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Paolo Calissano, la notizia shock: cosa gli hanno fatto. “È sconvolgente!”

Pubblicato: 04/12/2023 11:03

Una parabola tragica, quella di Paolo Calissano, cui, adesso, si aggiunge un altro orribile tassello con l’arresto dell’amministratore di sostegno. L’attore genovese, che negli anni Duemila fece sognare milioni di telespettatori nella soap opera di Canale 5, Centovetrine, era stato trovato morto  la notte del 29 dicembre del 2021 nella sua casa di Roma, nel quartiere della Balduina. Il fratello Roberto, in un’intervista al Corriere della sera, dichiarò che, ad ucciderlo, era stata un’intossicazione di farmaci antidepressivi.
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L’arresto dell’amministratore di sostegno

In questi momenti, arriva la notizia che la guardia di finanza ha eseguito la misura emessa dal gip su richiesta della procura di Genova nei confronti dell’avvocato Matteo Minna, l’amministratore di sostegno di Calissano. Secondo l’accusa avrebbe fatto sparire soldi dal conto dell’attore e di altri amministrati. Oltre agli arresti è stato disposto il sequestro di beni e conti correnti. (Continua dopo la foto)

Le accuse all’avvocato di Calissano

Gli inquirenti gli contestano il peculato aggravato perché si sarebbe appropriato di 817.326 euro, la falsità ideologica perché avrebbe redatto false relazioni di sintesi sull’andamento delle amministrazioni di sostegno a lui affidate, la falsa perizia per errore determinato da inganno perché avrebbe indotto in errore il consulente incaricato dal giudice tutelare di Genova di esaminare la gestione patrimoniale e la regolarità dei rendiconti presentati in relazione agli incarichi di amministratore di sostegno affidatigli. Secondo quanto emerso dalle indagini, a Calissano avrebbe sottratto mezzo milione. Il grosso, insomma.

Per gli investigatori del nucleo di polizia economico-finanziaria, Minna avrebbe commesso una serie di irregolarità nella gestione dei patrimoni degli amministrati (approfittandosi dell’età avanzata o delle fragilità) e di non avere presentato rendiconti.

L’avvocato avrebbe prelevato ripetutamente dai conti correnti degli assistiti cifre che poi sarebbero confluite sul suo conto personale. Tali movimenti di denaro, spesso non rendicontati al giudice tutelare, venivano giustificati quali pagamenti di fatture (false) per compensi per assistenza legale o per altre prestazioni professionali di cui non è stata rinvenuta traccia. Per nascondere i prelievi Minna ha firmato relazioni periodiche di sintesi ideologicamente false sull’andamento delle amministrazioni di sostegno a lui affidate omettendo di riferire su circostanze rilevanti. L’indagato ha presentato al Ctu fatture false (in alcuni casi con numeri e date relative ad altre fatture emesse nei confronti di altri clienti, in altri casi duplicazioni di fatture precedentemente emesse nei confronti dello stesso assistito) quale giustificazione dei trasferimenti di denaro indebitamente effettuati dal conto intestato all’amministrato a favore del proprio conto personale

Ultimo Aggiornamento: 04/12/2023 11:04