
La Banca centrale europea (BCE) resta prudente e conferma una linea attendista. Nell’ultima riunione, l’istituzione di Francoforte ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse al 2% per la quarta volta consecutiva, segnalando fiducia nella traiettoria dell’inflazione e nella tenuta dell’economia dell’eurozona. Allo stesso tempo, arrivano segnali moderatamente positivi sul fronte della crescita, con stime del PIL riviste al rialzo per i prossimi anni.
Inflazione sotto controllo e nessuna urgenza di intervenire
Secondo la BCE, l’inflazione nell’area euro si mantiene su livelli coerenti con l’obiettivo di medio termine. Il dato attuale si colloca intorno al 2,1%, una dinamica che non giustifica, almeno per ora, nuovi interventi sui tassi.
Non emergono segnali di crisi imminente né di deviazioni significative dei prezzi, anche se il quadro economico resta disomogeneo, con l’asse franco-tedesco ancora in difficoltà e un contesto complessivo che non può essere definito pienamente favorevole. Dal gennaio prossimo, inoltre, l’eurozona passerà da 20 a 21 Paesi con l’ingresso della Bulgaria, ampliando ulteriormente l’area valutaria.
Crescita economica: stime riviste al rialzo fino al 2028, i fattori che sostengono la ripresa
Le nuove proiezioni macroeconomiche indicano un rafforzamento della crescita rispetto alle precedenti stime. Gli economisti della BCE prevedono ora: +1,4% nel 2025, rispetto all’1,2% stimato in precedenza; +1,2% nel 2026, contro il precedente 1%; +1,4% nel 2027, in lieve aumento rispetto all’1,3%. Per la prima volta, la BCE introduce anche una previsione per il 2028, indicando una crescita dell’1,4%.
La presidente Christine Lagarde ha indicato diversi elementi alla base del miglioramento delle prospettive. Tra questi spicca la performance migliore del previsto dell’industria chimica europea, inizialmente attribuita a un’accelerazione delle esportazioni per anticipare possibili dazi statunitensi. Con l’attenuarsi delle tensioni protezionistiche, la solidità del settore si è però confermata.
Un ruolo importante è giocato anche dall’aumento degli investimenti, che coinvolge non solo il settore pubblico e le grandi imprese, ma anche le piccole e medie imprese, beneficiarie della diffusione dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie.
Prezzi dei servizi e salari: inflazione in rallentamento più lento
Sul fronte dei prezzi, la BCE ha rivisto lievemente al rialzo alcune stime. L’inflazione dei servizi, che a novembre si attestava al 3,5%, dovrebbe rallentare più lentamente del previsto a causa di una crescita salariale superiore alle attese. Le nuove previsioni indicano un’inflazione media pari al: 2,1% nel 2025; 1,9% nel 2026, in aumento rispetto all’1,7% stimato in precedenza; 1,8% nel 2027; 2% nel 2028, perfettamente in linea con l’obiettivo della BCE. Questo scenario suggerisce stabilità dei prezzi nel medio termine, riducendo la pressione per ulteriori interventi sui tassi.
Effetti su mutui e imprese
Una fase prolungata di stabilità dei tassi garantirebbe maggiore prevedibilità per famiglie e imprese. In particolare, rappresenterebbe un sollievo per chi ha mutui a tasso variabile, dopo anni di forti oscillazioni dell’Euribor, e offrirebbe un quadro più chiaro a chi valuta l’acquisto di una casa o nuovi investimenti produttivi.


