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Mosca apre corridoi umanitari in Ucraina, ma portano in Russia e Bielorussia: la mossa di Putin infiamma Kiev

Guerra Ucraina - Secondo Kiev, Mosca avrebbe preparato una sorta di “trappola” per i civili in fuga. Sì a corridoi umanitari, ma soltanto verso Russia e Bielorussia. La mossa del Cremlino.
Mosca apre corridoi umanitari in Ucraina, ma portano in Russia e Bielorussia: la mossa di Putin infiamma Kiev

Una sorta di “trappola” per i civili in fuga attraverso i corridoi umanitari aperti da Mosca in 4 città dell’Ucraina: questa la denuncia di Kiev, secondo cui Vladimir Putin avrebbe avviato canali di uscita per la popolazione, ma diretti soltanto verso Russia e Bielorussia. Nel cuore della matrice dell’offensiva di cui oggi le cronache parlano senza sosta. I bombardamenti sulle aree urbane non si sarebbero mai interrotti e arrivano immagini di devastazione e morte dall’arena del conflitto. Mentre l’Eliseo smentisce la versione del Cremlino che sostiene di aver concordato con Emmanuel Macron un piano di evacuazione verso i due Paesi.

Corridoi umanitari in Ucraina, Kiev denuncia: diretti solo verso Russia e Bielorussia

I corridoi umanitari aperti da Mosca in 4 città ucraine – Kiev, Mariupol, Kharkiv e Sumy – porterebbero i civili soltanto in Russia e Bielorussia. Praticamente tra le braccia del nemico. A denunciarlo questa mattina è il governo ucraino, secondo cui Putin avrebbe compiuto una mossa che condurrebbe la popolazione, già fortemente provata dalla guerra, in un vicolo cieco. Una proposta che l’Ucraina ha definito “totalmente immorale”, come riportato da un portavoce del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Bbc.

Secondo il Cremlino, riferiscono le principali agenzie di stampa internazionali, l’idea di strutturare in tal modo l’operazione di cessate il fuoco e predisposizione dell’evacuazione sarebbe stata concordata con il presidente francese Macron, ma l’Eliseo smentisce: “Mai chiesto l’apertura di corridoi umanitari verso la Russia“.

Diplomazia nelle sabbie mobili: atteso terzo round negoziati, ma le bombe non si fermano

Atteso per oggi, nel pieno dell’escalation militare, il terzo round di negoziati. La sensazione, anche stavolta, è che ci si trovi in una situazione di “sabbie mobili” senza una vera e propria potenzialità risolutiva dei colloqui.

Secondo quanto riportato da Interfax, la delegazione russa e quella ucraina dovrebbero incontrarsi alle 15 ora di Mosca (le 12 in Italia) nella foresta di Belovezhskaya Pushcha, regione di Brest, in Bielorussia, teatro del precedente colloquio.

Gli sforzi diplomatici messi in campo anche dall’Occidente restano avvolti da un fitto mantello di incognite, soprattutto per la reiterata richiesta di Mosca relativamente alla fine delle ostilità: secondo il Cremlino sarà possibile soltanto in caso di resa incondizionata di Kiev alle richieste della Russia.

Putin “non cede su niente“, ha riportato l’Eliseo dopo il più recente confronto telefonico tra Macron e Putin: Mosca non molla i suoi obiettivi – il presidente russo parla di “smilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina” -, determinata a raggiungerli con ogni mezzo, “la negoziazione o la guerra“.

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