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Afghanistan, a Kabul impedito il lavoro alle donne dipendenti pubbliche: “State a casa”. Le parole del sindaco

Il sindaco di Kabul ha annunciato che alle donne dipendenti pubbliche della città è stato detto di rimanere a casa da lavoro: una misura che fa partire un nuovo allarme sui diritti delle donne nel nuovo Afghanistan
afghanistan, a kabul stop al lavoro per quasi 3000 donne

Nuova stretta del governo talebano che ha preso il potere in Afghanistan un mese fa. Dal principio c’è stata preoccupazione per quale sarebbe stata la loro politica nei confronti delle donne e dei diritti fondamentali acquisiti negli ultimi vent’anni. I timori sembrano prendere forma con l’ultima mossa del sindaco di Kabul, che ha disposto lo stop al lavoro per le donne assunte nella municipalità. La misura, viene detto, sarebbe temporanea.

Kabul, quasi 3.000 donne a casa dal lavoro: l’annuncio del sindaco

La narrazione del nuovo Afghanistan si divide tra timori e speranze: i primi riguardano la possibilità, già diventata concreta certezza tramite alcuni reportage, che la condizione delle donne nell’Afghanistan del nuovo governo talebano cambierà molto velocemente.

La riapertura delle scuole secondarie di ieri, per esempio, ha riguardato solo studenti e insegnanti maschi e in questo sembra che i Talebani siano intenzionati a seguire la Sharia. Le speranze sono affidate alla posizione apparentemente accomodante e dialogante sin qui nei comunicati e nelle dichiarazioni dei portavoce talebani, tornati in una versione più moderata rispetto a quella degli anni ’90.

La bilancia però pende dalla parte dei timori dopo le ultime dichiarazioni che arrivano dal nuovo sindaco di Kabul, Hamdullah Nomany. Come riportato da fonti estere, il primo cittadino della capitale ha annunciato che “abbiamo ritenuto necessario fermare il lavoro delle donne per un po“. Sono circa 2.930 le donne assunte come dipendenti pubbliche della municipalità di Kabul e ora molte di loro sono state lasciate a casa – ma non è stata fornita una cifra esatta di quante siano coinvolte dallo stop.

Kabul, donne a casa con lo stipendio pagato: nuove stretta in Afghanistan

La notizia segue il solco dell’annuncio delle scorse settimane, quando era stata disposta la medesima misura a livello nazionale da parte del portavoce talebano Zabihullah Mujahid. Il tutto era stato giustificato così: “Le nostre forze di sicurezza non sono addestrate a trattare e parlare con le donne. Finché non potremo garantire sicurezza, chiediamo alle donne di stare a casa“. Parole simili a quelle che arrivano ora da Kabul: “A parte per le posizioni che non possono essere ricoperte da uomini – quali certi incarichi nei dipartimenti di progettazione e ingegneria o le addette alle pulizie nei bagni delle donne – abbiamo detto alle donne di stare a casa fin quando la situazione non sarà normalizzata“.

La misura, così espressa, sarebbe temporanea e il primo cittadino ha anche aggiunto che alle lavoratrici fermate verrà pagato lo stipendio.

Continua intanto la lotta delle donne in Afghanistan: le fonti riportano che oggi si sono registrate proteste fuori dal l’ex ministero degli affari femminili, nel frattempo convertito dai talebani in un ministero “per il rispetto della virtù”. Rivendicano i propri diritti, nella concreta speranza di poter trovare spazio, espressione e diritti assodati anche nel nuovo Afghanistan.

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