
E’ definitiva l’assoluzione per il vicepremier Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio per la vicenda Open Arms. Lo hanno deciso i giudici della quinta sezione della Cassazione che hanno rigettato il ricorso per saltum presentato dalla Procura di Palermo dopo l’assoluzione di primo grado.
La vicenda giudiziaria che vede protagonista il vicepremier e ministro Matteo Salvini giunge oggi, 17 dicembre, a un nuovo capitolo davanti alla Suprema Corte. La procura generale della Cassazione, al termine della requisitoria davanti alla quinta sezione penale, ha chiesto di confermare l’assoluzione di Salvini nel procedimento Open Arms. I procuratori generali Luigi Giordano e Antonietta Picardi hanno sottolineato la necessità di rigettare il ricorso presentato dalla procura di Palermo contro la sentenza con cui nel dicembre 2024 il tribunale aveva assolto il leader della Lega dalle accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio.
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Orban si congratula con Salvini
“Assolto: la giustizia ha prevalso! Il mio caro amico patriota Matteo Salvini è stato oggetto di una caccia alle streghe politica per cinque anni, sotto processo per aver bloccato uno sbarco illegale in Italia. Cinque lunghi anni di procedimenti giudiziari hanno dimostrato una cosa: difendere i confini del proprio Paese nonè un reato!”. Lo scrive in un tweet il primo ministro ungherese Viktor Orban.
Il post di Salvini con il pugno alzato
“Cinque anni di processo: difendere i confini non è reato!❤️💪 Grazie a tutti voi e grazie alla mia Lega”. Queste le parole di Matteo Salvini su Instagram, dove è apparso in una foto ironicamente che lo mostra con il pugno alzato.
Il procedimento riguardava un ricorso definito “per saltum”, un’impugnazione eccezionale che permette di portare direttamente in Cassazione una sentenza di primo grado, senza passare per l’appello. Si tratta di una procedura poco comune e di grande rilevanza, che sottolinea l’importanza politica e giudiziaria della vicenda.
Salvini: “Difendere l’Italia non è reato”
Sui social, Matteo Salvini ha commentato l’udienza con un post stringato: “Difendere l’Italia e gli italiani non è reato“. Parole che riassumono la linea difensiva del leader leghista, sostenuta anche dal suo avvocato Giulia Bongiorno, che ha definito il ricorso della procura di Palermo “totalmente inammissibile“.
Il caso Open Arms ha avuto inizio il 1 agosto 2019, quando la ong spagnola Open Arms salvò 124 persone al largo della Libia. Il giorno successivo la nave chiedeva un porto sicuro in Italia, ma il decreto Sicurezza bis impedì l’ingresso nelle acque territoriali italiane. Durante i giorni successivi, numerosi salvataggi e trasferimenti per motivi medici avvennero a bordo, lasciando 121 persone, tra cui 32 minori, molte non accompagnate.

Il percorso giudiziario
Il tribunale per i minori di Palermo rilevò a metà agosto 2019 possibili reati di respingimento e espulsione di minori, richiedendo spiegazioni al governo. Contestualmente, il Tar del Lazio sospese il divieto di ingresso nelle acque italiane, ma la nave rimase senza un porto di sbarco. Il 20 agosto 2019, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ordinò lo sbarco e il sequestro preventivo della nave, ipotizzando abuso d’ufficio, mentre a bordo continuava la crescente tensione tra i migranti.
La vicenda giudiziaria proseguì con la richiesta di autorizzazione a procedere da parte del Senato nel 2020 e la successiva decisione di mandare Salvini a processo, pur con il non luogo a procedere richiesto dalla difesa. Il processo si svolse a Palermo per due anni, fino alla sentenza di assoluzione del 20 dicembre 2024, che archiviò le accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio.

Le accuse e la difesa
Secondo la Procura di Palermo, Salvini avrebbe violato le regole concedendo un porto sicuro solo parzialmente e tardivamente, con conseguenze gravi sui migranti a bordo della Open Arms. La difesa, invece, ha sempre sostenuto l’insussistenza del reato e ha sottolineato il rispetto delle disposizioni di legge in materia di sicurezza e controllo delle frontiere. La linea difensiva si è concentrata sul concetto che le azioni del ministro erano motivate dall’interesse nazionale e dal rispetto delle norme italiane e internazionali.
L’assoluzione del 2024 aveva segnato un punto di chiusura del primo grado, ma il ricorso straordinario della Procura di Palermo ha riaperto la discussione, seppure con la richiesta della Procura generale della Cassazione di confermare quanto già stabilito dai giudici.
Implicazioni politiche e giudiziarie
La vicenda Open Arms ha avuto un forte impatto politico in Italia e all’estero, alimentando dibattiti sul ruolo del governo nella gestione dei flussi migratori e sulle responsabilità ministeriali. Il caso è diventato emblematico per quanto riguarda l’equilibrio tra sicurezza nazionale, diritto internazionale e tutela dei diritti umani.
Con la decisione della Cassazione attesa nei prossimi mesi, si chiuderà un lungo capitolo giudiziario, che ha visto il leader della Lega al centro di una vicenda controversa, tra accuse penali e dibattito pubblico. La conferma dell’assoluzione, come richiesto oggi dai procuratori generali, potrebbe rappresentare un punto di riferimento importante per il sistema giudiziario italiano nella gestione di casi simili in futuro.


