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Attentato a Ranucci, la bomba era composta da gelatina cava e polvere pirica

Pubblicato: 16/12/2025 15:32

Lo scorso 16 ottobre, una bomba artigianale di circa un chilo è esplosa davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, a Campo Ascolano, tra Roma e Torvajanica. L’attentato ha completamente distrutto l’auto del giornalista e quella della figlia, senza causare feriti.

Secondo le analisi sui resti dell’esplosivo, la bomba conteneva polvere pirica e gelatina da cava ed era attivata con una miccia posta nella parte superiore. L’ordigno, rudimentale e collocato in un vaso, «avrebbe potuto uccidere», come sottolineato dallo stesso Report, raccontando la potenza della deflagrazione.

Le indagini sono affidate alla Dda di Roma e ai carabinieri dei nuclei investigativi di Roma e Frascati. Si procede per i reati di danneggiamento e violazione della legge sulle armi, entrambi aggravati dal metodo mafioso. Gli inquirenti stanno valutando anche il coinvolgimento della criminalità organizzata presente nella zona.

Le prime risultanze delle analisi forensi confermano la pericolosità dell’ordigno e la sua natura artigianale. L’assenza di vittime è stata fortunosa, ma gli investigatori sottolineano che la deflagrazione avrebbe potuto provocare morti o feriti gravi.

Dopo l’attentato, Ranucci è stato audito in Commissione parlamentare Antimafia, dove ha fornito dichiarazioni sulla possibile responsabilità della criminalità organizzata. Alcune parti dell’audizione, riguardanti un presunto pedinamento da parte dei servizi segreti, erano state secretate.

Le dichiarazioni rese da Ranucci sono state trasmesse alla Procura, su richiesta degli inquirenti. La Commissione di Vigilanza Rai, l’11 dicembre, ha acconsentito all’unanimità all’acquisizione delle parti secretate, dopo che anche il Copasir aveva richiesto la documentazione.

Dopo l’attentato, il giornalista è stato valutato «in forte pericolo». Il Viminale ha quindi disposto il potenziamento della scorta, portandola da due a quattro agenti, con l’aggiunta di un’auto blindata.

L’attacco ha suscitato preoccupazione nel mondo giornalistico e istituzionale. La vicenda ha acceso i riflettori sulla sicurezza dei giornalisti investigativi in Italia e sul ruolo della criminalità organizzata nelle minacce a cronisti e operatori dell’informazione.

Le indagini continuano per identificare i mandanti e comprendere i motivi dell’attentato. Gli investigatori mantengono alta l’attenzione sulla zona di Campo Ascolano e Torvajanica, monitorando possibili collegamenti con la malavita locale e altre minacce a giornalisti.

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