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Civili evacuati dall’acciaieria di Mariupol, Zelensky: “Stiamo lavorando per portare fuori i nostri militari”

È terminata l'evacuazione di tutti i civili che si erano rifugiati all'interno dell'acciaieria di Mariupol. Nel contempo non si ferma l'offensiva russa nel Lungansk.
Civili evacuati dall'acciaieria di Mariupol, Zelensky: "Stiamo lavorando per portare fuori i nostri militari"

Attimi di sollievo in Ucraina, dove è stata completata l’evacuazione di tutti i civili rimasti asserragliati all’interno dall’acciaieria Azovstal a Mariupol. Nel frattempo, però, le bombe russe hanno devastato una scuola nella regione di Lugansk.

Evacuati 300 civili dall’acciaieria a Mariupol: completata la prima fase

Si è conclusa la prima parte del piano di evacuazione dell’acciaieria Azovstal a Mariupol. Tutti i civili che si erano rifugiati al suo interno sono stati evacuati: si tratta di oltre 300 persone tra donne, bambini e anziani. L’annuncio è stato dato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha precisato come durante la seconda fase si passerà all’evacuazione dei feriti e dei medici rimasti all’interno del complesso siderurgico.

In questo caso, però, sarà necessario il “rispetto degli accordi da parte di tutti” e il “fatto che nessuno menta”. Il processo di evacuazione è stato reso possibile da 3 giorni di cessate il fuoco e dal coordinamento con la Croce Rossa e le Nazioni Unite.

Stiamo lavorando per portare fuori i nostri militari“, l’annuncio del presidente Zelensky

Nel corso delle successive operazioni di evacuazione, Zelensky ha dichiarato che “stiamo lavorando per portare fuori i nostri militari, tutti gli eroi che difendono Mariupol.

È molto difficile, ma importante. Sono sicuro che tutti capiscono il motivo principale di questa difficoltà. Ma non perdiamo la speranza, non ci fermiamo”. Il presidente ucraino ha concluso spiegando come “Ogni giorno cerchiamo un’opzione diplomatica che possa funzionare”. Si stima che siano circa 2.000 i militari asserragliati nei cunicoli dell’acciaieria. Tra i militari rimasti all’interno della strutturs c’è Serhiy Volyna, il comandante del 36esimo battaglione del reggimento Azov, che sul proprio profilo Facebook ha lanciato un appello scrivendo “Poteri superiori, stiamo aspettando il risultato delle vostre azioni… il tempo stringe e il tempo è la nostra vita!

”.

Bombardamenti su una scuola nel Lungansk: c’erano 90 persone nei sotterranei

Nel frattempo, l’aggressione russa non si arresta. Il governatore di Lugansk Serhiy Haidai ha dato la notizia su Telegram del bombardamento di una scuola nel villaggio di Belogorovka.

Si stima che nel sotterranei dell’edificio fossero nascoste circa 90 persone, rimaste coinvolte nell’incendio che si è sviluppato dopo il bombardamento. Almeno 30 sarebbero già state salvate, come riferiscono i media ucraini tra cui Ukrinform.

Dalle macerie sarebbero già state estratte 2 vittime ma, come riferisce l’agenzia Reuters, si teme che gli altri 60 civili non siano sopravvissuti.

L’Occidente intanto guarda con preoccupazione alla possibilità di un’escalation della guerra, come ha ipotizzato il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. Gli Stati Uniti sono invece pronti ad approvare una nuova legge per velocizzare l’invio di armi all’Ucraina entro lunedì 9 maggio, una data che riveste una grande importanza per la Russia. Da parte del Programma alimentare mondiale (Pam) arriva infine un appello per riaprire i porti ucraini nella zona di Odessa ed evitare così l’abbattersi di una carestia.

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