
Clizia Incorvaia è stata al centro, negli ultimi anni, di un procedimento giudiziario legato al difficile rapporto con l’ex marito Francesco Sarcina, cantante e frontman de Le Vibrazioni. Al centro della contesa, l’uso delle immagini della loro figlia, oggi 9enne, sui social network della madre.
Secondo l’accusa, l’influencer avrebbe pubblicato foto e video della bambina con l’obiettivo “di trarne un profitto economico” e senza il consenso del padre, in violazione degli accordi fissati al momento della separazione.
La denuncia di Sarcina e l’indagine della procura
Alla querela presentata da Francesco Sarcina, il cantante aveva allegato anche alcuni messaggi privati scambiati con Clizia Incorvaia, a sostegno della propria versione dei fatti. Da lì erano partite le indagini della procura di Roma, durate dodici mesi.
Al termine di questo anno di accertamenti, la procura aveva disposto la citazione diretta a giudizio, individuando almeno cinque contesti pubblicitari – tra cui campagne per marchi di abbigliamento e calzature per bambini – in cui la bambina sarebbe apparsa sui profili social della madre, nell’ambito dell’attività di influencer.
Il tema dell’uso dei minori sui social
Non era la prima volta che la questione finiva davanti ai magistrati. Già nel 2019, infatti, Sarcina aveva sporto denuncia per motivazioni analoghe, sempre legate all’utilizzo delle immagini della figlia sui social.
In quell’occasione, però, la vicenda si era chiusa rapidamente: Clizia Incorvaia aveva smesso di pubblicare contenuti che ritraevano la bambina, accogliendo le richieste dell’ex marito, e il caso non era arrivato alla fase processuale.
Dal nuovo procedimento alla decisione del giudice
Questa volta, invece, il nuovo procedimento è arrivato fino alla fase predibattimentale, cioè il momento in cui il giudice valuta se ci sono o meno gli elementi per aprire un vero e proprio processo penale.
Il 17 dicembre, al termine dell’udienza predibattimentale presso la procura di Roma – udienza che si è svolta senza la presenza fisica di Clizia Incorvaia – il giudice ha emesso una sentenza di non luogo a procedere, accogliendo la richiesta avanzata dalla difesa dell’influencer.
La posizione del tribunale civile e il divieto di pubblicazione
A chiarire il quadro complessivo è intervenuta l’avvocata del cantante, Maria Paola Marro, che ha commentato la decisione del giudice ai microfoni dell’Adnkronos, sottolineando come la vicenda non sia solo penale, ma riguardi anche il fronte civile.
“Aspettiamo di leggere le motivazioni, fermo restando che il tribunale civile ha emesso un’ordinanza di divieto di pubblicazione delle foto senza il preventivo consenso del padre”, ha dichiarato la legale di Francesco Sarcina. Un passaggio che conferma come, sul piano dei rapporti genitoriali, resti fermo il divieto di condividere immagini della bambina senza l’accordo di entrambi i genitori.
Leggi anche: “Reato estinto”. Risarcimento e processo chiuso: come si è chiuso il caso su Leonardo La Russa

Il precedente del 2019 e le differenze con il nuovo caso
Il contrasto tra i due ex coniugi su questo tema, dunque, non nasce oggi. Nel 2019 la denuncia di Sarcina si era chiusa senza conseguenze penali proprio perché l’influencer aveva modificato il proprio comportamento, interrompendo la pubblicazione delle immagini della figlia.
Nel nuovo procedimento, invece, la procura aveva deciso di andare oltre, arrivando alla citazione diretta a giudizio. La sentenza di non luogo a procedere emessa il 17 dicembre chiude ora questo capitolo sul piano penale, in attesa delle motivazioni del giudice.

Le parole di Clizia Incorvaia: “L’ho fatto per proteggere mia figlia”
Le ultime dichiarazioni pubbliche di Clizia Incorvaia sulla vicenda risalgono allo scorso marzo, quando l’influencer aveva affidato a Instagram il proprio punto di vista, evidenziando il peso che simili conflitti possono avere sui figli.
In una storia social, Incorvaia aveva scritto: “Provo un senso di vergogna davanti a chi, pur di colpire l’altro genitore, non riflette sul danno che potrà provocare a un figlio che un giorno leggerà tutto questo. Le parole restano, e feriscono più dei fatti. Se io, fino ad oggi, ho taciuto e ho omesso l’impossibile, l’ho fatto solo per proteggere mia figlia”.

Social, famiglia e privacy: il confine delicato
Nello stesso intervento, l’influencer aveva difeso il proprio modo di raccontare la vita quotidiana sui social, respingendo l’idea di uno sfruttamento dell’immagine della bambina a fini esclusivamente economici.
“Condividere piccoli momenti della nostra quotidianità, sempre in modo rispettoso, non vuol dire esporla o sfruttarla, ma raccontare una realtà familiare autentica, come tante altre madri fanno ogni giorno, anche fuori dai social”, aveva spiegato Clizia Incorvaia, rivendicando una narrazione familiare che ritiene in linea con il comportamento di molte altre genitrici.
Un caso che riaccende il dibattito sui figli dei vip online
La sentenza di non luogo a procedere chiude per ora il capitolo penale sul caso Incorvaia–Sarcina, ma lascia sullo sfondo un tema destinato a tornare spesso al centro del dibattito pubblico: quello della tutela dei minori sui social network, soprattutto quando i genitori sono personaggi conosciuti e l’esposizione mediatica è parte del loro lavoro.
Il contrasto tra diritto alla privacy del minore, libertà di espressione dei genitori e uso professionale dei social resta un terreno delicato, su cui sempre più spesso vengono chiamati a pronunciarsi giudici civili e penali. Un equilibrio sottile, che in casi come quello di Clizia Incorvaia e Francesco Sarcina mostra tutta la sua complessità, tra vita privata, carriera e responsabilità genitoriali.


