Cronaca Italia

Vaccini, l’Ema si esprime sulla terza dose e variante Delta: “Si potrebbe iniziare a vederne la necessità”

L'EMA entra a gamba tesa nel dibattito sulla somministrazione o meno della terza dose
Vaccini: la risposta dall'EMA sulla terza dose

Il dibattito sull’eventualità della terza dose di vaccino anti-covid si sta facendo serratissimo. Nonostante ci siano già i primi dati su recenti studi che analizzano proprio la durata effettiva della copertura del vaccino (in questo caso Pfizer), l’EMA-European Medicines Agency ha deciso di entrare a gamba tesa nella discussione chiarendo alcune questioni.

Vaccini: l’EMA si esprime sulla terza dose

Non ci ha girato troppo intorno Emer Cooke, direttrice esecutiva dell’EMA, durante un’intervista rilasciata a Politico: la terza dose di vaccino anti-covid potrebbe non essere richiesto.

Al momento non ci sono dati sufficienti per indicare che sia necessaria” ha detto Cooke, sottolineando ancora una volta l’efficacia dei vaccini già approvati e in corso di somministrazione: “Rimangono efficaci“.

Il problema della variante Delta nel pieno della campagna vaccinale

Ci sono Paesi come la Germania, in Europa, e il Regno Unito e Israele che hanno già pronto il piano di somministrazione della terza dose. A preoccupare è la variante Delta che è diventata la più diffusa vista la sua elevata contagiosità, dettata dalla leggera differenza nella sintomatologia che indica il contagio.

Su questo proposito si è espressa ancora Emer Cooke, che ha detto: “La variante Delta è diventata ciò che tutti speravamo non sarebbe diventata” m nonostante ciò, ha spiegato, non vuol dire che i vaccini non siano efficaci.

Certo è che, intraprendere la strada della terza dose non è vietato e non è nemmeno un Diktat; la situazione resta in contatto costante con l’ECDC-Centro Europeo Prevenzione e Controllo Malattie, in modo da avere sempre sotto controllo anche il numero di dosi disponibili: “Per alcune popolazioni si potrebbe iniziare a vedere la necessità, il che non significa che ce ne sia bisogno universalmente in tutta la popolazione” ha spiegato ancora Cooke.

Occorre attendere il decorso della pandemia e della campagna vaccinale per avere risposte più concrete. C’è da dire che un nuovo studio promosso da Pfizer-BioNtech, iniziato però prima dell’avvento della variante Delta, ha dimostrato un calo percentuale nella copertura dopo 6 mesi dalla seconda dose, accertando sempre però una forte resistenza alle varianti.

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