Cronaca Nera

Omicidio di Niccolò Ciatti: scarcerato l’uomo imputato alla vigilia del processo, il dolore della famiglia

Niccolò Ciatti è morto l'11 agosto 2017, dopo essere stato aggredito e picchiato a morte fuori da un locale: in carcere attualmente era solo uno dei presunti aggressori.

È stata scarcerata l’unica persona che fino ad oggi si trovava in carcere, in attesa di processo, per l’omicidio di Niccolò Ciatti, il ragazzo di Scandicci morto in una rissa nel 2017 a Lloret de Mar.

Di grande disperazione la reazione dei genitori, che aspettano il processo a carico dell’accusato dalla morte del figlio.

Niccolò Ciatti, l’aggressione: il massacro e le ore di agonia

L’11 agosto 2017 Niccolò Ciatti ha trovato la morte in una rissa avvenuta appena fuori dal locale St Trop’, a Lloret de Mar. Per la sua morte erano stati arrestati 3 ragazzi, ma solo uno era stato effettivamente trattenuto in custodia cautelare e si trovava in carcere in Italia, a Roma.

Secondo le indagini era stato infatti il 26enne ceceno Rassoul Bissoultanov a sferrare il calcio mortale che aveva provocato il decesso di Ciatti, avvenuto in ospedale dopo ore di agonia. Ad aggredirlo erano stati però in 3 -gli altri due ragazzi erano però stati scarcerati nel giro di poco tempo.

La storia carceraria di Bissoultanov è piuttosto travagliata: dopo l’accaduto era stato arrestato in Spagna insieme ad un connazionale, dopodiché era stato scarcerato con obbligo di firma. Una successiva fuga in Germania -con ovvia violazione dell’obbligo di firma- aveva portato all’estradizione in Italia, in carcere.

Il prossimo 18 gennaio dovrebbe cominciare il processo che lo vede imputato, ma ora si teme la fuga, e dunque che il giudizio avvenga in contumacia.

Bissoultanov, rischio di fuga: processo in contumacia?

Agnese Usai, legale della famiglia Ciatti, ha dichiarato, come riporta Il Corriere della Sera: “La procura di Roma aveva disposto il giudizio immediato per Bissoultanov ovvero senza udienza preliminare e dunque tagliando i tempi di almeno un anno e mezzo. Ma adesso con la sua scarcerazione si rischia che il processo sia celebrato con l’imputato in contumacia.

 E soprattutto c’è il rischio che il ceceno possa fuggire chissà da quale parte del mondo”.

Poco tempo fa era stato Luigi Ciatti, padre del ragazzo, a commentare la notizia dell’avvio del processo, grazie all’operato del Pm Erminio Amelio e dei magistrati italiani: “Da quel maledetto agosto la mia vita e quella di mia moglie è un cammino di andata e ritorno al cimitero. A casa penso continuamente a lui. Lo vede entrare nella sua camera, giocare con la playstation, leggere, sorridere, parlare con gli amici e la fidanzata.

Abbiamo lasciato tutto come era prima.

Le sue cose sono lì, custodite come un tesoro inestimabile. Una volta mi sono messo le sue scarpe. Ho avuta la sensazione di camminare con lui”.

In Spagna a giudizio c’è Mosvar Magomadov, ceceno a suo tempo arrestato con Bissoultanov ed accusato di concorso in omicidio volontario. L’uomo è comunque a piede libero. Ciatti ha raccontato che secondo molti le indagini avrebbero chiarito l’intento puramente violento delle persone coinvolte nell’aggressione di Niccolò: “Da quel maledetto agosto la mia vita e quella di mia moglie è un cammino di andata e ritorno al cimitero. A casa penso continuamente a lui.

Lo vede entrare nella sua camera, giocare con la playstation, leggere, sorridere, parlare con gli amici e la fidanzata. Abbiamo lasciato tutto come era prima. Le sue cose sono lì, custodite come un tesoro inestimabile. Una volta mi sono messo le sue scarpe. Ho avuta la sensazione di camminare con lui”.

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