Cronaca

Vaccini Covid-19, pronto un cambio di regole per la terza dose. E sull’obbligo vaccinale il Governo è diviso

Possibile nuovo cambio di regole per la terza dose del vaccino anti Covid-19: potrebbe l'intervallo tra il primo ciclo e la dose booster. Le novità
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La quarta ondata di Coronavirus non sta colpendo l’Italia così duramente come altri Paesi europei: merito della maggiore copertura vaccinale, vicina al 90%, ma non basta per dare per scontato un Natale libero e sicuro. Per questo Cts e Governo sono al lavoro su nuove misure sulla terza dose di vaccino, ma cresce il fronte (anche interno al Governo) di chi vorrebbe intavolare una discussione seria sull’obbligo vaccinale.

Terza dose dopo 5 mesi: il Cts vuole accorciare i tempi

L’Italia prosegue spedita nella campagna vaccinale: da lunedì 22, in anticipo, via libera alla terza dose booster di vaccino per la fascia 40-59 anni, ma non è l’unico stratagemma che il Cts sta valutando per mantenere salda la rete di sicurezza costruita in questi mesi.

A SkyTG24 il coordinatore Franco Locatelli ha infatti avanzato l’ipotesi di “ridurre l’intervallo tra il compimento del ciclo vaccinale primario e la dose booster da sei a cinque mesi. Un modo per arginare i contagi, che hanno superato quota 10.000 in un solo giorno, che va letto anche alla luce dei nuovi dati ISS diffusi nell’ultimo rapporto, che evidenzia come lo scudo del vaccino anti Covid dopo 6 mesi cala e di parecchio.

L’efficacia passa dal 79% al 55%, mentre scende al’82% il dato sulle possibilità di contrarre forme gravi.

Lo stesso professore non esclude l’idea – definita “opzione estrema” – di “considerare forme di obbligo vaccinale per alcune categorie professionali, in particolare chi assiste o è a contatto con il pubblico“. In questa categoria rientrerebbero forze dell’ordine, dipendenti della pubblica amministrazione e insegnanti

Obbligo vaccinale: il Governo potrebbe valutarlo anche per l’Italia

Nel frattempo, proprio le parole “obbligo vaccinale” potrebbero non essere presto un tabù neppure in Italia.

La vicina Austria è diventata il primo Paese europeo ad annunciare di stare lavorando ad una nuova legge per imporre l’obbligo di vaccino anti Covid-19 da febbraio 2022. Cresce infatti il fronte di coloro che vorrebbero discuterne seriamente: “Siamo stati i primi a introdurre l’obbligo vaccinale per i sanitari.

Bisogna riflettere se farlo con altre categorie” ha detto il sottosegretario alla salute Andrea Costa. Dalla parte dell’obbligo vaccinale ci sarebbero – riporta Il Sole 24 Ore – i ministri Brunetta, Franceschini e Speranza.

Spinge anche Forza Italia e anche la CGIL di Landini: “Il sindacato sei mesi fa ha posto il problema di andare verso un obbligo vaccinale che fosse discusso, vedo che qualcuno si sta svegliando con un po’ di ritardo“, riporta Ansa.

Sul fronte dei contrari, ci sono invece i Governatori Zaia e Fedriga, così come la Lega e a quanto sembra lo stesso Mario Draghi. Il premier pochi mesi fa si era detto favorevole a discutere dell’obbligo vaccinale, ma ora sarebbe su una posizione decisamente più cauta. Per il momento, quindi, si lavora ancora ad un Green Pass rafforzato, definito da Brunetta la scelta migliore per contrastare la quarta ondata.

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