
Una vicenda giudiziaria che ha scosso l’opinione pubblica francese e che sembra uscita da un film dell’orrore. Frédéric Péchier, ex anestesista, è accusato di aver avvelenato deliberatamente decine di pazienti, provocando gravi emergenze in sala operatoria per poi intervenire come rianimatore e accreditarsi come medico “salvatore”. Il bilancio contestato è pesantissimo: 12 omicidi e numerosi altri casi di avvelenamento. Il verdetto del processo è atteso per venerdì.
Le accuse contro l’ex anestesista
Secondo l’accusa, Péchier avrebbe messo in atto per anni un modus operandi sistematico e calcolato. Durante interventi chirurgici considerati di routine, avrebbe contaminato le flebo dei pazienti con sostanze potenzialmente letali, così da provocare arresti cardiaci o altre emergenze improvvise. A quel punto interveniva lui stesso, spesso presentandosi come l’unico in grado di gestire la rianimazione.
I fatti contestati si collocano in un arco temporale lungo nove anni, tra il 2008 e il 2017, e riguardano pazienti di età compresa tra i 4 e gli 89 anni, tutti affidatisi a strutture sanitarie private senza alcun sospetto su ciò che stava accadendo.
Il caso che ha fatto scattare l’indagine
L’inchiesta giudiziaria ha preso avvio nel gennaio 2017, dopo quanto accaduto a Sandra Simard, 36 anni. La donna, in buona salute, subì un arresto cardiaco improvviso durante un’operazione chirurgica di routine. Successivi accertamenti rivelarono una dose anomala e potenzialmente letale di potassio all’interno della sacca utilizzata per l’anestesia.
Da quel momento, le autorità francesi hanno iniziato a riesaminare numerosi episodi simili, rilevando una serie di eventi clinici anomali riconducibili allo stesso medico. Péchier è stato così progressivamente accusato di decine di avvelenamenti, molti dei quali con esiti fatali.
Le strutture coinvolte e i sospetti
Gli episodi contestati si sarebbero verificati principalmente in due cliniche private di Besançon, nella Francia orientale. Alla Clinique Saint-Vincent sarebbero avvenuti almeno 27 casi sospetti, mentre altri episodi sono stati registrati alla Polyclinique de Franche-Comté, soprattutto tra il 2008 e il 2009. Secondo gli inquirenti, il numero complessivo dei casi attribuibili all’anestesista sarebbe almeno 30, ma non si esclude che possano emergere ulteriori responsabilità.
Le sostanze usate per avvelenare i pazienti
Le indagini hanno ricostruito in dettaglio le modalità operative. In sala operatoria, Péchier avrebbe manomesso le sacche per flebo, aggiungendo sostanze come cloruro di potassio, lidocaina, ma anche adrenalina ed eparina. Farmaci che, se somministrati in dosi elevate, possono provocare gravi danni cardiaci e neurologici, fino alla morte. Nel caso di Sandra Simard, gli esami evidenziarono una concentrazione di potassio fino a 100 volte superiore ai valori normali. La donna sopravvisse, ma riportò lesioni cerebrali irreversibili, entrando in coma.
Il movente e la richiesta dell’accusa
Per la Procura, il movente sarebbe particolarmente inquietante: creare situazioni di emergenza estrema per mettere in scena interventi eroici e dimostrare le proprie capacità di rianimazione davanti a colleghi e pazienti. Un comportamento definito freddo e calcolato, che avrebbe trasformato la sala operatoria in un teatro di morte. La richiesta dell’accusa è la più severa prevista dall’ordinamento francese: ergastolo. Péchier, dal canto suo, continua a dichiararsi innocente. La sentenza è attesa nei prossimi giorni.


