
Il giornalista Vittorio Feltri, noto per le sue posizioni spesso taglienti e controcorrente, ha espresso un parere che ha destato sorpresa durante la sua partecipazione al programma “È sempre Cartabianca” su Rete4, condotto da Bianca Berlinguer. La sua inaspettata convergenza di vedute con il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, su una specifica vicenda lavorativa ha costituito il fulcro di un dibattito acceso, subito dopo essere stato protagonista di un vivace scambio con uno studente universitario.
L’episodio che ha catalizzato l’attenzione riguarda i controversi “test del carrello” adottati da un’azienda della grande distribuzione, che hanno portato al licenziamento di alcuni dipendenti. La notizia, aggiornata al 16 dicembre 2025, ha messo in luce la precarietà e l’umiliazione subita da lavoratori con storie personali complesse, amplificando il dibattito sulle tutele e sui diritti in ambito lavorativo.
Il contesto del “test del carrello”
La polemica nasce da una pratica aziendale in cui alcuni ispettori, agendo come normali clienti, hanno sottoposto i dipendenti a un “test del carrello”. Questo consisteva nel posizionare all’interno del carrello prodotti non pagati, per poi verificare se il lavoratore, presumibilmente alla cassa, si accorgesse o meno della merce non registrata. Il “fallimento” della prova, ovvero la mancata individuazione dei prodotti, è stato interpretato dall’azienda come motivo per l’adozione di provvedimenti disciplinari, culminati in alcuni casi nel licenziamento. Il servizio trasmesso durante la trasmissione ha dato voce a una delle lavoratrici colpite, una donna di 58 anni con 33 anni di servizio, che si trova in una difficile situazione familiare di monoreddito, dovendo sostenere un figlio e una madre disabile. La donna ha raccontato di essersi sentita profondamente umiliata dalla situazione, al punto da doversi recare al pronto soccorso, e al suo rientro ha ricevuto la notifica del provvedimento di licenziamento. Questo tipo di pratica investigativa interna, percepita come una trappola o una caccia alle streghe, solleva interrogativi non solo sulla legalità e sulla proporzionalità delle sanzioni, ma anche sull’etica e sulla morale dei rapporti di lavoro all’interno delle grandi aziende.
La posizione inattesa di Feltri e l’accordo con Landini
Di fronte a tale scenario, la conduttrice Bianca Berlinguer ha interpellato gli ospiti, tra cui Vittorio Feltri. In precedenza, la trasmissione aveva riportato la chiara e decisa posizione di Maurizio Landini, segretario della CGIL, il quale aveva affermato senza mezzi termini che “I licenziamenti vanno ritirati e basta”, bocciando ogni ipotesi di commutazione in altre misure. Ed è proprio su questa linea che si è inaspettatamente allineato il noto giornalista. Feltri, commentando la vicenda, ha dichiarato di essere “scioccato” e ha ammesso, con una punta di ironia auto-riferita, che era la “prima volta che succede” di trovarsi d’accordo con il segretario della CGIL. La sua sintesi è stata netta: “Per la prima volta sono d’accordo con Landini. È un pretesto per colpire il lavoratore“. Questa dichiarazione ha un peso specifico notevole, provenendo da una figura spesso associata a posizioni più conservative in materia di lavoro. L’identificazione del “test del carrello” come un mero pretesto, piuttosto che come una legittima verifica, sottolinea una percezione di ingiustizia palese che trascende le tradizionali divisioni ideologiche. L’accordo tra Feltri e Landini su un tema di giustizia sociale e tutela del lavoratore rappresenta un momento significativo nel dibattito pubblico, evidenziando come alcune pratiche aziendali possano superare una soglia di accettabilità morale e lavorativa, unendo voci altrimenti distanti.
L’acceso scambio con lo studente universitario
Il collegamento di Vittorio Feltri ha avuto anche un secondo momento di forte impatto, innescato da un breve e vivace scambio con un giovane studente universitario presente in studio. Lo studente in questione era noto per aver recentemente contestato la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, in occasione di un evento, riguardo la questione del “semestre filtro”, il nuovo sistema proposto per l’accesso alla facoltà di Medicina. Feltri, affrontando la questione, ha mantenuto il suo tono schietto e provocatorio, mostrando insofferenza verso la protesta dello studente. Pur ammettendo di non conoscere la vicenda “nel dettaglio”, il giornalista ha minimizzato l’episodio e il clamore mediatico suscitato, contrapponendo la sua esperienza personale a quella del giovane. La sua sintesi, che ha fatto ricorso a un linguaggio colorito, è stata un invito secco e diretto allo studente a concentrarsi sul futuro professionale, piuttosto che sulle proteste universitarie. L’episodio ha messo in luce il divario generazionale e di prospettive tra il giornalista navigato e lo studente attivista, riflettendo le diverse sensibilità riguardo le modalità di protesta e l’accesso al mondo accademico e lavorativo. La sua conclusione, per quanto estremamente diretta, ha marcato un netto distacco dall’attenzione riservata alla questione del “test del carrello”, spostando il focus dal diritto al lavoro alla critica della protesta giovanile.
Riflessioni sulla giustizia e la precarietà del lavoro
La doppia dinamica che ha caratterizzato la partecipazione di Feltri al programma evidenzia la complessità del dibattito socio-economico attuale. Da un lato, il suo inatteso appoggio a Landini sul caso del licenziamento, descritto come un “pretesto”, getta luce sulla crescente consapevolezza che alcune forme di controllo aziendale superano il limite dell’equità, trasformandosi in veri e propri strumenti di precarietà emotiva e lavorativa. La storia della dipendente licenziata è un crudo esempio delle ripercussioni che simili decisioni aziendali possono avere su vite già provate da oneri familiari e difficoltà economiche. La convergenza di Landini e Feltri su questo punto suggerisce una diffusa percezione di ingiustizia che potrebbe influenzare il dibattito sulla Manovra economica e sui diritti dei lavoratori in Italia. Dall’altro lato, il confronto con lo studente ripropone la perenne tensione tra le generazioni su come affrontare il cambiamento e le difficoltà sistemiche, dall’accesso all’università alla creazione di un futuro professionale. Il commento di Feltri, sebbene ruvido, riassume una visione che predilige l’azione e il lavoro concreto alla contestazione accademica, un tema che è di particolare rilevanza in un Paese alle prese con le sfide di lavoro e università. La serata televisiva ha quindi offerto uno spaccato della società italiana, divisa tra la necessità di tutelare i diritti fondamentali dei lavoratori più vulnerabili e il dibattito sulle migliori strategie per il futuro dei giovani.


