Cronaca Nera

Strage di Erba, 15 anni fa il delitto commesso da Rosa e Olindo: dall’omicidio alle condanne in Cassazione

L'11 dicembre 2006 si verificava la strage di Erba, delitto per cui sono stati condannati i coniugi Rosa e Olindo Romano. I fatti di quel giorno e le condanne.
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Ricorre oggi l’anniversario della strage di Erba, compiutasi l’11 dicembre 2006 nella provincia di Como. Ecco che cosa succedeva quel giorno e quali sono gli ultimi sviluppi di questa dolorosa vicenda, per la quale sono stati condannati i coniugi Rosa e Olindo Romano.

Strage di Erba: la scoperta dei corpi con l’incendio in via Diaz

L’11 dicembre 2006, attorno alle 20, del fumo nero si alza dal civico 25 di Via Diaz, a Erba in provincia di Como. Ad accorgersene sono i coniugi Ballabio, Vittorio e Monica, che abitano nel palazzo di fronte. Vittorio Ballabio coinvolge un suo amico e vicino, Glauco Bartesaghi, che è un vigile del fuoco volontario da oltre 20 anni, e insieme si recano verso il luogo dell’incendio.

Si tratta di un appartamento in una vecchia corte appena ristrutturata e, una volta giunti sul pianerottolo, i due scoprono un uomo disteso a terra sul pavimento. La porta dell’appartamento è socchiusa e all’interno c’è il corpo di una donna che sta bruciando. Bartesaghi tenta di spegnere le fiamme e trascina il corpo sul pianerottolo. Nel frattempo, dal piano di sopra una voce femminile chiede aiuto, ma il fumo è troppo fitto e l’incendio troppo intenso per intervenire. I due uomini non hanno altra scelta che attendere l’arrivo dei Vigili del Fuoco.

Le vittime e l’unico superstite della strage di Erba

Con l’arrivo dei Vigili del Fuoco e del 118 il quadro della situazione appare subito drammatico. L’uomo ritrovato sul pianerottolo è Mario Frigerio, 65 anni, accoltellato alla gola ma sopravvissuto per una malformazione congenita alla carotide che ha scongiurato la morte per dissanguamento. Nell’appartamento divorato dal fuoco, invece, si ritrovano 3 corpi: quello di Raffaella Castagna, 30 anni, del figlioletto di appena 2 anni Youssef Marzouk, e della mamma di Raffaella, la 57enne Paola Galli.

Al piano superiore, invece, le lesioni e il monossido di carbonio hanno ucciso Valeria Cherubini, 55 anni e moglie di Mario Frigerio, e il loro cane. Tutte le vittime presentano numerose ferite da arma da taglio e colpi di spranga, alcuni dei quali sono stati rivolti alla testa e sono risultati fatali.

La testimonianza di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto

C’è un unico sopravvissuto alla strage ed è Mario Frigerio, operato e ricoverato in seguito alle gravissime lesioni riportate. Sarà ascoltato dal Pm al risveglio dal coma farmacologico. Agli inquirenti racconta di aver udito delle grida provenire dal piano di sotto, attorno alle 20 dell’11 dicembre, e di aver scorto del fumo poco più tardi, quando la moglie aveva portato fuori il loro cane.

I due coniugi erano così accorsi. “Scendiamo, la luce delle scale era accesa. Vedo la porta dei Castagna socchiusa, poi richiusa e subito dopo riaperta. In quei due secondi che si apre, nello spiraglio, vedo una faccia che non conosco” sono le parole di Frigerio agli inquirenti riprese successivamente da diverse testate. A quel punto, l’uomo viene afferrato, trascinato nell’appartamento, colpito con calci e pugni e infine accoltellato alla gola.

I primi sospetti sui colpevoli della strage di Erba: Rosa e Olindo

Qualche giorno dopo il racconto, Frigerio riconosce in Olindo Romano il suo aggressore. Nel frattempo, i sospetti si erano concentrati su Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, che aveva avuto dei precedenti per spaccio. L’uomo però si trova in Tunisia dal 2 dicembre, dunque questa pista viene scartata.

Le indagini si concentrano allora sui coniugi Romano, Rosa e Olindo, che occupano l’appartamento sotto quello della famiglia di Marzouk. Questa nuova pista svela una storia di discussioni, liti e querele tra le due famiglie, e si rafforza quando i due coniugi tengono alcuni comportamenti che insospettiscono gli inquirenti.

Rosa e Olindo, le indagini per scoprire il colpevole

A colpire gli inquirenti è l’indifferenza dei due coniugi. Rosa e Olindo non domandano cosa sia successo, al momento del loro ritorno a casa alle 22.30 dell’11 dicembre, bensì si limiterebbero a chiedere se possono rientrare in casa. Inoltre, Rosa mostrerebbe uno scontrino del McDonald’s di Como per dimostrare di avere un alibi, ma l’orario sarebbe inconsueto rispetto a quello in cui i coniugi sono soliti cenare: le 21.37, quasi 2 ore più tardi rispetto alla strage consumatasi al piano superiore.

Le perquisizioni rivelano anche ferite recenti e lividi sui corpi dei coniugi, e proseguono sequestrando alcuni abiti all’interno della loro lavatrice e ponendo delle microspie sia nel loro appartamento sia nell’automobile.

Le prove della colpevolezza di Rosa e Olindo per la strage di Erba

L’8 gennaio 2007 è il giorno in cui Rosa e Olindo sono fermati e interrogati separatamente. I coniugi si addossano ciascuno la responsabilità, escludendo il concorso dell’altro nella strage.

La ricostruzione che ne emergerà è la seguente: quell’11 dicembre 2006 Paola Galli, Raffaella Castagna e il piccolo Youssef sarebbero rientrati in casa attorno alle 19.58 ma, non riuscendo ad accendere la luce all’interno dell’abitazione, avrebbero lasciato la porta aperta. Gli aggressori ne avrebbero approfittato e li avrebbero colpiti con due coltelli, a lama lunga e lama corta, e delle spranghe.

L’incendio sarebbe poi stato appiccato per cancellare le prove, partendo dalla camera del piccolo e da quella dei genitori. Valeria Cherubini e Marco Frigerio sarebbero invece stati colpiti perché erano intervenuti a seguito del fumo, e la donna sarebbe riuscita a raggiungere il piano superiore dove sarebbe poi deceduta. Gli esami sui corpi delle vittime, infine, rivelano che alcune ferite sono state provocate da una persona mancina, com’è Rosa, e che alcune particolari ferite rinvenute sul corpo di Valeria Cherubini sono compatibili con l’altezza di Rosa.

La condanna di Rosa e Olindo e gli ultimi sviluppi della strage di Erba

Il 3 maggio 2011 Rosa e Olindo sono dichiarati colpevoli e condannati all’ergastolo, con 3 anni di isolamento diurno, nonostante abbiano ritrattato le precedenti confessioni. Già da aprile 2011, però, Azouz Marzouk si convince dell’innocenza della coppia e domanda la revisione del processo. Intenta anche il ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, adducendo ad alcuni vizi processuali, ma il ricorso verrà rigettato. La stessa sorte spetterà anche al ricorso intentato dagli avvocati difensori dei coniugi Romano.

Azouz Marzouk, professando l’innocenza di Rosa e Olindo, è incappato in un’accusa di calunnia poiché li avrebbe incolpati del reato di autocalunnia per le loro confessioni. In pratica, per Marzouk la coppia avrebbe rilasciato false dichiarazioni. Il 6 ottobre 2021, però, il giudice della settima corte penale del Tribunale di Milano ha assolto l’uomo.

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