Pensioni

Pensione in anticipo dopo Quota 100: chi potrà lasciare il lavoro a 62 anni e con quanti contributi. I requisiti

Le proposte sul tavolo sono molte e si concentrano sulla possibilità di accedere al pensionamento anticipato rispettando alcuni requisiti: ecco i primi dettagli sulle ipotesi in discussione
pensioni dopo quota 100 le proposte

Sta per entrare nel vivo la discussione che vede coinvolti il Governo e le parti sociali per pensare al dopo Quota 100. Tra le nuove ipotesi al vaglio sarebbe emersa la possibilità di un sistema previdenziale modellato sulla Legge Fornero ma con alcuni meccanismi di uscite anticipate.

Pensioni, le possibili uscite anticipate a 62, 63, e 64 anni: quali potrebbero essere i requisiti

La nuova riforma delle pensioni dovrà essere abbozzata entro aprile, in concomitanza con il Documento di Economia e Finanza, e dovrebbe essere applicata a partire dal 1° gennaio 2023.

Gli incontri tra Governo e parti sociali sarebbero iniziati martedì 16 e si sarebbe delineata la possibilità di mantenere il modello della Legge Fornero, aggiungendo la possibilità di uscite anticipate a 62, 63 e 64 anni con un sistema di calcolo contributivo dell’assegno.

La Legge Fornero prevede già l’opzione di uscita anticipata a 64 anni con 20 anni di contributi e con il raggiungimento di un assegno mensile pari a 1,5-2,5 volte l’assegno sociale. Questa soluzione era però possibile solo per i soggetti “totalmente contributivi”, cioè per coloro che avevano iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995.

L’ipotesi dei tecnici del Ministero dell’Economia sarebbe estendere questa possibilità anche ai lavoratori in parte “retributivi”, ricalcolando però l’assegno pensionistico in forma solo contributiva

Pensioni anticipate, le ipotesi di uscita con 63 anni e 41 di contributi

Continua a restare aperta anche la proposta di Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps, che potrebbe portare al pensionamento anticipato tra i 62 e i 64 anni, con almeno 20 anni di contributi. Tra i 62 e i 67 anni i soggetti interessati dovrebbero ricevere la sola quota contributiva dell’assegno, mentre al raggiungimento della soglia di vecchiaia dei 67 anni l’assegno si arricchirebbe anche della quota retributiva.

Tra le proposte che piacciono alle parti politiche, in particolare alla Lega, vi sono anche Quota 104, che ipotizza il pensionamento a 63 anni di età e 41 di contributi, e Quota 41, che invece vorrebbe l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi svincolato dall’età anagrafica.

Pensioni, l’ipotesi di uscita a 62 anni e il futuro dell’Ape Sociale e Opzione Donna

Il ricalcolo dell’assegno mensile su base contributiva è al centro anche della proposta di pensionamento a 62 anni, a cui si aggiungerebbe il requisito di 25 anni di contributi.

Infine, Governo e parti sociali sarebbero al lavoro per assicurare la proroga di un anno di Opzione Donna e per ampliare l’accesso all’Ape Sociale. Per quest’ultimo strumento si richiede infatti l’estensione ad altri lavori considerati gravosi, ai lavoratori precoci e l’abbassamento della soglia contributiva da 36 a 30 anni per alcune categorie di lavoratori, mantenendo invece la soglia anagrafica di 63 anni.

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