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Pier Ferdinando Casini, una lunga storia politica dalla DC fino alla tormentata alleanza con Berlusconi

Uno degli ultimi nomi per la carica di Presidente della Repubblica è quello di Pier Ferdinando Casini. Ecco la sua lunga carriera politica, tra alleanze e il sogno di un grande centro.
Pier Ferdinando Casini, una lunga storia politica dalla DC fino alla tormentata alleanza con Berlusconi

Nel toto nomi per il nuovo Presidente della Repubblica, negli ultimi giorni è spuntato quello di Pier Ferdinando Casini. Si tratta di uno dei nomi più “politici” tra quelli in lizza, grazie alla sua lunga carriera iniziata con la Democrazia Cristiana e caratterizzata dalla tormentata alleanza con Silvio Berlusconi e il centrodestra. Ecco qual è stato il percorso politico di Casini.

Pier Ferdinando Casini, l’ingresso della Democrazia Cristiana e poi a Montecitorio

Pier Ferdinando Casini nasce in un ambiente già improntato alla politica, perché il padre Tommaso è docente di lettere e dirigente della Democrazia Cristiana a Bologna.

La carriera politica di Casini inizia nel 1980, l’anno successivo al conseguimento della laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna, entrando nel direttivo nazionale giovanile della Democrazia Cristiana e diventandone Consigliere Comunale a Bologna. Casini viene eletto alla Camera dei Deputati nel 1983 appena 27enne, ottenendo oltre 34.000 voti. Nel 1989 viene inserito nella Direzione Nazionale del partito da Arnaldo Forlani, di cui Casini era diventato stretto collaboratore. Tra il 1987 e il 1992 diventa Vicepresidente della prima Commissione Stragi e membro delle Commissioni Giustizia, Trasporti e delle Attività produttive.

Casini e la scommessa sul centrodestra: il primo Governo Berlusconi

Nel 1993 la Democrazia Cristiana finisce sotto la lente di ingrandimento di Mani Pulite durante Tangentopoli e Pier Ferdinando Casini propone un’alleanza con Forza Nuova, che all’epoca era la nuova formazione politica di Silvio Berlusconi, ma anche con il Movimento Sociale Italiano di Gianfranco Fini e la Lega Nord di Umberto Bossi. Mentre la Democrazia Cristiana sembra propendere per un’alleanza con il Partito Democratico, Casini e Clemente Mastella fondano il Centro Cristiano Democratico in data 18 gennaio 1994.

Nello stesso anno Casini viene eletto nel Parlamento Europeo e viene rieletto nella quota proporzionale tra le fila di Forza Italia. Pier Ferdinando Casini appoggia così primo Governo Berlusconi. Al termine della legislatura, nel 1996, partecipa alle elezioni con il suo partito insieme ai Cristiani Democratici Uniti di Rocco Buttiglione. Sarà all’opposizione dei governi di alleanza elettorale dell’Ulivo, alleanza di sinistra a cui aderisce anche Clemente Mastella dopo la rottura con Casini.

L’elezione di Casini a Presidente della Camera e la nascita dell’UDC

Il 31 maggio 2001 Pier Ferdinando Casini viene eletto in qualità di Presidente della Camera dei Deputati, dopo che la sua coalizione ottiene la vittoria alle elezioni.

È durante la presidenza di Casini che Marco Biagi sarà assassinato dalle Nuove Brigate Rosse, in data 19 marzo 2002. Nello stesso anno nasce l’UDC, l’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, che unisce il Centro Cristiano Democratico e i Cristiani Democratici Uniti. Sempre nel 2002, precisamente il 14 novembre, papa Giovanni Paolo II accoglie l’invito di Casini e di Marcello Pera, Presidente del Senato, e si reca per la prima volta nella storia a Montecitorio.

La crisi tra Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi: il sostegno al Governo Monti

Il rapporto tra Berlusconi e Casini si incrina a partire dal 2006, durante il secondo Governo Prodi. Il 2 dicembre di quell’anno, infatti, i leader del centrodestra Berlusconi, Bossi e Fini organizzano una manifestazione a Roma, mentre Casini sceglie di recarsi a Palermo. Nell’aprile 2007 si svolge a Roma il terzo congresso dell’UDC, dove Pier Ferdinando Casini dichiara la volontà di intraprendere un’opposizione autonoma al Governo del centro-sinistra.

Nel 2008 Casini si separa in via definitiva da Silvio Berlusconi, aderendo all’Unione di Centro, di cui sarà eletto capogruppo alla Camera dei Deputati. Manterrà questa carica fino al 2012. Nel 2011 Casini appoggia con l’UDC il Governo tecnico di Mario Monti, assieme alla “strana maggioranza” composta dal Popolo delle Libertà, Partito Democratico e Futuro e Libertà per l’Italia. Il 30 marzo 2012, Pier Ferdinando Casini scrive a Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, per rinunciare ai benefici derivanti dall’aver ricoperto la stessa carica.

L’appoggio al Governo Letta e al Governo Renzi

Nel 2013 Casini appoggia il Governo Letta e viene eletto Presidente della Commissione Esteri del Senato.

In quell’anno la Commissione ratifica la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e quella domestica. Nel 2014 guiderà una delegazione di parlamentari in India per verificare le condizioni dei due marò italiani. A livello politico, nel 2013 ha termine l’alleanza tra UDC e Scelta Civica, di Mario Monti, mentre nel 2014 Casini sceglie di ritornare a un’alleanza politica con Forza Italia e con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Nello stesso anno l’UDC appoggia il Governo di Matteo Renzi.

L’uscita di Pier Ferdinando Casini dall’UDC e la fiducia al Governo Conte bis

Nel 2016 l’UDC non aderisce ai comitati per il sì al referendum costituzionale e Pier Ferdinando Casini non rinnova la tessera elettorale. A dicembre, Casini fonda Centristi per l’Italia e sostiene il Governo Gentiloni. Nel 2017, la nuova forza politica cambia nome in Centristi per l’Europa. Nel 2018, Casini viene eletto come Presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche e si dimette dalla Presidenza della Commissione Esteri. Appoggerà il Partito Democratico nelle elezioni europee del 2019 e, a maggio del medesimo anno, interviene insieme all’ambasciatore italiano in Venezuela Placido Vigo per consentire l’espatrio a due parlamentari dell’Assemblea nazionale venezuelana, Mariela Magallanes e Américo, minacciati dal governo di Nicolás Maduro. Nel 2020, Casini esprime voto contrario al referendum costituzionale sul taglio del numero di parlamentari voluto dal primo Governo Conte. Il 19 gennaio 2021 Casini vota la fiducia al secondo Governo Conte. Il suo nome sta circolando negli ultimi giorni come possibile candidato per la carica di Presidente della Repubblica.

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