Sostenibilità

Il cambiamento climatico e le proposte del G7: i grandi della terra di fronte a scelte decisive per il futuro

Durante il G7 i leader mondiali si sono impegnati a limitare l’aumento delle temperature globali e a salvaguardare la biodiversità
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Tra l’11 e il 13 giugno i potenti della Terra si sono riuniti in Cornovaglia in occasione del G7, per discutere di pandemia, economia e diritti umani. Tra i temi affrontati anche quello del clima e delle sfide globali che il cambiamento climatico porrà alle nazioni di tutto il mondo. Ma cosa è rimasto di questo incontro? Secondo le associazioni ambientaliste le proposte del G7 vanno nella giusta direzione, ma la mancanza di concretezza rischia di vanificare gran parte degli sforzi fatti sin qui.

Clima: cosa si è deciso al G7

I leader del G7 si sono trovati d’accordo sulla necessità di limitare l’aumento delle temperature globali a 1,5°C.

Come si legge nei documenti finali del vertice, l’impegno è quello di raggiungere entro il 2050 la cosiddetta “net zero”, cioè l’equilibrio fra i gas serra emessi nell’aria e quelli riassorbiti. In maniera non dissimile da quanto deciso dall’Unione europea, si tratterà ridurre le emissioni ad intervalli intermedi, il primo dei quali è fissato per il 2030.

Il problema delle emissioni è strettamente correlato con il tema delle energie rinnovabili: il G7 ha riconosciuto che il carbone è ancora la maggiore causa delle emissioni di gas serra a livello globale e che è necessaria una rapida transizione verso sistemi alternativi.

Per tale ragione i governi si sono impegnati a porre fine ai sostegni diretti alla produzione di energia da carbone entro la fine del 2021. L’altro impegno ambizioso riguarda la salvaguardia della biodiversità. I leader hanno fissato l’obiettivo di conservare e proteggere almeno il 30% di suolo e oceani entro il 2030. Tutto ciò nel tentativo non solo di salvaguardare gli ecosistemi naturali e le riserve di cibo e acqua, ma anche di ridurre i rischi di future pandemie.

Nell’affrontare la sfida climatica in un’ottica complessiva, il G7 ha poi confermato la partnership con il Fondo Monetario Internazionale per aiutare le nazioni africane più povere, lungo un percorso di sviluppo che sia il più ecosostenibile possibile.

Clima e G7, lo scetticismo degli ambientalisti

Tra gli ambientalisti, una delle prime ad alimentare un certo scetticismo è stata proprio Greta Thunberg. In un post su Facebook, la ragazza ha ammesso di non avere molta fiducia nelle promesse dei leader mondiali: “Il G7 spende enormi quantità di denaro nei combustibili fossili, proprio quando è previsto che le emissioni di CO2 registrino il secondo incremento annuale più grande di sempre – scrive l’attivista – Ma i leader del G7 sembrano davvero divertirsi a presentare i loro vuoti impegni sul clima e a ripetere vecchie promesse mai mantenute”.

In effetti le associazioni del settore hanno accolto con un cauto ottimismo le proposte avanzate dal G7, ma hanno anche sottolineato la mancanza di un impegno davvero concreto nel breve periodo. Il WWF ritiene che la sfida sia ora quella di trasformare le idee in fatti: “Il G7 riconosce la necessità di aumentare drasticamente i finanziamenti per la biodiversità – spiega l’organizzazione in una nota – ma i risultati del vertice mostrano che mancano impegni concreti con un chiaro segnale positivo in vista dei negoziati della COP15”.

Il traguardo della prossima conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP15) e di quella sul cambiamento climatico (COP26) viene visto come prioritario. Per Greenpeace, però, si sarebbe dovuto osare di più: “Il piano del G7 non è sufficiente quando si tratta di un accordo legalmente vincolante per fermare il declino della natura entro il 2030 – ha dichiarato John Sauven, direttore esecutivo di Greenpeace UK – E i finanziamenti offerti alle nazioni più povere semplicemente non sono nuovi, né sufficienti, per eguagliare la portata della crisi climatica”.

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