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Mimmo Lucano condannato. L’ex sindaco di Riace era stato accusato di immigrazione clandestina

Mimmo Lucano era stato tratto in arresto il 2 ottobre 2018, a seguito di un'indagine coordinata dalla procura di Locri e guidata dalla Guardia di Finanza. Diverse le accuse contro di lui
Mimmo Lucano Condannato

Mimmo Lucano è stato condannato. L‘ex sindaco di Riace era stato accusato di immigrazione clandestina e altri reati. La condanna è arriva dal Tribunale di Locri; dura l’obiezione del legale dell’ex sindaco Giuliano Pisapia che ha parlato di accanimento nei confronti del suo assistito.

Mimmo Lucano era noto per il suo approccio nella gestione dei rifugiati politici e immigrati di genere nel contesto della crisi dei migranti. Lucano aveva fatto sì che circa 450 tra rifugiati e immigrati si stabilissero a Riace, che già contava 1800 abitanti. Considerato il paladino dell’accoglienza, Mimmo Lucano era stato accusato nel 2018 a seguito dell’operazione Xenia condotta dalla Guardia Finanza e dalla Procura di Locri.

Mimmo Lucano stava facendo parte del progetto politico di Luigi De Magistris per le regionali in Calabria. De Magistris è candidato a Presidente di Regione. Lucano era candidato come capolista in tre circoscrizioni nella lista Un’altra Calabria possibile.

Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, condannato

Mimmo Lucano è stato condannato a 13 anni e 2 mesi di reclusione, quasi il doppio della pena richiesta dall’accusa, ovvero 7 anni e 11 mesi.I giudici lo hanno ritenuto colpevole di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa, peculato e abuso d’ufficio.

La richiesta d’arresto era arrivata a seguito di una lunga indagine coordinata dalla procura di Locri e guidata dalla Guardia di Finanza; stando alle prove raccolte nella richiesta d’arresto Lucano aveva favorito matrimoni di comodo tra cittadini riacesi e donne straniere e aveva consentito a due cooperative, ritenute senza requisiti, di assicurarsi il servizi della raccolta dei rifiuti urbani.

I magistrati gli hanno inoltre contestato un ammanco di 5 milioni di euro che sarebbero stati incassati da privati e che invece erano destinati all’integrazione dei migranti.

Lucano era stato tratto in arresto il 2 ottobre 2018, con l’accusa di ave commesso: “Un numero indeterminato di delitti, così orientando l’esercizio della funzione pubblica del ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito del comune di Riace“.

La requisitoria del pm Michele Permunian

Come si legge sul Fatto Quotidiano, nella sua requisitoria il pm Michele Permunian ha detto: “Numerose conversazioni dimostrano in modo netto che l’agire, anche illecito, di Lucano è determinato da interessi di natura politica(…). Non era importante la qualità dell’accoglienza ma far lavorare i riacesi così da conseguire, quale contraccambio, un sostegno politico elettorale“.

Il pm ha poi aggiunto: “A Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari.

Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato“.

La rabbia dell’avvocato di Mimmo Lucano

Mimmo Lucano è difeso dall’avvocato Giuliano Pisapia, come si legge sul Corriere della Sera, ha obiettato: “Mimmo Lucano vive di stenti, la sua condizione è incompatibile con la commissione di qualsiasi reato. È innocente“. E poi ancora: “Questo non è un processo politico, ma è indubbio che un certo accanimento contro Lucano c’è stato”.

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