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Ucraina, la guerra di Putin e il paradosso del fallimento annunciato

Pubblicato: 16/12/2025 14:48
russia-ucraina putin

Le parole pronunciate dal presidente della Camera Lorenzo Fontana oggi sulla guerra in Ucraina segnano un passaggio politico e simbolico tutt’altro che marginale. Definire il conflitto come un “fallimento per la Russia” non è solo una valutazione militare, ma una lettura strategica che coglie il senso profondo di ciò che è accaduto dal febbraio 2022 a oggi. Una lettura che condividiamo pienamente.

Una guerra nata per rafforzare la Russia e finita per indebolirla

L’obiettivo di Vladimir Putin era chiaro: riaffermare il ruolo della Russia come grande potenza globale, capace di imporre la propria sfera di influenza nello spazio post-sovietico. A distanza di anni, il risultato è opposto. Mosca si ritrova più isolata sul piano internazionale, economicamente e politicamente logorata, costretta a rivedere le proprie ambizioni strategiche.
Fontana coglie un punto centrale quando parla di una Russia che “si crede una grande potenza” ma che, nei fatti, si comporta oggi come una media potenza indebolita, sempre più dipendente da Pechino. Un ribaltamento degli equilibri che rappresenta una sconfitta ben più grave della mancata conquista militare dell’Ucraina.

Vittorie tattiche, sconfitta strategica

È vero, come riconosce lo stesso presidente della Camera, che la Russia ha ottenuto risultati territoriali limitati. Ma la storia insegna che le guerre non si vincono con il controllo di porzioni di territorio, bensì con il raggiungimento degli obiettivi politici. E sotto questo profilo, l’invasione dell’Ucraina si è rivelata un errore strategico clamoroso.
L’Ucraina non è crollata, l’Occidente non si è diviso, la NATO si è rafforzata e ampliata. Al contrario, la Russia ha accelerato il proprio declino geopolitico, pagando un prezzo altissimo in termini di risorse, credibilità e prospettive future.

Il peso politico delle parole di Fontana

Che una valutazione così netta arrivi dal presidente della Camera, e per di più da una figura politicamente distante dalle posizioni più ambigue espresse in passato su Putin, rende il messaggio ancora più significativo. Non si tratta di una dichiarazione emotiva, ma di un’analisi lucida, che riconosce come la guerra abbia prodotto l’esatto contrario di ciò che il Cremlino si era prefissato.
In questo senso, le parole di Fontana contribuiscono a normalizzare una verità spesso elusa nel dibattito politico italiano: la guerra in Ucraina non è stata una dimostrazione di forza della Russia, ma la prova dei suoi limiti strutturali.

Una lezione che va oltre il conflitto

Definire la guerra come un fallimento per Putin significa anche riconoscere un principio più ampio: la forza militare, da sola, non basta più a costruire leadership globale. Senza alleanze solide, legittimità internazionale e capacità economica, anche le ambizioni imperiali più aggressive finiscono per trasformarsi in boomerang.
È una lezione che l’Europa dovrebbe tenere ben presente. E che, finalmente, trova spazio anche nelle parole di una delle più alte cariche dello Stato italiano.

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Ultimo Aggiornamento: 16/12/2025 15:09

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