Berlusconi Malika Chalhy e Temptation Island

La frase che probabilmente ripeto più spesso è una frase di George Lakoff, il padre della linguistica cognitiva e che i miei affezionati lettori ormai dovrebbero sapere a memoria: evocare un frame lo rinforza, negare un frame lo rinforza. Il che, tradotto in pratica, significa che continuare a parlare di una certa cosa non fa altro che aumentarne il potere, così come lo aumenta parlarne male, o negarne l’esistenza o le caratteristiche intrinseche.

Lo aveva già detto, e molto bene, Beppe Grillo, quando faceva il comico, a proposito di Berlusconi (detto da lui psiconano, con buona pace del politicamente corretto): “tutto quello che dice la sinistra deriva dal rispondere al nano, o dice cose del nano… è come se io ti dicessi parliamo un po’, ma non pensare al nano, non pensare al nano… la sinistra dice cose che fanno pensare al nano.

Le parole evocano frame, immagini. Quando la sinistra parla della casa, viene in mente quello lì che vuol dare una casa a tutti, se parli delle tasse ti viene in mente lui che le vuole abbassare. Devi parlare con altre parole, altre cose, con altro linguaggio, con parole che lui non conosce”.

Con Berlusconi era tutto più facile

Come non essere d’accordo? Proprio in questi giorni, una dichiarazione del comico Paolo Rossi, di nuovo in scena con il suo ultimo spettacolo teatrale (sia lodato il cielo, è bravissimo), ha dichiarato: “Ma quanti soldi abbiamo fatto con Berlusconi?

Ed era anche facile, non dovevamo neanche scrivere le battute: bastava ripetere le sue! Nominavi il nome e la gente rideva, rideva… però il problema era che poi lo votavano!”.

Esattamente, ed è successo così anche con Trump, durante la campagna che lo portò alla vittoria presidenziale, ed è successo anche con Salvini, nel momento d’oro della sua carriera politica: tanto più ti scagli “contro” un frame, non fai altro che rinforzarne e legittimarne l’esistenza.

Ecco perché sono di solito piuttosto scettico su tutte le campagne “contro” qualcosa: dal punto di vista linguistico e cognitivo comportamentale, non fanno altro se non esacerbare le posizioni delle due fazioni e peggiorare le cose. Quello che serve è un dialogo costruttivo, che attivi nel cervello delle persone altri frame, altri scenari, altre possibilità.

Malika (non la cantante)

La questione dei frame sfugge a moltissime persone, tanto che spesso mi chiedo se, oltre ad applicazioni che ritoccano i visi, qualcuno voglia finalmente pensare a una applicazione che colleghi il cervello alla bocca.

Del resto, pensateci: una persona, tipicamente, si scatta una foto e prima di pubblicarla la sistema e la ritocca (non io, che sono molto fiero delle mie borse sotto gli occhi che sono così belle da far invidia a tutta la collezione di Prada). Pensate che bello se fosse così anche con i pensieri: partorisci un pensiero e, prima di raccontarlo o pubblicarlo, apri la tua applicazione che te lo sistema. Riflettiamo prima di pubblicare un selfie, quasi mai prima di parlare.

Ma torniamo a noi. È di questi giorni la super polemica estiva circa una ragazza di 22 anni, tale Malika Chalhy la quale, dopo essere stata cacciata di casa perché lesbica, è stata oggetto di una fulminea raccolta fondi che le ha messo in tasca 140.000 euro.

Lei, 22enne, per prima cosa si è acquistata una Mercedes usata da 17.000 euro e un cane di razza da 2.500 euro, facendo infuriare il pubblico social (Dio, il pubblico social) che, all’unisono e guidato dalla solita Selvaggia Lucarelli, ha iniziato a insultare la ragazzina per i suoi acquisti scellerati. In effetti, Malika aveva promesso che con i soldi si sarebbe rifatta una vita e avrebbe fatto beneficienza.

Non ha specificato a chi avrebbe fatto beneficienza (mi si conceda la battutaccia) ma, soprattutto, non aveva alcun obbligo morale a scegliere una macchina di altro tipo e chiunque si senta offeso dalla scelta di questa ragazza è, semplicemente, una persona frustrata che non sa come altro scaricare la propria frustrazione.

Spiegare e giustificare: qui sta l’errore

Ma quel che ci interessa qui non è il fatto, quanto quel che è successo dopo: Malika si è giustificata per l’acquisto dell’automobile, raccontando anche all’inizio una gran palla (“La macchina non è mia”) e poi arrampicandosi sugli specchi ma sempre con una modalità: spiegare e giustificare. Ed è qui l’errore: non avrebbe dovuto farlo. Spiegare e giustificare l’acquisto di quell’auto significa ammettere che l’acquisto di quell’auto è un problema, quando invece non lo è. O, meglio: se Malika avesse voluto rinforzare l’idea che quell’acquisto non era nulla di male, non avrebbe dovuto spiegarsi.

Questo vale per tutti noi: ogni volta che giustificate o spiegate in modo sovrabbondante un vostro comportamento, non fate altro che rinforzare l’idea che quel comportamento vada giustificato. Avrebbe dovuto, semplicemente, tacere e non rispondere a una persona che l’ha intervistata con la pretesa di dirle che avrebbe dovuto acquistare una utilitaria. Al di là della tristezza dell’intervista/processo condotta da Selvaggia Lucarelli, resta il fatto che giustificarsi e spiegarsi non fa altro che peggiorare le situazioni.

A domande a trabocchetto o faziose o capziose non si risponde: si parla d’altro, o si ribalta la domanda spostando il focus su altri temi, come ha sempre fatto in modo magistrale l’ex portavoce di Trump, Kellyanne Conway, come in questo esempio.

Giornalista CNN: “Lei non sa cosa sono le sue finanze (parlando di Trump, ndr) perché non ha mai visto la sua dichiarazione dei redditi. Come fa a sapere che il governo del Qatar non abbai dato milioni di dollari?”

Risposta Trump: “Ecco quello che so. Quello che so è che i democratici si stanno dando alla fuga, soprattutto negli Stati blu”. Forse un po’ eccessivo come cambio di discorso… ma certamente da notare.  

Temptation Island: il ricettacolo di trash e bassezze umane

Come dice Lakoff, quindi, cara Malika, negare un frame lo rinforza. Anche evocare un frame, lo rinforza. E qui veniamo a quel ricettacolo di trash e bassezze umane che qualcuno definisce programma televisivo, denominato “temptation island”, al quale dedicherò solo poche righe proprio per non dedicare spazio a un orrore mentale a cui già si offre fin troppa visibilità (del resto, ci sono persone che lo guardano). In uno dei momenti più tristi e imbarazzanti per l’umano intelletto, uno dei protagonisti di questo show dichiara che la sua partner è “scema” perché decide di indossare un bikini, cosa che appunto, secondo il primate parlante, non dovrebbe fare.

Stiamo tutti (si fa per dire), ogni giorno, lavorando sodo per promuovere una cultura che abbracci finalmente l’idea della parità di genere e che favorisca la tanto sospirata liberazione da una cultura maschilista che per secoli ha mortificato e offeso le donne, relegandole al ruolo di oggetti da possedere. E qualcuno permette che in televisione si possano ancora sentire cose del genere, che ci fanno regredire al medioevo, argomenti di una pochezza mentale che imbarazzerebbero un cefalopode. Non imbarazzanti quanto la Chiesa Cattolica che si permette di dire che cosa dovrebbe o non dovrebbe essere scritto nel DDL Zan, ma abbastanza brutti da suscitare imbarazzo e un po’ di vomito. Certi frame, per l’appunto, non dovrebbero proprio più essere evocati.