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“Folle zar” Navalny contro Putin e l’aggressione all’Ucraina. Le parole dal carcere e l’invito alla rivolta

Navalny si trova in carcere per scontare una pena di 3 anni e 5 mesi per aver violato la libertà vigilata, quando incosciente ha lasciato la Russia per la Germania dopo l'avvelenamento.
"Folle zar" Navalny contro Putin e l'aggressione all'Ucraina. Le parole dal carcere e l'invito alla rivolta

Alexei Navalny, oppositore russo in carcere da quasi un anno, torna a parlare e a rivolgersi ai suoi connazionali. Con una lunga lettera Navalny ha duramente condannato l’aggressione all’Ucraina chiedendo ai cittadini di ribellarsi. Il dissidente ha ribadito più volte che è l’ora della pace in Russia, ringraziando coloro che hanno protestato in questi giorni e che sono stati arrestati.

Navalny poi ha attaccato duramente anche la figura di Putin e le sue azioni da “Folle zar“.

La dichiarazione di Navalny dal carcere

Una lunga lettera affidata ai social, sul suo profilo Instagram ufficiale, così Alexei Navalny ha preso la parola dalla colonia penale 2, sita a circa due ore di auto da Mosca, nella quale sta scontando la pena dopo la condanna di 3 anni e 5 mesi per aver violato la libertà vigilata (quando era stato trasportato d’urgenza in Germania dopo il tentativo di avvelenamento).

L‘appello di Navalny inizia con un palese richiamo all’incipit della dichiarazione d’Indipendenza americana del 1776 con un “Noi la Russia” che ricorda quel “Noi, il popolo” che ha guidato la rivoluzione. Navalny prosegue poi con la sua personale dichiarazione: “Vogliamo essere una nazione di pace. Purtroppo, poche persone ci chiamano così ora”.

L’appello ai cittadini russi a ribellarsi

Il testo prosegue con una appello ai russi di ribellarsi all’autocrazia di Putin: “Almeno non diventiamo una nazione di persone silenziose spaventate. Vigliacchi che fingono di non notare la guerra aggressiva scatenata dal nostro ovviamente folle zar contro lUcraina. Non posso, non voglio e non starò in silenzio, guardando come le sciocchezze pseudo-storiche sugli eventi di 100 anni fa sono diventate una scusa per i russi per uccidere gli ucraini e quelli, difendendosi, hanno ucciso i russi”.

“Siamo negli anni XX del XXI secolo, e stiamo guardando le notizie di persone che bruciano in carri armati e case bombardate. Guardiamo in TV le vere minacce per iniziare una guerra nucleare”.

Navalny: “Putin non è la Russia”

L’attacco del dissidente Navalny procede diretto contro Putin, partendo dalle sue origini e dai valori che l’hanno sempre accompagnato, ha scritto: “Vengo dall’URSS. Sono nato lì. E la frase principale da lì – della mia infanzia – ‘lotta per la pace’. Invito tutti a scendere in piazza e a lottare per la pace”.

Putin non è la Russia. E se c’è qualcosa in Russia in questo momento di cui puoi essere più orgoglioso, sono quelle 6.835 persone che sono state detenute perché – senza alcuna chiamata – sono scese in piazza con cartelli “niente guerra”.

L’appello a combattere la guerra ad ogni costo

La lettera di Navalny si conclude con un lungo e appassionato appello alla ribellione contro la violenza e la guerra, senza avere paura delle minacce del governo sulle possibili conseguenze: “Dicono che chi non ci va e non rischia di essere arrestato non può convocare una manifestazione.

Sono già in prigione, quindi penso di poterlo fare. Non puoi aspettare un giorno”.

“Ovunque tu sia. In Russia, Bielorussia o dall’altra parte del pianeta. Recati nella piazza principale della tua città tutti i giorni feriali alle 19:00 e alle 14:00 nei fine settimana e nei giorni festivi. Se puoi fare una processione, fallo nel fine settimana. Sì, poche persone possono uscire il primo giorno. E nel secondo – ancora meno. Ma dobbiamo, stringendo i denti e superando la paura, uscire allo scoperto e chiedere la fine della guerra. Ogni persona arrestata deve essere sostituita da due nuovi arrivati”.

E infine: “Se per fermare la guerra dobbiamo riempire di noi stessi prigioni e carri, riempiremo di noi stessi prigioni e carri. Tutto ha un prezzo e ora, nella primavera del 2022, questo prezzo lo dobbiamo pagare. Nessun altro. Non ‘siamo contro la guerra’. Combattiamo contro la guerra”.

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