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Quirinale, pressione internazionale su Draghi bloccato a Palazzo Chigi: l’incognita Lega e i conti sul governo

Le aspirazioni di Draghi di salire al Quirinale frustrate dalle incertezze dei partiti e dalle pressioni internazionali. Il percorso a ostacoli del premier e i calcoli prima del voto
mario draghi quirinale

Nubi si addensano su Palazzo Chigi, dove Mario Draghi si prepara al periodo più duro della sua legislatura. Tra circa due settimane inizierà la votazione per scegliere il presidente della Repubblica, e la maggioranza traballa nell’incertezza come non mai. Questo sarà un passaggio delicato e importantissimo per la tenuta dell’Italia, su cui si espongono anche a livello internazionale il presidente francese Emmanuel Macron e la banca d’affari Goldman Sachs. Partiti e osservatori sembrano pronti a sbarrare al premier la strada per il Quirinale, ma i piani per il Paese sembrano legati alla presenza dell’ex presidente della Bce nelle istituzioni.

Il rischio è che, eletto il successore di Mattarella, salti anche la legislatura nell’anno cruciale dei fondi del Pnrr.

Draghi e il Quirinale: la scelta che scuote i partiti

Il premier non ha nascosto di aspirare al trasloco al Quirinale durante la sua conferenza di fine anno, e da allora è stato bersagliato dal fuoco incrociato dei partiti. La possibilità che Draghi diventi presidente della Repubblica lascia aperta l’incognita sulla tenuta del governo e il rischio di elezioni anticipate. Senza contare che l’uomo del “Whatever it takes” vigilerebbe come un falco per 7 anni sulla politica italiana, lasciando ai partiti meno libertà d’azione.

In ballo ci sono i fondi europei del Pnrr, la svolta della transizione sostenibile, un cambiamento politico e culturale appena intrapreso con esiti fondamentali per il futuro dell’Italia. La corsa per il Colle vede i partiti divisi all’interno e tra loro, in un gioco di posizionamenti e veti incrociati che blocca una seria trattativa per il dopo Mattarella. Un gioco che sta logorando lo stesso governo Draghi, la cui tenuta appare molto fragile.

La Lega minaccia il governo per tenere Draghi lontano dal Colle

Scosse e turbolenze hanno epicentro in Matteo Salvini, impegnato negli ultimi tempi in un equilibrismo tra responsabilità istituzionale e tentazioni di far cadere il governo.

La Lega sembra sempre meno affidabile come forza di maggioranza, come dimostra l’esito del Consiglio dei Ministri che ha visto Draghi capitolare alle richieste del partito sulle misure anti contagio. Le bordate arrivano però anche su altri temi, come il nucleare, dopo il dibattito aperto dalla Commissione sulla tassonomia, e sull’immigrazione, per cui Salvini chiede un cambio di rotta.

Tanto concreto è il sospetto che la Lega sia pronta a sfilarsi dalla maggioranza, che Salvini è stato costretto a rassicurare che il partito al governo “intende rimanerci, con Mario Draghi a Palazzo Chigi, per completare il lavoro“.

Le indiscrezioni sulla volontà di staccare la spina stile Papeete 2019 sarebbero “fraintendimenti o ricostruzioni fallaci“, mentre Salvini ricorda che il partito ha “una radicata tradizione di governo“.

C’è chi pensa che sia Giancarlo Giorgetti a muoversi per spostare la Lega all’opposizione, così da aprire la strada del Colle per Mario Draghi. Il ministro, grande supporter del governo, da tempo sembra lavorare per logorare la leadership salviniana o per correggere il tiro del leader.

Giorgetti fiuta la possibilità che la maggioranza sia finita comunque vada e la sua sarebbe una mossa per assicurare la permanenza di Draghi nelle istituzioni, senza danneggiare la Lega.

La maggioranza Ursula post Draghi? Come si muovono i partiti

In molti tra le stanze delle sedi partitiche stanno facendo i conti con il fatto che la maggioranza potrebbe avere i giorni contati, comunque vada. Dopo le iniziali resistenze sull’abbandono di Palazzo Chigi del presidente del Consiglio, si pensa ora alla possibilità del trasloco al Quirinale con un patto post voto che scongiuri le elezioni anticipate.

In particolare, come spiega Antonio Polito sul Corriere, si ventila l’idea di una “maggioranza Ursula” su modello europeo, cioè la convergenza su un nome che guidi l’esecutivo che unisca parte del centro-destra e centro-sinistra. Al momento si pensa a Paolo Gentiloni, con la Lega all’opposizione, mentre se Salvini decidesse di restare allora toccherebbe a un tecnico, che sia Franco o Cartabia.

Posizioni più chiare da parte dei partiti dovrebbero arrivare la settimana prossima. Si comincia con gli incontri tra i parlamentare del Movimento 5 Stelle e Conte lunedì 10, quando ci sarà anche la conferenza stampa del premier, e il giorno dopo sarà la segreteria PD a riunirsi.

Letta poi guiderà la direzione con i gruppi di Camera e Senato giovedì, per chiudere con il vertice di centro-destra venerdì.

Le pressioni internazionali su Draghi per boicottare l’opzione Colle

Non sono solo le correnti avverse del mare interno a pesare su Mario Draghi, ma anche la discesa in campo di esponenti internazionali. A ficcare il naso negli affari italiani è Emmanuel Macron. Il presidente francese, subissato dalle polemiche per la gestione della pandemia ma in testa ai sondaggi in vista delle elezioni, vuole approfittare dell’uscita di scena di Angela Merkel per raccogliere la guida dell’Europa. E l’unico altro contendente al ruolo è proprio Mario Draghi, che in caso salisse al Colle continuerebbe a essere una figura di riferimento per anni, mentre la permanenza a Palazzo Chigi lo lascerebbe in balia del fisiologico logoramento della politica italiana.

Macron ha quindi deciso di schierarsi sottilmente per una continuazione del governo Draghi: “Non ho l’abitudine di commentare le questioni di politica interna, incluse quelle di un Paese amico“, ha dichiarato, “Ma posso semplicemente dire che oggi abbiamo molta fortuna ad avere un presidente della Repubblica e un presidente del consiglio italiani così coraggiosi, europeisti e amici della Francia“. Anche Goldman Sachs ha fatto trasparire la sua preoccupazione in caso il premier prendesse la via del Quirinale. In pericolo, fa sapere la banca d’affari, ci sarebbe la fiducia che un altro esecutivo dovrebbe guadagnare e il possibile ritardo nell’attuazione del Recovery e delle riforme. Macigni sulla strada di Draghi verso il Colle, anche se il premier resta comunque il nome più accreditato come successore di Mattarella.

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