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Asset russi congelati, l’Europa accelera: svolta storica per aiutare Kiev

Pubblicato: 12/12/2025 19:43

Il dibattito sul futuro dei beni russi congelati in Europa entra in una fase decisiva, tra aperture politiche e cautele giuridiche. Il premier belga Bart De Wever ha riconosciuto che l’utilizzo degli asset immobilizzati per sostenere l’Ucraina sarà «un’impresa ardua», ma non impossibile, a condizione che i Paesi europei scelgano di muoversi in maniera coordinata. Le sue parole sono arrivate al termine di un incontro bilaterale a Downing Street con il primo ministro britannico Keir Starmer, occasione in cui i due leader hanno affrontato il nodo delle responsabilità legali e delle differenze di contesto tra Regno Unito e Unione europea. De Wever ha spiegato che Starmer «capisce i nostri problemi, le nostre responsabilità, le nostre preoccupazioni legali», sottolineando però una distinzione sostanziale: «loro hanno 8 miliardi di euro di beni russi immobilizzati, noi 190».


La disparità delle cifre rende evidente quanto la questione sia particolarmente sensibile per Bruxelles, dove il volume degli asset congelati espone le istituzioni europee a rischi politici e giuridici più elevati. Nonostante ciò, il clima che emerge dai vertici è quello di una crescente determinazione a trasformare il congelamento in uno strumento attivo di pressione e sostegno a Kiev, superando i limiti finora imposti dalle procedure ordinarie.

Il messaggio politico dell’Unione europea

In questa direzione si inserisce anche l’intervento della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha salutato con favore le decisioni assunte a livello comunitario. «Accolgo con favore la decisione del Consiglio sulla nostra proposta di continuare l’immobilizzazione degli asset sovrani russi», ha scritto, spiegando che «stiamo inviando un forte segnale alla Russia: finché questa brutale guerra di aggressione continuerà, i costi per la Russia continueranno ad aumentare». Parole che rafforzano il valore simbolico e strategico della scelta europea, definita «un messaggio potente per l’Ucraina», con l’obiettivo di rendere il Paese «ancora più forte sul campo di battaglia e al tavolo dei negoziati».


Sul piano operativo, gli Stati membri hanno dato il via libera all’uso dell’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, una base giuridica che consente di congelare gli asset russi senza una scadenza prefissata e senza dover ricorrere al rinnovo semestrale delle sanzioni. Questo passaggio elimina di fatto il potere di veto di singoli Stati e viene giustificato da «circostanze eccezionali» e dai «gravi rischi economici causati dall’aggressione russa». La decisione, approvata da 25 Paesi su 27, apre ora la strada all’impiego degli asset congelati come garanzia per un prestito di riparazione destinato a Kiev, segnando un nuovo capitolo nella risposta europea alla guerra.

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