere di Mansoura, Zaki ora sarebbe affetto anche da una brutta depressione.

A raccontarlo a SkyTg24 lo scorso marzo è stata la sorella, che ha detto: “Patrick, in questo momento, soffre di depressione, secondo me soprattutto a causa della situazione in cui si trova tutto il giorno, in una sola stanza, non fa niente, non riesce a studiare e questa cosa lo preoccupa, è sempre molto teso, vuole tornare in Italia il prima possibile per raggiungere i suoi colleghi che sono avanti con il master. Era venuto a fare una vacanza con la sua famiglia, per festeggiare con loro, passare un po’ di tempo insieme e poi rientrare per continuare i suoi studi“.

Chi è Patrick Zaki e perché è in carcere

Patrick George Zaki è uno studente dell’Università di Bologna, classe 1991, nato in Egitto da una famiglia di religione cristiana ortodossa copta. Da anni sostiene i diritti umani, collaborando sia con l’associazione Egyptian Initiative for Personal Rights e, nel 2018, collaborando con il candidato Khaled Ali in occasione delle elezioni presidenziali. Khaled Ali si era poi ritirato denunciando un clima teso fatto di intimidazione e arresti tra i suoi collaboratori.

Nel 2019 Patrick Zaki si trovava in viaggio verso casa per passare un periodo di vacanza a casa, come un qualsiasi studente, dopo la sessione di esami.

Arrivato in aeroporto il 7 febbraio 2020 alle 4 di pomeriggio, due agenti dei servizi segreti lo hanno prelevato, arrestato e portato in una località sconosciuta. Per due giorni Zaki è stato torturato e interrogato, perché accusato di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione e diffusione di false notizie, propaganda per terrorismo a causa di alcuni post pubblicati su Facebook. Inoltre sarebbe stato indagato anche per la sua tesi sull’omossessualità.

Le torture subite da Patrick Zaki

Per due giorni la famiglia non ha avuto notizie di lui, poi il trasferimento in carcere: secondo quanto riferito dai suoi legali, le forze di sicurezza egiziane avrebbero inflitto a Zaki scariche elettriche e lo avrebbero colpito più volte allo stomaco e alla schiena; bendato e torturato per almeno 17 ore.

Sempre stando a quanto riferito dall’avvocato, gli agenti delle forze di sicurezza egiziane gli avrebbero fatto ripetute domande sulla sua permanenza in Italia, se avesse legami con la famiglia Regeni e di che tipo.